I dati dei femminicidi nel 2020


I dati provengono dalla stampa e sono stati raccolti nell’anno 2020.

Nel 2020, l’anno della pandemia globale, in Italia sono state uccise 102 donne, uccise per il solo motivo di essere  donne. Mentre il numero di omicidi e crimini violenti in questo anno particolare è diminuito, anche per la minore possibilità di muoverci, il numero dei femminicidi è rimasto pressoché invariato rispetto agli anni precedenti. Ciò dimostra la strettissima correlazione del fenomeno con il rapporto di coppia e la convivenza.

L’assassino ha spesso le chiavi di casa e la casa non è un luogo sicuro per le donne.

Il rifiuto di continuare una relazione, opporsi ad un rapporto sessuale, il proprio orientamento sessuale, l’identità di genere, il lavoro che si esercita, persino la malattia diventano fattori di rischio che possono portare ad un escalation della violenza che culmina, in alcuni casi, con un femicidio.

Anche nel 2020, le donne uccise hanno lasciato figli orfani, le “vittime vive” del femicidio, mentre in alcuni casi, l’assassino ha ucciso le/i figlie/i insieme alla donna oppure ha ucciso solo le/i  figlie/i per vendicarsi della donna.

Ma perché ancora oggi gli uomini identificano la propria identità maschile col dominio e il controllo. La richiesta di separazione da parte della donna e la perdita affettiva viene considerata un affronto così grave da ricorrere a istinti antichi e patrarcali agendo vendetta e la morte, spesso anche la propria attraverso il suicidio.

