I dati del femicidio in Italia (2016)


E’ disponibile la pubblicazione del quaderno I femicidi in Italia: dati raccolti sulla stampa relativi all’anno 2016, a cura del gruppo di lavoro sui femicidi della Casa delle donne per non subire violenza di Bologna. I dati confermano la gravità del problema in Italia, violenza contro le donne e femminicidi sono a tutt’oggi sottovalutati e gli strumenti di protezione e intervento non sono applicati.

Quaderno femicidi 2016 

Fact sheed 2016 word definitivo-1

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Stop femminicidio il sito di Sara Porco. 1377 femminicidi censiti.


Finalmente è online il sito Stop femminicidio realizzato da Sara Porco (Digital Designer) in collaborazione con Casa delle donne di Bologna .
Lo scopo principale del progetto è uno: mettere in luce il fenomeno del femminicidio in Italia attraverso la diffusione dei suoi dati.

L’assenza di numeri ufficiali e la poca diffusione a livello dettagliato di quelli raccolti dalla Casa delle donne di Bologna, genera una situazione di confusione e di mala-informazione al riguardo, che alimenta stereotipi e pregiudizi nocivi alla lotta alla violenza sulle donne.

Conoscere è il primo passo per iniziare a capire la società in cui viviamo, senza lasciarsi sopraffare da luoghi comuni.

Robin Morgan nel suo “Sisterhood is global” ha scritto:

“Quando nella prefazione di un determinato argomento c’è scritto “dati non disponibili” o “statistiche non disponibili”, questo significa che, nonostante intrepidi sforzi, non siamo riuscite a trovare o ad avere accesso alle informazioni. Questi “dnd” o “snd” […] costituiscono un modello politicamente rivelatore. Li troviamo di continuo nelle categorie dello stupro, dei maltrattamenti, delle molestie sessuali, dell’incesto e dell’omosessualità; queste sono ancora questioni di cui non si può parlare nella maggior parte del globo. Finché resteranno non dette e poco studiate, un’enorme quantità di sofferenza umana continuerà a non essere riconosciuta e a non essere guarita”.

Ecco, questo non deve più succedere nel 2017 in Italia e nel mondo.

Una situazione sociale che provoca la morte ogni anno di circa 115 donne in Italia non deve restare nell’ombra. Questo progetto cerca di sensibilizzare le persone comuni, le istituzioni e i media su un fenomeno che, anche se non viene taciuto (ogni giorno apriamo un giornale e troviamo un caso di femminicidio) viene mal comunicato e certamente sottovalutato.

L’esistenza e la reperibilità dei dati statistici svolgono un ruolo cruciale nella lotta alla violenza di genere. Solo esaminando l’ampiezza e la diffusione della violenza maschile sulle donne attraverso i numeri reali possiamo davvero renderci conto della gravità della situazione.

I numeri analizzati e messi a confronto ci permettono di vedere attraverso un fenomeno di cui non si hanno chiare dinamiche, statistiche e andamento.

I dati analizzati, raccolti dalla Casa delle donne a partire dal 2005 mostrano come risultato l’inquietante numero di 1377 donne uccise, nell’80% dei casi per mano di chi avrebbe dovuto amarle.

Navigando le pagine del sito possiamo scoprire qualche dettaglio in più su questi delitti, come ad esempio la nazionalità di vittima e assassino, il tipo di relazione che intercorreva tra i due, la fine dell’assassino ma anche la distribuzione geografica dei casi nel territorio italiano.

Speriamo che chiunque visiti il sito possa iniziare a domandarsi cosa si può fare per cambiare la situazione e smetta di nascondersi dietro la non-conoscenza dei fatti.

I fatti sono qui, neri su bianco e sono consultabili.

http://www.stopfemminicidio.it/

Per informazoni sulla costruzione del database:
info@stopfemminicidio.it
www.digitalcreative.it

Domestic Homicide Reviews (DHRs)


Il Governo del Regno Unito ha introdotto in questi anni una serie di provvedimenti utili a combattere su varie fronti il fenomeno della violenza domestica tra cui riportiamo qui in seguito in particolare il Domestic Homicide Reviews (DHRs).

Oltre a ciò, un’ altra iniziativa consiste nel Domestic Violence Disclosure Scheme in modo che ogni individuo possa verificare attraverso l’aiuto delle autorità se il proprio partner abbia o meno un passato violento alle spalle. Il Regno Unito già da un paio d’anni ha iniziato a lavorare con una nozione di violenza domestica inclusiva di quelle forme che precedentemente non venivano considerate tali ed erano di conseguenza impunite o trattate con leggerezza.

