I femicidi in Italia. Dati del 2018


Pubblichiamo una infografica sui femicidi raccolti sulla stampa del 2018. Come tutti gli anni la ricerca della Casa delle donne serve per denunciare la gravità del problema, la connessione tra violenza domestica e femminicidio e come trovare politiche e pratiche efficaci per combatterlo.

Trovate qui la nuova ricerca I femicidi in Italia : i dati raccolti sulla stampa relativi al 2018, del Gruppo di ricerca sul femicidio.

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Rappresentare la violenza di genere. Sguardi femministi tra critica, attivismo e scrittura


Nel novembre 2018, mentre a seguito del femicidio e stupro di Desirée Mariottini un acceso dibattito sulla sicurezza delle donne imperversava a suon di strumentalizzazioni politiche, usciva nelle librerie della penisola Rappresentare la violenza di genere. Sguardi femministi tra critica, attivismo e scrittura, pubblicato da Mimesis. Il volume, da me curato assieme a Marina Bettaglio e Silvia Ross, include una serie di contributi di studiose/i, attiviste/i e autrici/autori interessati a discutere le modalità con cui, in Italia, il tema dell’abuso sessista viene affrontato in letteratura, a teatro, al cinema, sui giornali e in televisione.

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A fronte di numerose pubblicazioni che hanno trattato la questione della violenza patriarcale in maniera diretta, studiandone cioè le manifestazioni empiriche per mezzo di ricerche di ordine statistico, sociologico o psicologico, il testo osserva il fenomeno attraverso la lente dei diversi media impiegati per rappresentarlo. Predilige cioè uno sguardo obliquo che, nonostante il suo carattere allusivo, risulta essere cruciale per l’analisi di manifestazioni afferenti alla società contemporanea, in cui la sfera della discorsività assume un ruolo sempre più decisivo. A dirlo, era già Stuart Hall, uno dei fondatori dei cosiddetti Studi Culturali, il quale, parlando di “dimensione simbolica della vita sociale”, sosteneva che la costruzione di significati e di narrazioni analizzabile tramite le produzioni artistico-mediatiche potesse aiutare a comprendere i processi sociali.

Tenendo fede alla metodologia proposta dagli Studi Culturali, la prima parte del volume è composta da analisi di opere incentrate sul tema dell’abuso sessista quali L’amica geniale (2012-2014) di Elena Ferrante, Ferite a morte (2013) di Serena Dandini, Primo amore (2004) di Matteo Garrone, per citarne solamente alcune. La letteratura, il teatro e il cinema emergono dall’indagine non solo come spazi adibiti alla rappresentazione realistica (e, conseguentemente, alla denuncia) del fenomeno, ma anche come territori in cui lo sdoganamento del finzionale e l’esercizio della fantasia aprono a una dimensione di possibilità che risulta essere produttiva per quanto riguarda la prefigurazione di nuove relazionalità capaci di emanciparsi dal principio patriarcale di possesso.

Le rappresentazioni esplicitamente menzionate nel titolo e messe a valore nel resto del volume sono, insomma, ciò che contribuisce a plasmare il discorso che, in Italia, si sta producendo attorno alla violenza di genere. Se, per dirla con l’ormai stracitato ma sempre stranecessario Michel Foucault, il discorso è, oggi più che mai, terreno in cui i rapporti di potere si estrinsecano e le resistenze ai sistemi di dominio si attuano, il ruolo che lo stesso esercita nell’area dell’attivismo femminista è centrale. Partendo da questa consapevolezza, la seconda parte del libro propone interventi di soggettività militanti attive nel contrasto alla violenza di genere. Dall’impegno dell’associazione Gi.U.Li.A e dei Centri antiviolenza nell’ambito del linguaggio giornalistico, passando per le campagne di sensibilizzazione e subvertising ideate dalla blogger Eretica e dalla rete Nonunadimeno, fino alla critica dell’approccio trans-escludente che caratterizza il discorso mediatico sulla violenza di genere sviluppata da Ethan Bonali, le esperienze descritte veicolano tutte un’idea di co-responsabilità verso la (ri)produzione del linguaggio che impieghiamo per parlare di prepotenza sessista. Su queste tematiche, il saggio “Rappresentazione della violenza contro le donne in ambito mediatico e politico. L’impegno dei centri antiviolenza, scritto da Anna Pramstrahler e Cristina Karadole della Casa delle donne per non subire violenza di Bologna, testimonia lo sforzo di popolarizzazione delle riflessioni femministe sulla violenza di genere portato avanti all’interno della piattaforma online che ospita il presente pezzo, il blog Femicidio.