Casa delle donne per non subire violenza – Bologna

  1. Carla Quattri Bossi, 90 anni, 4 gennaio 2020, Gratosoglio (MI), uccisa con un barattolo di marmellata da un dipendente dell’azienda. Il ragazzo era stato preso in affido da uno dei figli della donna.
  2. Concetta Di Pasquale, 79 anni, 5 gennaio, Mascali (CT), è stata aggredita e uccisa con un bastone dal marito.
  3. Rosa Santucci, 88 anni, 7 gennaio,  Riccione (RN), uccisa dal nipote affetto da disturbi psichici.
  4. Stefania Viziale, 48 anni, 13 gennaio, Avigliana (TO), uccisa dal marito con una balestra, che si è poi tolto la vita con lo stesso strumento. Lui era in cura presso un centro di salute mentale. L’uomo si è poi suicidato. 
  5. Maria Stefania Kaszuba, 51 anni, 19 gennaio, Verona (VR), picchiata fino alla morte dal convivente.
  6. Elisabetta Ugulini, 87 anni, 19  gennaio, Genova (GE), strangolata dal marito che ha poi provato a togliersi la vita.
  7. Elsa Giribone, 95 anni, 20 gennaio, Carcare (SA), uccisa dal figlio con un fucile che si è poi suicidato.
  8. Gioies Lorenzutti, 72 anni, 22 gennaio, Alessandria (AL), uccisa dal marito con un colpo di arma da fuoco in ospedale dove era ricoverata per un tumore all’ultimo stadio. L’uomo si è poi suicidato.
  9. Ambra Pregnolato, 41 anni, 24 gennaio, Valenza (AL), uccisa a martellate dal compagno che non ha accettato che lei non lasciasse il marito. Lascia una figlia di 12 anni.
  10. Maricica Taran, 53 anni, 25 gennaio, Ceglie Messapica (BR), uccisa da un uomo, mentre scappava, trovato morto anche lui. Lascia un figlio.
  11. Francesca Fantoni, 39 anni, 27 gennaio (ritrovato il corpo, probabilmente uccisa due giorni prima), Bedizzole (BS), violentata e strangolata a mani nude da un suo conoscente e amico.
  12. Rosalia Garofalo, 52 anni, 29 gennaio, Mazara del Vallo (TP), picchiata per tre giorni dal marito sino alla morte.
  13. Rosalia Mifsud, 48 anni, 30 gennaio, Mussomeli (CL), uccisa con un’arma da fuoco dall’ex fidanzato che si è poi suicidato con la stessa arma. 
  14. Monica Diliberto, 27 anni, 30 gennaio, Mussomeli (CL), (figlia di Rosalia Misfud) uccisa dall’ex fidanzato della madre con un’arma da fuoco.
  15. Fatima Zeeshan, 28 anni, 30 gennaio, Versciaco di San Candido (BZ), uccisa dalle percosse del marito all’ottavo mese di gravidanza.
  16. Laureta Zyberi, 43 anni, 31 gennaio, Molassana (GE), uccisa dal marito a coltellate. Lascia due figli. Il marito ha poi tentato di suicidarsi. 
  17. Speranza Ponti, 50 anni, 31 gennaio (corpo ritrovato), Monte Carru (SS), uccisa e gettata in un campo vicino al Alghero. Ad essere accusato è il fidanzato. 
  18. Anna Sergeevina Marochkina, 32 anni, 6 febbraio, Piossasco (TO), uccisa dal marito a coltellate. L’uomo si è poi suicidato. 
  19. Renata Berto, 78 anni, 14 febbraio, Rovigo (RO), uccisa dal marito con un colpo di arma da fuoco. L’uomo si è poi suicidato.
  20. Zdenka Krejcikova, 41 anni, 15 febbraio, Sorso (SS), Uccisa dall’ex che non accettava la sua volontà di separarsi. Lascia due gemelle di undici anni.
  21. Rosa Sanscritto, 80 anni, 16 febbraio, Molassana (GE), uccisa a martellate dal marito. Il marito soffriva di depressione. L’uomo si è poi suicidato.
  22. Cesarina Marzoli, 86 anni, 16 febbraio, Bologna (BO), uccisa a coltellate dal figlio, culmine di una lunga serie di maltrattamenti, già denunciati alla polizia.
  23. Irina Maliarenko, 39 anni, 1 marzo, Napoli (NA), uccisa dalle percosse del compagno. Lascia tre figli.
  24. Larisa Smolyak, 49 anni, 4 marzo, Camaiore (LU), uccisa a coltellate dal figlio.  
  25. Snejana Bunaclea, 43 anni, 5 marzo, Altavilla Silentina (SA), affogata nella vasca da bagno dal figlio della donna presso cui faceva la badante. Probabilmente lui non poteva accettare che la donna moldava avesse una relazione con un suo conoscente. Lascia due figli piccoli nella sua patria di origine. 
  26. Barbara Rauch, 28 anni, 10 marzo, Appiano (BZ), uccisa dal suo stalker tornato libero dai domiciliari. Lascia una bambina di tre anni.
  27. Bruna Demaria, 60 anni, 13 marzo, Beinasco (TO), uccisa insieme al figlio (29 anni) dal marito con un’arma da fuoco. Il marito si diceva preoccupato della situazione economica causata dall’emergenza pandemica. L’uomo si è poi suicidato.
  28. Rossella Cavaliere, 51 anni, 19 marzo, San Vito dei Normanni (BR), uccisa a coltellate dal figlio.
  29. Pamela Ferracci, 46 anni, 22 marzo, Roma (RO), uccisa dal figlio a coltellate. Durante la colluttazione è stata ferita anche la sorella minore.
  30. Irma Bruschetini, 97 anni, 30 marzo, Firenze (FI), uccisa con un fucile da caccia dal marito. L’uomo si è poi suicidato.
  31. Lorena Quaranta, 27 anni, 31 marzo, Furci Siculo (ME), strangolata dal compagno perché temeva di essere stato contagiato dal Corona virus.
  32. Gina Lorenza Rota, 52 anni, 2 aprile, Rho (MI), uccisa dal compagno con un’arma da fuoco. Lascia due figli. L’uomo si è poi suicidato.
  33. Maria Di Marco, 62 anni, 5 aprile, Carnago (VA), uccisa a coltellate dal marito che si è poi suicidato.
  34. Viviana Caglioni, 34 anni, 6 aprile, Bergamo (BG), uccisa dalle percosse del compagno perché “geloso” di una relazione precedente.
  35. Alessandra Cità, 47 anni, 18 aprile, Truccazzano (MI),  uccisa dal compagno con un fucile.
  36. Stefania Maria Rosa Dusi, 45 anni, 28 aprile, Milano (MI), strangolata a morte da un cliente.
  37. Marisa Pireddu, 51 anni, 5 maggio, Serramanna (CA), uccisa a coltellate dal marito.
  38. Zsuzsanna Majlat, 39 anni, 8 maggio, Milzano (BS), uccisa dal marito a coltellate. Lascia tre figli minorenni.
  39. Maria Drabikova, 40 anni, 12 maggio, Roma (RM), uccisa dalle percosse del suo compagno.
  40. Lucia Caiazza, 52 anni, 14 maggio, Frattamaggiore (NA), picchiata dal compagno sino a cagionarle lesioni interne gravissime, è morta qualche giorno dopo in ospedale. Lascia due figlie.
  41. Giovanna Gamba, 60 anni, 15 maggio, Dalmine (BG), uccisa con un oggetto contundente dal figlio, affetto da disturbi psichiatrici.
  42. Giuseppa Pardo, 66 anni, 18 maggio Niscemi (CL), uccisa con un tagliacarte dal marito, affetto da disturbi mentali.
  43. Gian Paola Previtali, 66 anni, 20 maggio, Bonate Sopra (BG), uccisa dal figlio a coltellate. L’uomo ha poi tentato di suicidarsi.
  44. Mihaela Apostolides, 43 anni, 22 maggio, Cuneo (CN), uccisa dal compagno a colpi di arma da fuoco.  
  45. Gerarda Di Gregorio, 63 anni, 23 maggio, Roma (RM), uccisa dal marito dal quale si stava separando. Il marito ha ferito anche il figlio che ha cercato di difendere la madre. Il marito si è poi suicidato.
  46. Rubina Chirico, 52 anni, 23 maggio, Caserta (CE), uccisa dal figlio a coltellate.
  47. Letizia Fasoli, 76 anni, 30 maggio, Bardolino (VR), uccisa dal marito che non sopportava più la malattia di lei. L’uomo si è poi suicidato.
  48. Giuseppina Ponte, 39 anni, 9 giugno, Lentini (SR), uccisa dal suo convivente con un’arma da fuoco.
  49. Cristina Messina, 54 anni, 10 giugno, Volvera (TO), uccisa con un colpo di pistola dall’ex marito che non accettava la separazione. Il femicida ha ferito anche la figlia della vittima.
  50. Luciana Torri, 69 anni, 10 giugno, Mercato Saraceno (FC), uccisa a coltellate dal figlio, sospettato di essere affetto da disturbi psichici. 
  51. Isabella Spada, 48 anni, 13 giugno, Corteolona (PV), investita dall’auto del marito. Lascia un figlio.
  52. Paola Malavasi, 57 anni, 14 giugno, Fara Novarese (NO), strangolata dall’ex compagno.
  53. Luisa Bernardini, 76 anni, 22 giugno, Rimini (RI), uccisa dal marito con dei farmaci perché malata di Alzheimer.