Con il Serious Crime Act del 2015 infatti, il concetto di violenza domestica ha inglobato il campo di coercizione e controllo che è spesso più difficile da riconoscere rispetto alla violenza fisica ma che ha un effetto ugualmente devastante sulla vita della vittima.

Lo scopo di DHRs, introdotto nel 2011, è quello di prevenire la violenza domestica e i femicidi e di migliorare le risposte per le vittime attraverso lo sviluppo di un approccio coordinato da più attori per assicurare che l’abuso venga riconosciuto e che la risposta sia efficace fin da subito. Con il termine DHR si intende un’analisi delle circostanze in cui la morte di una persona (generalmente donna) di età superiore ai 16 anni sembra essere il risultato di violenze o abusi da parte di una persona alla quale era legata o imparentata o con la quale si trovava in una relazione intima passata o presente. Il tipo di approccio che si intende usare è olistico e la narrative consigliata è quella che racconta la vicenda attraverso gli occhi della vittima, dei bambini e di coloro a questi vicini: lo scopo è proprio quello di aiutare i reviewers a capire la realtà della vittima, ad individuare tutti i limiti e le barriere che ha dovuto incontrare nel percorso di denuncia degli abusi ma soprattutto a capire perché e dove gli interventi fatti da polizia e istituzioni non hanno funzionato.

All’interno della guida sulla natura e il funzionamento della DHR si trova un’intera sezione dedicata alle policies e al funzionamento degli organi competenti in materia di lotta alla violenza di genere. Il fondamento logico per l’analisi implica l’assicurare che le agenzie coinvolte forniscano risposte adeguate alle vittime della violenza domestica offrendo loro meccanismi di supporto adeguati, risorse e interventi mirati a scongiurare la possibilità di futuri abusi o morti. L’analisi si occuperà inoltre di valutare se le agenzie abbiano o meno procedure di risposta e protocolli chiari per lo staff addetto in modo tale che la loro messa in pratica risulti semplice e immediata.

DHRs deve essere inteso come un organo di contrasto alla violenza domestica ad opera di più attori che vanno individuati nelle figure dei familiari, colleghi e amici della vittima da una parte, nelle istituzioni, nelle agenzie e negli organi di polizia dall’altra.

Uno degli attori più importanti in questo schema è costituito dalla Community Safety Partnership (CSP), che deve essere informata ogni qualvolta un omicidio frutto di violenza domestica avviene. Questa è costituita dai rappresentanti delle responsible authorities che lavorano insieme per salvaguardare la propria comunità locale. Il consiglio del CSP ha la responsabilità e di conseguenza il potere di decidere se un omicidio vada o meno considerato materia del DHR, decisione che viene presa in consulta con gli altri attori locali partendo da una chiara comprensione delle dinamiche che contraddistinguono gli abusi e le violenze domestiche.

Alcuni dati relativi alla ricerca a partire dal 2005 fino al 2015*:

* http://www.standingtogether.org.uk/sites/default/files/docs/STADV_DHR_Report_Final.pdf

Donne e uomini uccise dal partner in Gran Bretagna : fine marzo 2005 – fine marzo 2015
2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015
DONNE

106

90

90

80

102

94

97

89

77

85

81

UOMINI

39

23

29

30

32

19

20

18

16

25

19

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FEMICIDE WATCH PLATFORM. Notizie da Vienna, 23 marzo 2017


Migliaia di uomini e donne, le cui morti vengono classificate indistintamente come omicidi, vengono uccisi quotidianamente in ogni parte del mondo. Quello che occorre ricordare è che, sebbene in ogni caso l’elemento comune sia la fine di una vita, esiste una componente fondamentale nell’uccisione delle donne che è estranea alla realtà delle morti maschili: il genere. Va quindi sottolineata la necessità di usare una terminologia diversa, quella di femicidio appunto, per indicare l’uccisione di una o più donne da parte di un individuo di sesso maschile per il solo fatto che siano donne.