La terza parte del volume ospita poi brevi testimonianze di scrittrici e scrittori quali Nicoletta Vallorani, Giampaolo Simi, Marilù Oliva e Dacia Maraini cimentatisi con la narrazione della violenza. Ciò che si deduce da questa sezione, la quale funge da conclusione all’intero libro, è che la rappresentazione dell’abuso di genere è un terreno scivoloso, ricco di potenzialità così come di rischi. Da una parte, infatti, la mediazione è operazione imprescindibile per ampliare l’eco degli eventi e delle denunce; detta in altre parole, è ciò che consente di parlare di violenza, di criticarla e di immaginare un mondo senza di essa. Dall’altra, la pratica rappresentativa è sempre basata su processi di esclusione che ne denotano la problematicità e, come sostenuto da alcuni studiosi, persino l’intrinseca violenza. Ne è un esempio quella che la filosofa femminista Teresa de Lauretis, ha denominato “violenza della retorica”, vale a dire quel secolare processo di estromissione dal discorso di soggettività considerate marginali come quella femminile. Se è vero che, su questo fronte, grossi passi avanti si stanno facendo, come dimostra anche la popolarizzazione di discorsi che hanno saputo riassegnare centralità all’esperienza della donna (un esempio su tutti, il dibattito sul femminicidio), è altrettanto chiaro che molto è ancora il lavoro da fare per contrastare attivamente i meccanismi di obliterazione o strumentalizzazione della vittima che spesso vengono messi in atto da parte di chi tenta di appropriarsi delle stesse tematiche perseguendo improprie finalità (vedi il precedentemente citato caso Mariottini e la chiara matrice xenofoba di alcuni comunicati di condanna al delitto-stupro).

Di converso, il discorso femminista contro l’abuso di genere non può esimersi dall’assumersi la responsabilità di eleggere quello di inclusività a principio cardine del proprio operare. Solo in questo modo, sembra suggerire il volume includendo svariati interventi sull’abuso vissuto da prospettive non-binarie, transgender e finanche maschili, è possibile ridurre al minimo i rischi impliciti alla “retorica della violenza”.

Nicoletta Mandolini, University College Cork

FEMICIDE X. Forme contemporanee di schiavitù di donne e ragazze


E’ con immenso piacere che vi presentiamo il decimo volume di FEMICIDE sulle forme contemporanee di schiavitù di donne e ragazze, pubblicato nel 2018.

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Image: Edwina Sandys, Behold, 1997

La schiavitù non si è conclusa con la sua abolizione formale nel diciannovesimo secolo; al contrario è un fenomeno molto dinamico che ha cambiato forme e struttura e che è sopravvissuto in tutto il mondo fino ad oggi.

Secondo Anti-Slavery International, si stima che 40,3 milioni di persone siano soggette a diverse forme di schiavitù in tutto il mondo. La povertà, il sottosviluppo, i conflitti e l’esclusione sociale sono considerati i principali fattori che contribuiscono alla schiavitù, mentre le tradizioni religiose e culturali sono anche responsabili di una serie di pratiche che oggigiorno sono considerate equivalenti alla schiavitù.

La schiavitù moderna prospera in uno stato di diritto debole, cattiva gestione e funzionari pubblici corrotti: colpisce in particolare i più vulnerabili, gli emarginati, gli analfabeti, le donne e coloro che subiscono discriminazioni sociali.

Il decimo volume di FEMICIDE affronta proprio il tema delle attuali forme di schiavitù di donne e ragazze, toccando molte questioni importanti e, purtroppo, ancora trascurate. FEMICIDE è divenuto nel tempo un importante libro che racchiude risorse preziose per istituzioni internazionali, studiosi e professionisti che lavorano insieme su temi connessi alla violenza di genere in tutto il mondo.