  54. Morena Designati, 49 anni, 24 giugno, Palazzo Pignano (CR), picchiata e uccisa dal marito. Lascia un figlio.
  55. Maria Pia Reale, 68 anni, 28 giugno, Corfinio (AQ), uccisa a coltellate dal marito.
  56. Ida Creopolo, 59 anni, 28 giugno, Filottrano (AN), uccisa a un colpo di pistola dal marito carabiniere che si è poi suicidato con la stessa arma.
  57. Nunzia Compierchio, 41 anni, 5 luglio, Cerignola (FG), uccisa a colpi di arma da fuoco dall’ex marito. Lascia due figli minorenni, testimoni del femminicidio.
  58. Rosalba Teresa Rocca, 86 anni, 8 luglio, Monza (MB), morta in ospedale 3 giorni dopo il strangolamento dal marito.
  59. Zigheweini Kidane, 78 anni, 10 luglio, Roma (RM), uccisa con un colpo di pistola dal figlio che si è poi suicidato.
  60. Romana Danielova, 55 anni, 12 luglio, Lago Patria di Giugliano (NA), strangolata dal marito che ha inscenato un suicidio. Lascia 2 figli.
  61. Anastasia Rossi, 35 anni, 16 luglio, Borgo Val di Taro (PR), uccisa con un colpo di fucile dal marito che si è poi suicidato. Voleva separarsi. Lascia un figlio.
  62. Grazia Sicilia, 45 anni, 17 luglio, Aprilia (LT), uccisa a colpi di pistola dal marito, che si è poi suicidato.
  63. Eufrosina Martini, 67 anni, 17 luglio, Carmagnola (TO), uccisa con un colpo di pistola dal compagno, che si è suicidato dopo il femicidio.
  64. Gea Gualtieri, 31 anni, 19 luglio, Saltrio (VA), uccisa con il gas di scarico dal padre che  non accettava i suoi problemi di salute e la propria invalidità.
  65. Manuela Alves Rabacchi, 48 anni, 20 luglio, Milano (MI), transessuale uccisa a coltellate da un cliente.
  66. Marcella Boraso, 59 anni, 22 luglio, Portogruaro (VE), uccisa da un conoscente dopo essere stata colpita con una bottiglia di birra e picchiata brutalmente. 
  67. Maria Adalgisa Nicolai, 59 anni, 27 luglio, Portici (NA), uccisa a coltellate dal compagno che si è suicidato dopo il femicidio.
  68. Emanuela Urso, 44 anni, 31 luglio, Vinovo (TO), uccisa a colpi di pistola dall’ex compagno che si è poi suicidato.
  69. Caterina Di Stefano, 46 anni, 13 agosto, Caltagirone (CT), strangolata dal marito, che si è suicidato in carcere, poco dopo essere stato arrestato.
  70. Sabrina Beccalli, 39 anni, 15 agosto, Crema (CR), probabilmente bruciata da un conoscente dentro alla sua auto, dopo aver rifiutato avance sessuali. Il suo corpo non è stato trovato. Lascia un figlio.
  71. Francesca Galatro, 66 anni, 17 agosto, Vallo Della Lucania (SA), transessuale uccisa a coltellata da un conoscente.
  72. Giuseppina Picciau, 81 anni, 21 agosto, Quartucciu (CA), uccisa a colpi di fucile dal marito che non poteva accettare la malattia della moglie.
  73. Aneliya Dimova, 55 anni, 30 agosto, Belvedere Marittimo (CS), uccisa con un corpo contundente da un uomo.
  74. Luana Rainone, 31 anni, 4 settembre (ritrovato il corpo scomparso da più di un mese), Poggiomarino (NA), uccisa con una coltellata dal compagno e buttata in un pozzo. Lascia una figlia.   
  75. Francesca Mesiano, 52 anni, 10 settembre, Breno (BS), strangolata dal figlio.
  76. Maria Paola Gaglione, 20 anni, 11 settembre, Caivano (NA), uccisa dal fratello che non accettava la sua relazione. Dopo aver ripetutamente cercato di farli cadere dal motorino, li ha raggiunti e  ha preso a calci e pugni suo fidanzato transessuale.
  77. Claudia Corrieri, 38 anni, 17 settembre, Vaiano (PO), uccisa a coltellate dal compagno che si è suicidato dopo il femicidio. Lascia una figlia piccola.
  78. Marinella Maurel, 66 anni, 22 settembre, Aquileia (UD), uccisa con una coltellata dal marito.
  79. Giovanna Gilberto, 83 anni, 23 settembre, Ariccia (RM), uccisa a colpi di pistola dal marito, che si è suicidato con la stessa arma, perché non sopportava la malattia della donna.
  80. Maria Masi, 42 anni, 26 settembre, Venaria (TO), uccisa a colpi di pistola dall’ex marito, che si è suicidato con la stessa arma, perché non accettava la separazione. Lascia due figli minori.
  81. Mina Safine, 45 anni, 27 settembre, Urago Mella (BS), morta all’ospedale una settimana dopo che suo marito le aveva dato fuoco.
  82. Alessandra Perini, 46 anni, 1 ottobre, Pavullo nel Frignano (MO), uccisa di botte dal marito che si è suicidato alcuni mesi dopo il femmicidio. Lascia due figlie.
  83. Ermanna Pedrini, 64 anni, 16 ottobre, San Benigno Canavese (TO), uccisa a coltellate dal figlio, che aveva problemi di tossicodipendenza.
  84. Vera Mudra, 61 anni, 26 ottobre, Rimini (RN), uccisa a martellate dal marito dopo l’ennesima lite per motivi economici.
  85. Silvana De Min, 80 anni, Bolzano (BZ), 27 ottobre, uccisa a coltellate dal marito che ha poi tentato di suicidarsi. La donna era invalida da anni.
  86. Concetta Liuzzo, 68 anni, 30 ottobre, Montebello Ionico (RC) uccisa a colpi d’asciadal marito per motivi di gelosia.
  87. Khrystyna Novak, 29 anni, 1 novembre, Castel Franco di Sotto, Pisa (PI), uccisa dal proprietario della casa dove alloggiava la donna. L’assassino si è poi accanito sul corpo della vittima.
  88. Viktoriia Vovkotrub, 42 anni, 4 novembre, Brescia (BS), uccisa a coltellate dall’ex compagno che non accettava la separazione. Lascia due figli.
  89. Barbara Gargano, 38 anni, 9 novembre, Carignano (TO), uccisa insieme ai suoi due figli piccoli a colpi di pistola dal marito che si è poi suicidato. Non accettava la sua decisione di separarsi di lui.
  90. Maria Tedesco, 33 anni, 11 novembre, San Felice a Cancello (CE), uccisa a colpi di pistola dal marito per gelosia. Lascia un figlio di 6 anni.
  91. Dilva Francescati, 92 anni, 23 novembre, Milano (MI), uccisa a coltellate dal genero che ha aggredito anche sua moglie e poi ha tentato di suicidarsi.
  92. Brunella Cerbasi, 55 anni, 23 novembre, Torre del Greco (NA), uccisa a colpi di cacciavite dal figlio, culmine di una lunga serie di maltrattamenti subiti dalla donna.
  93. Aycha El Abioui, 30 anni, 24 novembre, Mejaniga di Cadoneghe (PD), uccisa a coltellate dal marito, verso il quale aveva sporto e poi ritirato una denuncia. Lascia tre figli.
  94. Loredana Scalone, 51 anni, 25 novembre, Pietragrande (CZ), uccisa a coltellate dal compagno.
  95. Aurelia Laurenti, 32 anni, 26 novembre, Roveredo in Piano (PN), uccisa a coltellate dal compagno. Stava meditando di separarsi. Lascia due figli.
  96. Jessica Novaro, 29 anni, 6 dicembre, Vellego (SV), uccisa a colpi di pistola dal compagno della madre. Si era intromessa per difendere sua madre. L’autore del delitto si è suicidato dopo il femicidio.
  97. Elena Madalina Luminita, 32 anni, 7 dicembre, Capalbio (GR), uccisa a coltellate dal marito.
  98. Simona Porceddu, 41 anni, 11 dicembre, Novilara (CA), sgozzata dal marito, già denunciato dalla donna per maltrattamenti e appena uscito dal carcere. Lui si è suicidato dopo il femicidio. Lascia due figlie.
  99. Roxana Vasti, 50 anni, 13 dicembre, Busto Arsizio (VA), senza fissa dimora, uccisa a botte. L’autore non è identificato ma il compagno è indagato.
  100. Sonia Nacci, 43 anni, 22 dicembre, Ceglie Messapica (BR), uccisa a botte da due uomini, padre e figlio, per motivi legati alla droga. Lascia un figlio.
  101. Rosina Carsetti, 78 anni, 24 dicembre, Montecassiano (MC), morta per soffocamento. L’autore del delitto è probabilmente il nipote con la cooperazione della figlia di lei. Cinque giorni prima del femicidio si era rivolta a un centro antiviolenza per maltrattamenti in famiglia.
  102. Agitu Ideo Gudeta,  42 anni, 29 dicembre, Trento (TN), uccisa a martellate da un suo collaboratore dopo essere stata violentata.