Quello sul femicidio è un dibattito che impegna autorità, attivist* e opinione comune a livello globale seppur con enormi differenze a seconda della regione del mondo presa in considerazione. Ciò su cui si è però d’accordo a livello internazionale è la necessità di metodi efficaci per la raccolta dati sul femicidio. A tal proposito, in occasione della 26esima sessione della Commissione delle Nazioni Unite su Prevenzione e Giustizia Criminale (CCPCJ) tenutasi a Vienna il 23 marzo 2017, numerose associazioni tra cui WAVE (Women Against Violence Europe),  l’Ufficio del Relatore Speciale contro la Violenza Sulle Donne, OCSE, ACUNS e UNODC hanno organizzato un panel estremamente dettagliato che ha sottolineato la necessità di far ricerca efficace e intelligente sul tema, ricerca che vada oltre i dati sul femicidio che vengono quotidianamente raccolti. Da qui l’idea della Special Rapporteur on Violence Against Women,  Dubravka Šimonović, di lanciare un progetto di monitoraggio online, la Piattaforma sul Femicidio, per rendere visibile l’invisibile. Il prototipo è stato sviluppato dal Consiglio Accademico di Vienna da ACUNS e dall’Associazione degli studi delle Nazioni Unite, in consultazione con molte parti interessate, tra cui UNODC e il Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne. Il prototipo contiene informazioni chiave sui femicidi quali definizioni, dati ufficiali e documenti importanti e le migliori pratiche in vari settori d’azione, inclusi gli sforzi di raccolta di dati, le indagini, la legislazione e le misure di prevenzione provenienti da tutto il mondo. Offrendo una piattaforma globale e integrata, fornisce anche informazioni per i responsabili politici e decisionali a tutti i livelli, che vanno dal sistema della giustizia penale agli attivisti della società civile e agli accademici e ai praticanti. Il lancio è avvenuto presso il CCPCJ al fine di sensibilizzare e garantire il supporto necessario per trasformare il prototipo in uno strumento globale. Ogni paese o organizzazione che desidera contribuire può farlo contattando ACUNS o l’Associazione Studi degli Stati Uniti.

Durante la conferenza, tre sono stati i casi analizzati grazie all’intervento di tre distinti membri del network WAVE : Women’s Aid Ireland, the Women’s Support Center from Armenia e femicidio.net (Spagna) che hanno presentato metodi alternativi per la raccolta dei dati sul femicidio, sviluppati e applicati nei rispettivi paesi.

IRLANDA

Il Femicide Watch Project 1996-2016 mostra come le donne siano di solito pugnalate a morte o strangolate confermando quanto già affermato dalle vittime che si sono rivolte all’Helpline (Telfono Rosa Irlandese) chiedendo aiuto dopo tentati strangolamenti e tentativi di accoltellamento. Nel corso dell’ultimo ventennio 209 donne sono morte violentemente nella Repubblica d’Irlanda, 89 delle quali uccise da colui che viene definito un  IP ossia un intimate partner – (ex) marito, fidanzato, compagno – 54 donne sono state uccise da un loro parente di sesso maschile, 21 da un perfetto sconosciuto. Ciò che spesso viene escluso dal bilancio finale è l’impatto che queste morti hanno sulle vite dei bambini coinvolti, ben 16 di questi sono morti al fianco delle loro madri nel solo territorio d’Irlanda negli ultimi 20 anni. La violenza sessuale/stupro è stata riportata in 22 dei 209 casi di femicidio di cui si è a conoscenza. Il numero totale, infatti, ci tengono a farci notare gli advocates di Women’s Aid Ireland, non è preciso al cento percento dal momento in cui i casi di violenza psicologica, economica o sessuale ai danni delle donne all’interno di una relazione eterosessuale spesso non vengono denunciati né tanto meno riconosciuti o presi in considerazione dalle autorità.

Per quanto concerne la raccolta dei dati relativi al fenomeno, l’Irlanda si preoccupa di osservare sia le donne che gli uomini coinvolti in modo da poter analizzare quali sono i fattori che determinano la trasformazione di questi ultimi in autori di femicidio e/o violenza di genere sulle donne. L’idea è stata quella  di creare Domestic Homicide Reviews (DHRs) che si occupa di fornire valutazioni sistematiche di più enti/organizzazioni volte al miglioramento del riconoscimento del rischio e dei gap che ci sono tra le politiche di tutela delle donne e la loro messa in pratica. L’idea è quella di facilitare il riconoscimento dei fattori di rischio e della sensibilizzazione rispetto al fenomeno in modo tale da garantire la sicurezza per le donne e i loro bambini attraverso una rete capillare che coinvolge istituzioni nazionali, ONG, enti locali e famiglie. Dalla ricerca è emerso che, conformemente al resto del mondo, la fascia d’età più a rischio è quella che comprende le donne tra i 26 e i 35 anni e che nell’ultimo ventennio si è assistito ad una diminuzione del numero di femicidi in Irlanda. Nonostante questa sembri essere una bella notizia, la mancanza di dati approfonditi non ci permette di analizzare le ragioni di tale decrescita e ci costringe ad apprendere silenti questa, seppur leggermente più rosea, realtà.