E’ uno strumento fondamentale creato dal lavoro del Consiglio accademico sul sistema delle Nazioni Unite (ACUNS), organizzazione non governativa che stimola, sostiene e diffonde la ricerca sulle Nazioni Unite, e collabora con altre organizzazioni internazionali su questioni di governance globale.

Dal 2013 l’ufficio di collegamento di Vienna di ACUNS, attivo dal 2007, si è impegnato nel creare una piattaforma per coloro che dedicano le loro risorse alla lotta contro la violenza di genere contro donne e ragazze, compresa l’uccisione di donne (femminicidio), la sua manifestazione più grave.

Nella prima parte del volume, vengono riportate importanti dichiarazioni che forniscono una panoramica delle azioni passate per eliminare la violenza contro le donne e suggerite proposte per il futuro.

Nella seconda parte, vengono trattate nel dettaglio le varia forme contemporanee di schiavitù di donne e ragazze: dal matrimonio forzato, al matrimonio infantile, ai “matrimoni dilettevoli” in aumento in Iran, Iraq e Afghanistan; alla tratta degli esseri umani e su come proteggere le vittime; ai diritti dei lavoratori domestici e al lavoro forzato; alla violenza sessuale di genere nella Repubblica araba-siriana.

Nella terza parte vengono riportati studi e documenti su varie tematiche. Di particolare interesse la riflessione su come porre fine all’impunità per l’uccisione di donne e bambine legata al genere, coinvolgendo lo Stato come parte responsabile.

E ancora ricerche sulla Spagna, come via di ingresso delle persone con fini di esplorazione sessuale in Europa. Infine sul condizionamento delle donne al suicidio/femminicidio.

FEMICIDE X è stato pensato da una parte per sensibilizzare la ricerca sul tema della violenza di genere e sulle forme di schiavitù contemporanea, dall’altra per offrire una di speranza di miglioramento.

Innumerevoli donne e ragazze soffrono ogni giorno di schiavitù e altre situazioni orribili. Tuttavia, il duro lavoro intrapreso da così tante parti per combattere la violenza contro le donne non è stato vano. Molto è cambiato a seguito di questo lavoro; molti sono stati salvati e molti altri verranno salvati in futuro.

Sabina Leggio

Volume scaricabile online: FEMICIDE X / ACUNS, 2019

Femicide Watch Vienna

ACUNS

ACUNS Vienna

 

Femminicidio invisibile a Rio de Janeiro


Nel ricordo della nostra amica attivista brasiliana, Marielle Franco, che ha lottato sempre per difendere con grande forza i diritti delle donne e delle/gli abitanti delle favelas, vittima scomoda, nel 2018, di un sistema che voleva e che vuole eclissare la violenza e la disuguaglianza invece di combatterle.

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La Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza ha pubblicato un articolo che analizza i dati sui casi di violenza di genere denunciati a Rio De Janeiro nel 2016.

L’articolo scritto da Ary Jorge Aguiar Nogueira, ricercatore presso l’Università federale di Rio De Janeiro, analizza la divergenza tra le statistiche ufficiali e i dati reali riguardanti i dati sul femminicidio a Rio De Janeiro.

L’analisi è stata condotta attraverso una procedura qualitativa e quantitativa: i dati quantitativi sono stati ottenuti dalla Corte di giustizia dello stato di Rio De Janeiro che pubblica i procedimenti nei quali si investiga sul reato di femminicidio, senza però indicare se si tratti di reato tentato o consumato.

L’Istituto di pubblica sicurezza di Rio invece descrive mensilmente, con un rapporto, sulla base delle denuncie arrivate alla polizia, i dati sull’incidenza dei femminicidi e dei tentati femminicidi. Solo nella città di Rio nel 2017 (16 mil. di abitanti) sono censiti 68 femicidi e 240 tentativi di femminicidio.

I dati più recenti sono rintracciati sul Sistema di informazione della mortalità (SIM), istituzione gestita dal Ministro della Salute brasiliano, che attraverso le dichiarazioni di morte prende in esame la causa della morte, formalizzata però dai medici in base alle regole dell’OMS.