Dati e conclusioni dal Femicide Census


10 anni di ricerca sul femminicidio nel Regno Unito

“If I’m not in Friday, I might be dead.” (Se non mi vedete per venerdì, potrei essere morta).

Le ultime parole pronunciate a lavoro da una donna che aveva predetto la sua uccisione, hanno dato anche il titolo del più completo rapporto decennale sul fenomeno del femminicidio nel Regno Unito recentemente pubblicato (25.11.2020) online (https://www.femicidecensus.org/reports/) dal Femicide Census.

Femicide Census è, forse, il più importante centro di registrazione e di analisi del fenomeno nel paese.

Dal 2009 al 2018, 1.425 donne (dai 14 anni in su) sono state uccise in tutto il Regno Unito da 1.419 uomini. Ogni 3 giorni una donna viene uccisa da un uomo mentre ogni 4 giorni una donna viene uccisa dal suo partner/ex partner.

Il numero di donne uccise va da 124 a 168 e uno dei risultati più significativi della ricerca è che non ci sono grandi discrepanze in questi 10 anni. Il contesto in cui avvengono i femminicidi è spesso simile e le cifre non sono in diminuzione.

Tutto ciò ben dimostra il fallimento delle politiche istituzionali nel prevenire il fenomeno e la loro incapacità/indifferenza di sradicare il problema.

La ricerca è basata sia su dati della polizia e prove forensi che su report di omicidi famigliari (Domestic Homicide Reviews), ma anche su tre fonti mediatiche per ogni caso. La ricerca si prefigge di esaminare molti altri fattori oltre alla relazione vittima-autore, includendo le disabilità, le dipendenze da sostanze e l’orientamento sessuale delle vittime e degli autori dei delitti.

All murders are tragic. Murders of women, particularly when committed by men, are especially tragic as they result from the power imbalance between the two sexes.”(Tutti gli omicidi sono tragici. Gli omicidi di donne, soprattutto se commessi da uomini, sono particolarmente tragici in quanto derivano dallo squilibrio di potere tra i due sessi)” Caroline Goode, Poliziotta Investigativa in pensione, Polizia Metropolitana p.16.

Come in Italia e altrove, anche nel Regno Unito il rapporto più comune tra vittima e autore del delitto è quello del coniuge/partner/ex (888 su 1.425 casi, ovvero il 62%). Seguono per incidenza i femminicidi commessi da parenti (10%) con 111 donne uccise dai figli e altre 32 donne da altri membri della famiglia. Solo l’8% dei femminicidi sono commessi da parte di estranei.

Delle donne che sono state uccise dal loro coniuge/partner/ex, 378 (43%) erano separate/divorziate o in fase di separazione.

L’89% di loro era al primo anno di separazione mentre il 38% di loro era al primo mese di separazione. Ciò dimostra che l’interuzzione della relazione di coppia è un fattore di rischio per l’escalation della violenza, che culmina con il femminicidio.