ARMENIA

I cosiddetti omicidi “domestici” in Armenia sono, per la maggior parte, perpetrati dagli uomini ai danni delle donne e nei rari casi in cui risultino essere azioni delle donne nei confronti dei loro Intimate Partner è quasi sempre per difesa personale. I casi di femicidio sono estremamente sottovalutati per via dello scarsa efficacia del meccanismo di denuncia e di uno sforzo costante di insabbiare i casi da parte delle autorità in accordo con le famiglie degli autori del crimine in questione.  Tra il 2010 e il 2015, infatti, solo 30 casi di femicidio sono stati registrati dalle autorità nel contesto armeno. A livello mondiale invece i numeri sono spaventosi: circa 66.000 donne e ragazze vengono uccise ogni anno costituendo circa il 17% di tutte le vittime di omicidio intenzionale. La violenza domestica, che sembra essere prevalente nel contesto armeno, è una brutale manifestazione degli stereotipi e delle norme di genere che vigono nel paese. Da quanto riportato, quasi tutte le donne uccise si erano precedentemente rivolte a familiari, amici e autorità in cerca di aiuto in un sistema che però preferisce tacere pur di non minare il rispetto comune nei confronti di una famiglia. Ciò che risulta ancora più allarmante è che degli autori dei 30 casi riportati quasi tutti avevano una storia di violenza documentata confermata dai report della polizia o dalle interviste con la famiglia, gli amici, o coloro coinvolti nell’indagine. Nonostante ciò dal 2010 la maggior parte degli autori di femicidio non è stata accusata o arrestata e il fenomeno sembra essere strettamente collegato al fatto che il 63% dei femicidi avviene nelle zone rurali  in cui è ancora presente un elevato numero di persone che considera la violenza di genere e il femicidio legittimati dalla cultura e dalla tradizione.

Le statistiche sull’ IP femicide non sono facili da reperire né da ottenere nei territori dell’ex Unione Sovietica, né tantomeno in Armenia dal momento in cui numerosi enti nazionali nel fornire i dati non operano una distinzione tra le violenze comuni e le violenze con matrice di genere. Per tale ragione il Women’s Support Centre Armenia ha affermato la necessità di metodi creativi per la raccolta dati sul femicidio soprattutto in contesti in cui la ricerca è limitata come nel caso armeno, dove i report sono incompleti o inesistenti e la polizia sembra non interessarsi al fenomeno. Informazioni precise ed accurate rispetto al problema risultano cruciali nella promozione della prevenzione e della lotta alla violenza di genere, a tal proposito la ricerca deve concentrarsi su uomini e donne contemporaneamente distaccandosi dalle immagini fornite dai media che parlano della violenza contro le donne come di una deviazione dalla norma invece che come di un fenomeno di tendenza in continuo aumento e dal sensazionalismo mediatico che punta sulla de-umanizzazione del carnefice e sulla colpevolezza della vittima.

SPAGNA

L’anno scorso in Spagna sono stati registrati, stando a quanto riportato dal blog feminicidio.net, 105 casi di femicidio. Sebbene il dato sia già di per sé allarmante quella che viene criticata dalle femministe del network è la mancanza di una definizione di femìnicidio inclusiva di tutte le forme di crimine e assassino contro le donne ad opera di soggetti di sesso maschile.  Anche nel contesto spagnolo il femicidio viene riconosciuto come il prodotto di un ordine sociale rafforzato a livello culturale, sociale, religioso, politico e istituzionale dallo Stato. Ciò che però manca ad oggi è una statistica comparata livello mondiale tra i vari paesi in merito a tale fenomeno, per questo motivo è stato creato il progetto Geofeminicidio che registra e documenta ogni singolo caso di uccisione di donne avvenuto sul suolo spagnolo a partire dal 2010. L’iniziativa nasce perché la Ley Orgànica 1/2004 riconosce come vittime, all’interno delle statistiche ufficiali, solo le donne legate all’uomo che ha commesso il delitto da una relazione presente o passata, quella che in Spagna viene chiamata (ex)pareja. Questa definizione limitata di violenza ha effetti diretti sul conteggio totale dei casi di femicidio, il fatto che non si documentino né riconoscano altri casi di femicidio né altre forme di violenza di genere fa si che tutto resti invisibile e che il fenomeno passi in  molti casi inosservato impedendo il disegno di politiche pubbliche efficaci volte a prevenire, combattere e sanzionare tali crimini. Le attiviste di feminicidio.net hanno perciò affermato la necessità di una metodologia di raccolta dati che sia applicabile a diversi territori e tipi di crimine contro le donne attraverso l’uso di due diversi tipi di fonti: quelle ufficiali relative alla Legge Organica e al concetto di pareja, e quelle cosiddette hemerograficas ottenute attraverso lo studio dei quotidiani e degli articoli relativi alle uccisioni delle donne in Spagna. Dal momento in cui tutti i femicidi sono crimini contro le donne ma non tutti gli assassinii di donne sono femicidi, le attiviste della rete spagnola hanno creato un semplice paradigma di analisi che divide in quattro macro-categorie i casi di femicidi che dal loro punto di vista dovrebbero rientrare nelle statistiche ufficiali: femicidi commessi in nome del patriarcato, ogni caso di uccisione di donna per mano maschile, uccisione di transessuali, violenti suicidi di donne sicuramente istigati da una controparte maschile.