Con questa ricerca si è deciso di analizzare i dati relativi al 2016 (ultimo anno disponibile nel sistema) prendendo in considerazione l’aggressione come causa di morte, le donne come vittime e le mura domestiche come luogo in cui si è consumato o stava per avvenire il reato.

Il Brasile occupa il 5° posto nella classifica mondiale dei femminicidi, è un Paese estremamente violento, basti pensare che gli ultimi dati pubblicati dall’Atlante della violenza ci dicono che si consumano 30 omicidi ogni 100.000 abitanti quando la media mondiale è compresa tra i 6 e i 9 omicidi ogni 100.000. In un Paese in cui la disuguaglianza, violenza, e discriminazione sono ai più alti livelli, il Brasile non poteva che collocarsi tra i primi posti per numero di femminicidi. Guardando ai 4.606 omicidi di donne registrati nel 2016, 621 sono stati i casi classificati tra i femminicidi.

I dati dell‘Atlante della Violenza nel 2018 sottolineano poi che nel 2016 si sono verificati più di 62.000 omicidi, tenendo in considerazione che il Brasile costituisce il 3% della popolazione mondiale e la densità di popolazione supera i 200.000.000 di abitanti. E’ facile, così, intuire come uno dei rapporti dell’OMS ci dica che nel 2015 il Brasile abbia raggiunto il 15% degli omicidi commessi al mondo. Una percentuale altissima.

La Legge 11340/2006, Legge Maria da Penha, definisce la violenza domestica come azione od omissione che per ragioni di genere infligge danni alla donna all’interno della famiglia o in una relazione affettiva. Si è inteso prendere questa definizione per condurre la ricerca, anche se dovrebbe essere più ampia e includere tutte quelle violenze inflitte alle donne per il solo fatto di essere donne.

Si tratta in ogni caso di una legge che introduce politiche nodrop, per le quali la vittima non può rinunciare al perseguimento dell’azione penale, stabilisce anche che ogni donna ha il diritto alla protezione sociale e statale quando è vittima di violenza con la previsione di procedure di affiancamento e assistenza giudiziaria nel percorso di uscita dalla situazione di violenza.

La legge 13104/2015 introduce invece il femminicidio, modificando l’articolo 121 del Codice Penale del Brasile, indicandolo come omicidio nei confronti di donne per ragioni di genere, al fine di identificarlo come un’aggravante. Inoltre con la legge 8072/1990 il femminicidio viene incluso tra i crimini efferati e bisogna infine sottolineare che la legge prevede la presunzione di femminicidio quando la morte sia causata da una violenza domestica.

Le statistiche relative al biennio 2016/2017 pubblicate dall’Istituto di pubblica sicurezza mettono in risalto una discrepanza tra il numero di femminicidi sotto indagine e i corrispondenti procedimenti giudiziari. Ciò sicuramente è dovuto al ritardo nell’apertura del procedimento penale che porta all’azione penale molti anni dopo la commissione del reato. Ma questa differenza ci suggerisce anche che, in riferimento ai delitti su cui si indaga, una gran parte di questi non è soggetta all’attenzione e alla considerazione della Magistratura, mettendo così a fuoco il maschilismo istituzionalizzato che dilaga e che fa alzare il numero oscuro dei femminicidi, vale a dire percentuali che sfuggono o che vogliono sfuggire.

La responsabilità sociale è soprattutto della giustizia: vi è la necessità di implementare strumenti legislativi e di tutela e protezione delle donne che si trovano in questa tragiche circostanze e c’è il bisogno di rendere visibili e affidabili le statistiche relative al femminicidio, solo così si potrà iniziare a smuovere le coscienze e a prendere in considerazione soluzioni più efficaci per vivere in un Paese meno violento e meno disuguale per le donne.