Una relazione in cui erano presenti abusi pregressi era nota nel 59% dei 1042 femminicidi commessi dal partner/ex o da altri parenti e 1/3 di quelle donne aveva denunciato l’abuso alla polizia. Inoltre, molti autori del delitto erano già stati denunciati per atti violenti, con precedenti di aggressione (46%), di cui 29 (2%) uomini avevano ucciso nel passato una persona e il 69% (20 uomini) di loro aveva ucciso nel passato una donna.

Un’altro dato significativo consiste nel fatto che almeno il 34% delle donne assassinate aveva figli minori di età inferiore ai 18 anni. In 70 casi, i bambini hanno assistito al femminicidio. 29 donne erano incinte quando sono state uccise.

In 388 casi gli assassini si sono accaniti anche contro anche altre persone cagionandone in 174 casi la morte.

Le donne sono state uccise principalmente nella casa in cui viveva la coppia o nella casa della donna (70%) o nella casa del perpetratore (8%), dimostrando incontrovertibilmente che l’assassino ha le chiavi di casa ovunque e sempre e che la casa non è un luogo sicuro per le donne.

Le donne sono state uccise principalmente con strumenti trovati in casa (coltello e altri oggetti domestici), per strangolamento, soffocamento, percosse etc. e nel 55% dei casi si sono osservati fenomeni overkilling, violenza eccessiva e non necessaria.

Older women as victims of men’s violence have historically been ignored” (Le donne anziane come vittime della violenza degli uomini sono state storicamente ignorate)

Dotoressa Hannah Bows, assistente professore di diritto penale, Durham Law School p.59.

Per quanto riguarda l’età delle vittime e dei perpetratori, la maggioranza delle donne assassinate e dei loro assassini appartiene alla fascia di età compresa tra i 26 e 55 anni. Molti femminicidi, però, coinvolgono donne anziane, come avviene anche in Italia.

Nonostante la difficoltà di certificare la nazionalità delle donne uccise e dei loro assassini e l’enfasi dei media sulle nazionalità straniere delle vittime-perpetratori, sembra che l’81% dei perpetratori e l’84% delle vittime siano nati in Gran Bretagna.

Molte vittime avevano bisogni speciali o dipendenze di sostanze: 115 di loro avevano qualche forma di disabilità, 116 avevano problemi di dipendenza e 252 avevano altri problemi di salute. Si osserva che spesso le vittime soffrivano di problemi di natura psicopatologica o dipendenze a causa della violenza domestica subita mentre in altri casi le donne sono diventate oggetto di attacco proprio a causa della loro vulnerabilità. Anche gli autori di femminicidi, d’altra parte, hanno avuto problemi simili e si segnala che dal 2013 al 2018 il 40% dei matricidi sono stati perpetrati da figli con noti problemi mentali.

Vale anche la pena notare che tra i femminicidi censiti è incluso un caso di suicidio femminile proprio perché il rapporto del medico legale afferma che il suo atto estremo è stato il risultato della violenza subita dal suo partner.

Violence and abuse are endemic in the sex trade. I know this, I am a sex trade survivor. “La violenza e l’abuso sono endemici nel commercio del sesso. Lo so, sono una sopravvissuta del commercio del sesso(Fiona Broadfoot, fondatrice di Build a Girl, a sua cugina Maureen p.29).

I femminicidi motivati dalla violenza sessuale sono tantissimi, subito dopo per incedenza quelli perpetrati da partner/ex o altri famigliari. Anche se spesso non si parla tanto della natura sessuale dei femminicidi o della violenza sessuale coinvolta nel sex work, il rapporto rileva che, sebbene le prove possano essere sottovalutate, in 57 casi il motivo del delitto era chiaramente ​​sessuale e in altri 83 includevano violenza sessuale.

In 76 casi si suppone che ci sia stato un rapporto sessuale tra il cliente-perpetratore del delitto e le sex worker. Si crede che per le prostitute il rischio di essere uccise sia 12 volte più elevato del rischio della popolazione femminile corrispondente. Tanti altri elementi dell’odierna cultura di sesso (i.e. syberstalking, pratiche sadistiche) sono analizzate al rapporto.

Infine, il report di 160 pagine è molto inclusivo, rilevando anche alcuni fattori di rischio: oltre alle convinzioni di genere stereotipate dei perpetratori sul ruolo di ciascun sesso, è stato osservato che l’escalation della violenza si verifica quando l’uomo perde il controllo. Ciò accade quando cambiano alcune circostanze: per esempio, perde un lavoro stabile, si interrompe il rapporto di coppia, viene ridotta la sua libertà di azione o quando lui o la donna hanno problemi di salute.

La probabilità di essere perseguiti per un crimine, la presenza di maltrattamenti pregressi, la presenza di violenza domestica o sessuale e l’uso di sostanze (alcol o droghe) sono anche fattori aggravanti che possono, tuttavia, essere valutati per agire e per proteggere la donna.

Our findings confirm the view of the Femicide Census that this is indeed one of the greatest public policy failures of the decade”. (I nostri risultati confermano il punto di vista del Femicide Census secondo cui questo è davvero uno dei più grandi fallimenti della politica pubblica del decennio). Femicide Census, p. 154.

In conclusione, il fatto che i femminicidi abbiano in questi 10 anni tratti comuni, percentuali simili, indici di rischio accomunabili e una relazione pregressa in cui sono presenti abusi, spesso nota alle autorità, mostra che non si tratta di eventi tragici inaspettati ma di un fenomeno sociale di cui sono responsabili le istituzioni che falliscono o non si preoccupano di combatterlo, rendendolo, secondo le parole di Marcela Lagarde, un “crimine di stato”.

Il rapporto, che rivendica la vera tutela dei diritti delle donne e la ratifica della Convenzione di Istanbul da parte del Rengo Unito, conclude che si tratta di “uno dei più grandi fallimenti di politica pubblica del decennio”.

Questo importante rapporto, di cui si consiglia la lettura, è dedicato alle 1.425 donne che potrebbero essere ancora vive se le cose fossero andate diversamente sia nel Regno Unito che altrove.