Antonella Crichigno

Link utili:

I luoghi della memoria contro il femminicidio


Lo scorso anno abbiamo dedicato un post ai luoghi contro il femminicidio in Italia, ma nel frattempo abbiamo trovato altro materiale sul tema. Grazie alla sensibilità di tante donne, amministrazioni pubbliche e privati cittadini cresce la sensibilità al tema e piu città ricordano il dramma delle donne uccise.

Interesse e memoria sono decisamente legati tra di loro e i luoghi qui riportati non sono ricordi fisici e tangibili ma targhe, cartelli, parchi, giardini che ci ricordano di donne vere, esistite, uccise per mano dei loro partner, amici, parenti, conoscenti.

Donne che ci interessa ricordare, ricordi che dimostrano che, meno male, non siamo le sole cui interessa la loro memoria.

Ci interessava anche la loro vita, ma quella non c’è più.

Le occasioni sono tante, tra cui il 25 novembre a Piombino, Giornata mondiale contro la violenza alle donne

Piombino 2015

Piombino

Sempre il 25 novembre 2015, questa volta il Consiglio Comunale di Pescara.

Pescara

Il municipio di Roma 1 Centro, sempre in occasione del 25 novembre 2015

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Qui l’iniziativa è stata presa dall’Associazione Thamaia Onlus, il Centro antiviolenza di Catania. Il ricordo va a Stefania Noce, giovane donna uccisa nel 2011, difesa dall’associazione nel processo contro l’assassino.

catania

Sempre un Centro antiviolenza “Stella Plare”, questa volta di Sora (L’Aquila), a dedicare la tavola a 4 donne uccise.

Sora

Una piazzetta a Siracusa, sempre nel 2015.

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Sarzana (Liguria) una targa ufficiale del Comune, sempre del 2015

sarzana

Infine Torino, un giradino dedicato al femminicidio, che ricorda di piu una tomba, ma sicuramente ci riporta alla memora di donne uccise perchè donne.

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Sempre a Torino su iniziativa ddel Comune a gennaio 2016 sono sono state collocate in città 21 panchine rosse.  “Vogliono stimolare – si legge in una nota del Comune – un confronto e una riflessione sulla violenza e sui cambiamenti culturali necessari per sconfiggerla e indurre i cittadini a fermarsi, a non dimenticare e a mantenere alta l’allerta”. Dopo pochi giorni una panchina è stata distrutta ma per fortuna subito risistemata. Come mai qualcuno si scatena contro una panchina contro la violenza?

torino panchine1

Siamo  certe che ci siano altri luoghi in Italia che ci sono sfuggiti e ringraziamo tutte per la collaborazione al fine di completare l’elenco.

Ringraziamo i Centri antiviolenza, le donne singole, le amministrazioni Comunali per le iniziative a favore delle donne, per il loro impegno per la liberta delle donne di vivere senza violenza. Anche i gesti simbolici possono cambiare la cultura.

Anna Comparini, Anna Pramstrahler

I dati del 2014. Le donne in Italia continuano ad essere uccise


Abbiamo anche quest’anno pubblicato i dati del femicidio in Italia del 2014. Sono in tutto 115 donne uccise che sono sono state raccolte da fonti della stampa italiana e oltre 101 tentati femicidi, sempre provenienti dai mass media. Sappiamo però che sono molte di piu.

I femicidio in Italia 2014

scheda-femicidio_2014

https://femicidiocasadonne.wordpress.com/ricerche-pubblicazioni/

Gruppo femicidio, Casa delle donne, Bologna