Silvia Dei Baroni De Rose

 Femminicidio invisibile: un’analisi delle statistiche di Rio de Janeiro del 2016 / di Ary Jorge Aguiar Nogueira, Rivista di Criminologia, Vittimologia, Sicurezza, gennaio-febbraio 2019

Instituto de Segurança Pública, Rio de Janierio

Marielle Franco, su Wikipedia

Un osservatorio sul femicidio in Canada. Un esempio per tutti Stati


È il nostro lavoro insieme che farà la differenza e assicurerà che donne e ragazze uccise dalla violenza non siano dimenticate e che sempre meno donne e ragazze debbano essere ricordate in futuro.

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Le Nazioni Unite, vista l’urgenza e la serietà del problema del femicidio, hanno recentemente richiesto ad ogni paese aderente di creare un osservatorio sul tema per comprendere a fondo il fenomeno.

Abbiamo qui voluto portare una sintesi della ricerca in quanto il Canada è uno dei pochi paesi che ha risposto prontamente alla richiesta dell’ONU istituendo il CFOJA, l’Osservatorio Canadese del Femicidio per la Giustizia e la Responsabilità, organismo di 15 associazioni impegnate contro la violenza alle donne istituito nel 2017.

Per tutto l’anno 2018 l’osservatorio canadese ha raccolto e analizzato dati sul femicidio nel proprio territorio delineando in modo più sistematico i criteri di ricerca del fenomeno ed offrendo uno spunto di riflessione per gli altri paesi.

Lo studio è stato possibile grazie al supporto fornito dal team di ricerca del CSSLRV, centro per lo studio delle risposte sociali e giuridiche alla violenza e all’Università di Guelph (Ontario).

L’obiettivo dell’Osservatorio è individuare un focus chiaro e condivisibile, di portata nazionale, sul femicidio attraverso: (1) la raccolta e l’analisi della documentazione sulla modalità di messa in atto dei femicidi in Canada; (2) il monitoraggio delle risposte statali, giuridiche e sociali a tali uccisioni.

La ricerca dal titolo #CallitFemicide, scaricabile online nelle due lingue (inglese e francese), raccoglie le riflessioni e i dati di quanto emerso da un anno di raccolta dati a livello nazionale includendo il femicidio intimo e non intimo e indagando sulle motivazioni misogine che hanno portato al delitto.

Il report è diviso in sei sezioni ognuna delle quali approfondisce un aspetto del femicidio, in particolare raccoglie e analizza i dati emersi dalle notizie dei mass media, sia nel contesto canadese sia a livello internazionale.

La sezione I focalizza l’attenzione sulla storia e l’evoluzione del termine “femicidio” osservando sia il contesto internazionale sia quello canadese e definendo dei parametri di ricerca secondo la prospettiva del CFOJA. Nella sezione II la ricerca si concentra in particolare sui dati emersi in Canada nel 2018 considerando le donne e le ragazze minori sopra i 14 anni.  Nella sezione III l’analisi diventa più interessante anche per l’Italia, in quanto mira a comprendere quali sono gli indicatori motivazionali e i patterns ricorrenti che contraddistinguono gli omicidi di genere contro le donne e le ragazze. Ciò consente di creare un profilo maggiormente definito del contesto più critico, in cui le donne e le ragazze possono trovarsi, e quali i fattori di rischio che potrebbero essere riconosciuti precocemente per un intervento preventivo. Questi aspetti vengono analizzati nella IV sezione. Nella V sezione si suggeriscono gli ambiti di ricerca da approfondire, soprattutto in merito al modo in cui viene trattato il fenomeno dai Media, nei Tribunali e dalla legislazione sia locale sia internazionale. La VI e ultima sezione è dedicata al ricordo delle vittime.

Nel 2018 148 donne sono state uccise in Canada. Questo report è in loro memoria, per ricordare loro e tutte le donne uccise dalla violenza maschile. Alle loro famiglie, alle loro amiche e ai loro amici affinché possano piangerle e celebrarle.