Da parte nostra, questo articolo è dedicato anche a Sarah Everard, rapita e uccisa da un poliziotto a Londra il marzo scorso, che è diventata il nuovo tragico simbolo dei femminicidio in Inghilterra.

di Athanasia Kontochristou, in collaborazione con Margherita Apone

Femminicidio in Grecia: una battaglia da vincere


14.12.2018. Monastiraki
               Il 28 novembre 2018, la studentessa Eleni Topaloudi è stata violentata, picchiata brutalmente e gettata semi morta in mare da 2 giovani benestanti abitanti dell'isola di Rodi. La corrente del mare ha portato il cadavere verso la terraferma e così è venuto alla luce il crimine che ha aperto piano-piano la discussione sul femminicidio in Grecia. All’inizio tanti hanno diffamato la ragazza e al processo si sono manifestati tutti gli stereotipi sessisti, ancora fortissimi, in Grecia. Ma lo stupro-omicidio di Eleni è stato un femminicidio emblematico che ha toccato strati profondamente ampi dell’opinione pubblica. Il movimento femminista, anche se non è così grande e attivo come in Italia, ha manifestato contro la sua uccisione con il motto “Non Una di Meno”. E la Procuratrice del Processo, che ha chiesto la massima condanna degli autori del delitto, ha esclamato: “Non ho avuto l'onore di incontrare Eleni, ma d'ora in poi lei farà parte della mia vita... Non mi interessa tanto quanto hanno fatto pressione... il mondo intero può andare in rovina, essere rovesciato, ma la giustizia deve prevalere”. 
               I femminicidi che hanno fatto seguito a questo sono stati altrettanto emblematici: il femminicidio della giovane Aggeliki Petrou a Corfù nel gennaio 2019 da parte dell'autoritario “padre-padrone”, i vari tragici femminicidi familiari, il brutale femminicidio sessuale della biologa americana Suzanne Eaton nel luglio 2019 a Creta e i femminicidi di 7 immigrate da parte del serial killer a Cipro hanno avuto un grande impatto anche in Grecia. Da allora in poi, alcuni gruppi femministi hanno iniziato a discutere il fenomeno del femminicidio e la sua rappresentazione da parte dei media, denunciando ogni tentativo di neutralizzare il crimine o di interpretare come “tragedia familiare” o “storia d'amore” gli omicidi di donne da parte dei loro mariti o (ex) partner. 
               Contemporaneamente iniziano le prime ricerche academiche sul femminicidio. Due gruppi femministi provano a registrare casi di violenza, anche mortali, contro le donne, ma purtroppo con tante carenze, per mancanza di dati. Allo stesso tempo, in questi due anni una polemica è scoppiata sulla stampa sul termine “γυναικοκτονία” (‘femminicidio’ in greco) con tanti insulti, anche minacce, contro le poche giornaliste o attiviste che lo usavano. Ancora il termine “γυναικοκτονία” viene usato solo da quelle donne “etichettate” come femministe, mentre l’opinione pubblica non ne conosce neanche il significato. 
               Dal punto di vista istituzionale, anche se la Grecia ha ratificato la Convenzione di Istanbul nel 2018, non esiste un ente responsabile della raccolta dei dati e della conduzione di analisi basate sulla dimensione sessista del fenomeno. La polizia raccoglie i dati senza analizzarli e senza fare distinzione tra omicidio di donne e femminicidio. Dai dati della polizia sembra però che ogni mese almeno una donna venga assassinata da un membro della sua famiglia e che una delle cause più comuni del femminicidio sia la violenza domestica.
               Da una ricerca personale sui media elettronici e su 2 siti femministi sui 41 femminicidi del periodo 1/1/2018-31/3/2020, risulta che anche in Grecia "gli assassini hanno le chiavi di casa", perché di solito gli autori del delitto sono principalmente (ex) coniugi / partner e secondariamente i parenti della vittima, e la casa è la scena del crimine più comune (32 casi su 41). La maggior parte degli omicidi femminili si verifica nella provincia (28 casi su 41, 68%), che riflette la mentalità più tradizionale-patriarcale dei piccoli luoghi. Inoltre, anche in Grecia parecchie donne anziane malate vengono uccise dai loro mariti o parenti. Infine, va ricordato che in Grecia quasi il 10% di donne sono state uccise da forze di polizia / militari in servizio o in pensione, il che sembra essere in linea con le analisi effettuate in Italia sulla pericolosità nell’uso delle arma e sulla mentalità maschilista dei militari.    
Anche se in Grecia si hanno iniziative simili che vorrebbero analizzare il fenomeno (per esempio il gruppo greco dell’Osservatorio Europeo sul Femminicidio sta per lanciare un sito web più specializzato sul fenomeno in Grecia), purtroppo la mancanza di dati, l’orientamento politico di tipo “salviniano” di indifferenza verso il problema, e la politica dei media che non rende noti alcuni femminicidi (ad esempio gli omicidi di prostitute da parte dei loro clienti) non aiutano l’emersione del fenomeno. 
In queste condizioni, la pressione politica e culturale del movimento delle donne è un vero e proprio raggio di luce. 
 
Athanasia Kontochristou, Università dell'Egeo.

I femicidi in Italia. Dati del 2018


Pubblichiamo una infografica sui femicidi raccolti sulla stampa del 2018. Come tutti gli anni la ricerca della Casa delle donne serve per denunciare la gravità del problema, la connessione tra violenza domestica e femminicidio e come trovare politiche e pratiche efficaci per combatterlo.

Trovate qui la nuova ricerca I femicidi in Italia : i dati raccolti sulla stampa relativi al 2018, del Gruppo di ricerca sul femicidio.

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Rappresentare la violenza di genere. Sguardi femministi tra critica, attivismo e scrittura


Nel novembre 2018, mentre a seguito del femicidio e stupro di Desirée Mariottini un acceso dibattito sulla sicurezza delle donne imperversava a suon di strumentalizzazioni politiche, usciva nelle librerie della penisola Rappresentare la violenza di genere. Sguardi femministi tra critica, attivismo e scrittura, pubblicato da Mimesis. Il volume, da me curato assieme a Marina Bettaglio e Silvia Ross, include una serie di contributi di studiose/i, attiviste/i e autrici/autori interessati a discutere le modalità con cui, in Italia, il tema dell’abuso sessista viene affrontato in letteratura, a teatro, al cinema, sui giornali e in televisione.

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A fronte di numerose pubblicazioni che hanno trattato la questione della violenza patriarcale in maniera diretta, studiandone cioè le manifestazioni empiriche per mezzo di ricerche di ordine statistico, sociologico o psicologico, il testo osserva il fenomeno attraverso la lente dei diversi media impiegati per rappresentarlo. Predilige cioè uno sguardo obliquo che, nonostante il suo carattere allusivo, risulta essere cruciale per l’analisi di manifestazioni afferenti alla società contemporanea, in cui la sfera della discorsività assume un ruolo sempre più decisivo. A dirlo, era già Stuart Hall, uno dei fondatori dei cosiddetti Studi Culturali, il quale, parlando di “dimensione simbolica della vita sociale”, sosteneva che la costruzione di significati e di narrazioni analizzabile tramite le produzioni artistico-mediatiche potesse aiutare a comprendere i processi sociali.

Tenendo fede alla metodologia proposta dagli Studi Culturali, la prima parte del volume è composta da analisi di opere incentrate sul tema dell’abuso sessista quali L’amica geniale (2012-2014) di Elena Ferrante, Ferite a morte (2013) di Serena Dandini, Primo amore (2004) di Matteo Garrone, per citarne solamente alcune. La letteratura, il teatro e il cinema emergono dall’indagine non solo come spazi adibiti alla rappresentazione realistica (e, conseguentemente, alla denuncia) del fenomeno, ma anche come territori in cui lo sdoganamento del finzionale e l’esercizio della fantasia aprono a una dimensione di possibilità che risulta essere produttiva per quanto riguarda la prefigurazione di nuove relazionalità capaci di emanciparsi dal principio patriarcale di possesso.

Le rappresentazioni esplicitamente menzionate nel titolo e messe a valore nel resto del volume sono, insomma, ciò che contribuisce a plasmare il discorso che, in Italia, si sta producendo attorno alla violenza di genere. Se, per dirla con l’ormai stracitato ma sempre stranecessario Michel Foucault, il discorso è, oggi più che mai, terreno in cui i rapporti di potere si estrinsecano e le resistenze ai sistemi di dominio si attuano, il ruolo che lo stesso esercita nell’area dell’attivismo femminista è centrale. Partendo da questa consapevolezza, la seconda parte del libro propone interventi di soggettività militanti attive nel contrasto alla violenza di genere. Dall’impegno dell’associazione Gi.U.Li.A e dei Centri antiviolenza nell’ambito del linguaggio giornalistico, passando per le campagne di sensibilizzazione e subvertising ideate dalla blogger Eretica e dalla rete Nonunadimeno, fino alla critica dell’approccio trans-escludente che caratterizza il discorso mediatico sulla violenza di genere sviluppata da Ethan Bonali, le esperienze descritte veicolano tutte un’idea di co-responsabilità verso la (ri)produzione del linguaggio che impieghiamo per parlare di prepotenza sessista. Su queste tematiche, il saggio “Rappresentazione della violenza contro le donne in ambito mediatico e politico. L’impegno dei centri antiviolenza, scritto da Anna Pramstrahler e Cristina Karadole della Casa delle donne per non subire violenza di Bologna, testimonia lo sforzo di popolarizzazione delle riflessioni femministe sulla violenza di genere portato avanti all’interno della piattaforma online che ospita il presente pezzo, il blog Femicidio.

La terza parte del volume ospita poi brevi testimonianze di scrittrici e scrittori quali Nicoletta Vallorani, Giampaolo Simi, Marilù Oliva e Dacia Maraini cimentatisi con la narrazione della violenza. Ciò che si deduce da questa sezione, la quale funge da conclusione all’intero libro, è che la rappresentazione dell’abuso di genere è un terreno scivoloso, ricco di potenzialità così come di rischi. Da una parte, infatti, la mediazione è operazione imprescindibile per ampliare l’eco degli eventi e delle denunce; detta in altre parole, è ciò che consente di parlare di violenza, di criticarla e di immaginare un mondo senza di essa. Dall’altra, la pratica rappresentativa è sempre basata su processi di esclusione che ne denotano la problematicità e, come sostenuto da alcuni studiosi, persino l’intrinseca violenza. Ne è un esempio quella che la filosofa femminista Teresa de Lauretis, ha denominato “violenza della retorica”, vale a dire quel secolare processo di estromissione dal discorso di soggettività considerate marginali come quella femminile. Se è vero che, su questo fronte, grossi passi avanti si stanno facendo, come dimostra anche la popolarizzazione di discorsi che hanno saputo riassegnare centralità all’esperienza della donna (un esempio su tutti, il dibattito sul femminicidio), è altrettanto chiaro che molto è ancora il lavoro da fare per contrastare attivamente i meccanismi di obliterazione o strumentalizzazione della vittima che spesso vengono messi in atto da parte di chi tenta di appropriarsi delle stesse tematiche perseguendo improprie finalità (vedi il precedentemente citato caso Mariottini e la chiara matrice xenofoba di alcuni comunicati di condanna al delitto-stupro).

Di converso, il discorso femminista contro l’abuso di genere non può esimersi dall’assumersi la responsabilità di eleggere quello di inclusività a principio cardine del proprio operare. Solo in questo modo, sembra suggerire il volume includendo svariati interventi sull’abuso vissuto da prospettive non-binarie, transgender e finanche maschili, è possibile ridurre al minimo i rischi impliciti alla “retorica della violenza”.