Sabina Leggio

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#CallItFemicide: understanding gender-related killings of women and girls in Canada 2018, https://femicideincanada.ca/callitfemicide.pdf
Centre for the Study of Social and Legal Responses to Violence, University of Guelph (Ontario) https://violenceresearch.ca/

Un impegno accademico a fianco dei Centri antiviolenza. Nel ricordo di Anna Costanza Baldry


Il 9 marzo 2019 Anna Costanza Baldry ci ha lasciate, un giorno dopo l’ultimo 8 marzo. Anna è stata una docente universitaria, psicologa, criminologa e riferimento importantissimo in quanto studiosa femminista vicina ai Centri antiviolenza e consulente per Onu, Osce e Nato occupandosi prettamente di violenza su donne e minori.

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Nel corso degli anni il suo lavoro si è concentrato su tutti gli aspetti legati alla prevenzione e all’intervento contro la violenza alle donne, essendo anche stata responsabile di uno dei Centri di Roma, Associazione Differenza donna.

Vogliamo ringraziarla per gli spunti teorici importantissimi per noi operatrici e per la collaborazione attiva con Casa delle donne e con la Rete dei centri antiviolenza D.i.Re.

Nel 2015 è stata nominata dal Presidente Mattarella, Ufficiale dell’ordine al Merito con un’importante motivazione: «per la professionalità e costanza con cui dedica le sue ricerche e la sua attività al contrasto alla violenza alle donne». Recentemente Rai3 ha mandato in onda una puntata emozionante di Nuovi Eroi dedicata interamente a lei.

Dobbiamo alla Prof.ssa Baldry un’importante presa di coscienza, elaborata quando ancora in Italia ben poco si parlava di violenza sulle donne e di femminicidio: polizia, ospedali e centri antiviolenza non collaborano a sufficienza e non comunicano con un linguaggio condiviso, questo non assicura la formazione di quella rete di sostegno fondamentale per il percorso di uscita dalla violenza. Da questa valutazione risulta necessario dotarsi di un metodo scientifico, un protocollo operativo da attuare su tutti i livelli per arginare la violenza e prevenire il femminicidio. Ha affrontato temi come lo stalking, ancora poco conosciuto in Italia quando ha iniziato la sua attività e argomenti come la violenza assistita, spesso sottovalutato nell’analisi delle situazioni.

È da queste molteplici riflessioni che nasce il suo libro: Dai maltrattamenti all’omicidio, con cui introduce in Italia il SARA. Spousal Assault RiskAssessment- Valutazione del rischio di recidiva[1], che fornisce linee guida di valutazione del rischio per tutti gli attori/trici che lavorano con donne vittime di violenza, con l’obbiettivo di impedire la recidiva dei soggetti violenti. È così che i centri antiviolenza adottano una prassi imprescindibile caratterizzata dal lavoro e l’impegno per la prevenzione del fenomeno. Importate il suo impegno nel progetto Femicide accross Europe, progetto voluto fortemente da lei in quanto rappresentante italiana e autrice di una importante parte della pubblicazione scaricabile online[2].

In particolare vogliamo ricordare qui le ricerche a cui la Prof.ssa si è dedicata negli ultimi anni, che hanno trovato concretizzazione nell’opera Orfani speciali: chi sono, dove sono, con chi sono: conseguenze psico-sociali su figlie e figli del femminicidio[3]. Nel libro si pone l’attenzione su un tema finora mai affrontato, quello della tutela delle decine e decine di orfane e orfani del femminicidio: bambine e bambini, soli a seguito dell’omicidio della madre ad opera di un padre. Nel 30 % dei casi si suicida oppure va in carcere in quanto assassino. La ricerca Switch – off, condotta insieme alla rete Nazionale dei centri antiviolenza D.i.Re e alcuni centri europei, intende analizzare quali risorse, supporti e strategie devono essere adottate per aiutare concretamente gli orfani di femminicidio ad elaborare e superare il trauma. La ricerca condotta testimonia che sono pochissimi gli studi fatti in Europa e nel mondo che si sono occupati di questo importante aspetto legato al femminicidio. Cosa succede agli “orfani speciali” quando bisogna spiegare loro cosa è successo alla mamma? Qual è l’atteggiamento e il comportamento degli attori sociali coinvolti, nei confronti di queste bambine e questi bambini? Vittimizzati ulteriormente e troppo spesso affidati ai parenti del padre omicida.

Il suo impegno in questa direzione ha trovato parziale concretizzazione con la legge sugli “Orfani per crimini domestici” (Legge n. 4 del 2018), voluta fortemente da lei, che prevede l’accesso al gratuito patrocinio e ai servizi sanitari e psicologici, la possibilità di cambiare cognome e molto altro a tutela dei minori. Tuttavia, ad oggi, a favore della legge non sono ancora stati stanziati fondi effettivi, possiamo dunque fare nostre le parole di Anna: «La burocrazia non guarda in faccia neppure queste creature speciali»[4].

Questo post vuole essere un ringraziamento alla Prof.ssa, che coi suoi testi, nel corso dei nostri studi universitari, è stata una figura indispensabile della nostra formazione. L’insegnamento e l’impegno di tutta la vita che Anna ci lascia è rivolto alla convinzione che spingersi oltre, chiedere riconoscimento, leggi e diritti rispetto a tutte le vittime di femminicidio è urgente e necessario, oggi più che mai. Per questo guardiamo a tutto il suo lavoro con grande orgoglio e profonda stima, perché nessun passo indietro venga fatto rispetto a tutta la strada che, grazie anche a lei, è stata percorsa.

Silvia Dei Baroni De Rose e Silvia Saccoccia

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[1] . Anna Costanza Baldry, Dai maltrattamenti all’uxoricidio. La valutazione del rischio di recidiva e dell’uxoricidio, Milano, Franco Angeli, 2016.
[2] Prevention of femicide, Anna Costanza Baldry and Marie José Magalhães, in Femicide Accross Europe: Theory research prevention, Policy Press, 2018 http://www.oapen.org/viewer/web/viewer.html?file=http://www.oapen.org/document/1001748
[3] Anna Costanza Baldry, Orfani Speciali, Milano, Franco Angeli, 2018
[4] Anna Baldry “Quell’impegno a tutelare gli orfani dei femminicidi”, Il Corriere della Sera, 8 Marzo 2019

Femicide across Europe. Teoria, ricerca e prevenzione sul femminicidio nel contesto europeo


Femicide across Europe, un importante pubblicazione appena uscita anche free online è una raccolta di idee e di confronto di opinioni sulle diverse strategie di lotta alla violenza contro le donne, in specifico sul femminicidio e la sua prevenzione.

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Non tutti i paesi esaminati dispongono di misure adeguate di monitoraggio dei dati del fenomeno e soprattutto non si dotano delle stesse misure di prevenzione e di analisi delle circostanze da cui prende forma il fenomeno. L’idea di base è quello di costruire un osservatorio europeo comune sui femminicidi.

Tutto parte da una riflessione: la differenziazione del femminicidio rispetto alle agli altri fenomeni omicidi ha iniziato a prender forma nel 2013 quando Shalva Weil, Consuelo Corradi e Maceline Naudi, ricercatrici e sociologhe, collaborarono in un progetto durato 4 anni e concluso nel 2017, per fornire un quadro di pensiero che guarda al femminicidio come fenomeno sociale necessariamente diverso, che toccava punti di riflessione politici e che non poteva prescindere da un’analisi di genere.

Fu fondato il progetto COST (Cooperation in Science and Technology, Action IS206) sul femminicidio supportato dall’Unione Europea, con i seguenti scopi:

  • creare un quadro comune sul femminicidio attraverso lo scambio di idee tra le ricercatrici, attraverso workshops,
  • cercare di stabilire delle condizioni che permettano la comparazione tra i dati sul femminicidio tra i diversi paesi europei, con lo scopo poi di raggiungere i livelli di altre nazioni europee che hanno fatto studi più avanzati nella materia
  • impostare un comune piano d’azione sulla prevenzione del femminicidio
  • pubblicare e far pervenire delle raccomandazioni e dare delle linee guida ai politici
  • implementare il monitoraggio e di analisi dei dati sul femicidio.

Ciò consente di ampliare la rete degli utenti che si occupano del problema e consente da una parte il confronto tra esperienze proattive e positive che facciano da modello a quelle realtà europee che non hanno visto riconosciuto la violenza di genere come un allarme sociale e come violazione dei diritti umani dall’altra permette a chi si occupa da poco del problema, di farsi un’idea chiara di come le istituzioni rispondono al problema e di come potrebbero affrontarlo, sempre con uno sguardo ai modelli vincenti europei. Il progetto COST aiuta a collegare le iniziative in Europa e consente a studiose e scienziate di incrementare le riflessioni sul fenomeno e condividerle coi loro colleghe/i.

Il libro, diviso in sei capitoli, ognuno dei quali riassume e racconta come si è svolto il lavoro per la redazione di COST.

Vi è uno studio sul linguaggio: il termine femicidio contiene già di per sé un significato di cambiamento, la presa di coscienza che non si tratti di un omicidio toutcour, vi è una ricerca tra i dati di ogni paese europeo che permette un raffronto mirato al miglioramento delle tecniche di prevenzione; negli ultimi capitoli si parla invece direttamente delle procedure di valutazione del rischio e delle strategie dirette che le ricercatrici suggeriscono ai legislatori, che possono ridurre il rischio che il femicidio si verifichi.

Circa la ricerca sulla prevenzione contenuta nel testo, essa si basa anche sull’ esame dei fattori di rischio che appartengono alla popolazione violenta, al legame con la vittima, alla condizione sociale ed economica in cui avviene o sta per avvenire un femminicidio.

Di ciò si occupa nel sesto capitolo Prevention of femicide Anna Costanza Baldry e Maria Josè Magalhaes, sottolineando anche che esistono diverse forme di femminicidio come ad esempio quello razzista, quello omofobico, quello tra coniugi, il femicidio di massa attraverso la trasmissione del virus del Hiv, femicidi perpetrati da pratiche misogine come l’infibulazione etc.

Le autrici analizzano, poi, con 26 report che si rifanno a 26 nazioni europee, le consuetudini di ogni stato, le legislazioni sul femminicidio, la presenza o meno del termine e l’utilizzo nel contesto sociale e politico: una presa di coscienza delle diverse realtà su territorio europeo.

Ne viene fuori uno scenario composito: In Lituania il termine femicidio si potrebbe solo estrapolare da un breve articolo del codice penale che parla di vittima e omicida; nella Repubblica di Macedonia non vi è un termine associato al femminicidio, bisogna però dire che dopo la firma della Convenzione di Istanbul si stanno attuando degli adeguamenti  in materia legislativa a tutela della donna contro la violenza soprattutto per ciò che riguarda l’obbligo di monitorare i casi di violenza domestica; in Francia infine Il termine comune usato per riferirsi a questi omicidi nei rapporti ufficiali è “vittime di violenza coniugale”, e il rapporto nazionale annuale del Ministero dell’Interno sul numero di morti li definisce “morti violente nella coppia”…Questi sono alcuni esempi di come il fenomeno viene interpretato dalle istituzioni e dalla società nel quadro europeo.

Alla fine di questo lavoro di osservazione è necessario riassumere le debolezze e i punti di forza di ogni realtà per cercare sempre nuove strategie per prevenire il fenomeno.

Bisogna considerare un dato: nonostante decenni di invisibilità la ricerca sul femminicidio si è estesa in questi anni. L’obiettivo è quello di implementare sempre più gli osservatori già esistenti nelle diverse realtà internazionali e di permettere una condivisione dei dati che può contrastare la situazione di disconoscimento del fenomeno del femminicidio.

Mentre le vittime non possono essere più ascoltate, si può ancora prestare attenzione a chi ha subito un tentativo di femminicidio, analizzando l’impatto che questo reato ha su famiglia, figli, parenti e società.

Le ricerche sulla relazione tra questa forma di violenza e i cambiamenti nelle relazioni di genere, sono essenziali per pianificare una prevenzione del femicidio più efficace mirando sempre alla lotta per il riconoscimento di questo crimine come una violazione dei diritti umani.

Silvia Dei Baroni De Rose

Scarica il libro gratuitamente

http://www.oapen.org/viewer/web/viewer.html?file=http://www.oapen.org/document/1001748

Web side di COST

https://www.cost.eu/stories/collecting-research-data-to-counter-femicide-worldwide/