Nicoletta Mandolini, University College Cork

FEMICIDE X. Forme contemporanee di schiavitù di donne e ragazze


E’ con immenso piacere che vi presentiamo il decimo volume di FEMICIDE sulle forme contemporanee di schiavitù di donne e ragazze, pubblicato nel 2018.

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Image: Edwina Sandys, Behold, 1997

La schiavitù non si è conclusa con la sua abolizione formale nel diciannovesimo secolo; al contrario è un fenomeno molto dinamico che ha cambiato forme e struttura e che è sopravvissuto in tutto il mondo fino ad oggi.

Secondo Anti-Slavery International, si stima che 40,3 milioni di persone siano soggette a diverse forme di schiavitù in tutto il mondo. La povertà, il sottosviluppo, i conflitti e l’esclusione sociale sono considerati i principali fattori che contribuiscono alla schiavitù, mentre le tradizioni religiose e culturali sono anche responsabili di una serie di pratiche che oggigiorno sono considerate equivalenti alla schiavitù.

La schiavitù moderna prospera in uno stato di diritto debole, cattiva gestione e funzionari pubblici corrotti: colpisce in particolare i più vulnerabili, gli emarginati, gli analfabeti, le donne e coloro che subiscono discriminazioni sociali.

Il decimo volume di FEMICIDE affronta proprio il tema delle attuali forme di schiavitù di donne e ragazze, toccando molte questioni importanti e, purtroppo, ancora trascurate. FEMICIDE è divenuto nel tempo un importante libro che racchiude risorse preziose per istituzioni internazionali, studiosi e professionisti che lavorano insieme su temi connessi alla violenza di genere in tutto il mondo.

E’ uno strumento fondamentale creato dal lavoro del Consiglio accademico sul sistema delle Nazioni Unite (ACUNS), organizzazione non governativa che stimola, sostiene e diffonde la ricerca sulle Nazioni Unite, e collabora con altre organizzazioni internazionali su questioni di governance globale.

Dal 2013 l’ufficio di collegamento di Vienna di ACUNS, attivo dal 2007, si è impegnato nel creare una piattaforma per coloro che dedicano le loro risorse alla lotta contro la violenza di genere contro donne e ragazze, compresa l’uccisione di donne (femminicidio), la sua manifestazione più grave.

Nella prima parte del volume, vengono riportate importanti dichiarazioni che forniscono una panoramica delle azioni passate per eliminare la violenza contro le donne e suggerite proposte per il futuro.

Nella seconda parte, vengono trattate nel dettaglio le varia forme contemporanee di schiavitù di donne e ragazze: dal matrimonio forzato, al matrimonio infantile, ai “matrimoni dilettevoli” in aumento in Iran, Iraq e Afghanistan; alla tratta degli esseri umani e su come proteggere le vittime; ai diritti dei lavoratori domestici e al lavoro forzato; alla violenza sessuale di genere nella Repubblica araba-siriana.

Nella terza parte vengono riportati studi e documenti su varie tematiche. Di particolare interesse la riflessione su come porre fine all’impunità per l’uccisione di donne e bambine legata al genere, coinvolgendo lo Stato come parte responsabile.

E ancora ricerche sulla Spagna, come via di ingresso delle persone con fini di esplorazione sessuale in Europa. Infine sul condizionamento delle donne al suicidio/femminicidio.

FEMICIDE X è stato pensato da una parte per sensibilizzare la ricerca sul tema della violenza di genere e sulle forme di schiavitù contemporanea, dall’altra per offrire una di speranza di miglioramento.

Innumerevoli donne e ragazze soffrono ogni giorno di schiavitù e altre situazioni orribili. Tuttavia, il duro lavoro intrapreso da così tante parti per combattere la violenza contro le donne non è stato vano. Molto è cambiato a seguito di questo lavoro; molti sono stati salvati e molti altri verranno salvati in futuro.

Sabina Leggio

Volume scaricabile online: FEMICIDE X / ACUNS, 2019

Femicide Watch Vienna

ACUNS

ACUNS Vienna

 

Femminicidio invisibile a Rio de Janeiro


Nel ricordo della nostra amica attivista brasiliana, Marielle Franco, che ha lottato sempre per difendere con grande forza i diritti delle donne e delle/gli abitanti delle favelas, vittima scomoda, nel 2018, di un sistema che voleva e che vuole eclissare la violenza e la disuguaglianza invece di combatterle.

marielle franco

La Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza ha pubblicato un articolo che analizza i dati sui casi di violenza di genere denunciati a Rio De Janeiro nel 2016.

L’articolo scritto da Ary Jorge Aguiar Nogueira, ricercatore presso l’Università federale di Rio De Janeiro, analizza la divergenza tra le statistiche ufficiali e i dati reali riguardanti i dati sul femminicidio a Rio De Janeiro.

L’analisi è stata condotta attraverso una procedura qualitativa e quantitativa: i dati quantitativi sono stati ottenuti dalla Corte di giustizia dello stato di Rio De Janeiro che pubblica i procedimenti nei quali si investiga sul reato di femminicidio, senza però indicare se si tratti di reato tentato o consumato.

L’Istituto di pubblica sicurezza di Rio invece descrive mensilmente, con un rapporto, sulla base delle denuncie arrivate alla polizia, i dati sull’incidenza dei femminicidi e dei tentati femminicidi. Solo nella città di Rio nel 2017 (16 mil. di abitanti) sono censiti 68 femicidi e 240 tentativi di femminicidio.

I dati più recenti sono rintracciati sul Sistema di informazione della mortalità (SIM), istituzione gestita dal Ministro della Salute brasiliano, che attraverso le dichiarazioni di morte prende in esame la causa della morte, formalizzata però dai medici in base alle regole dell’OMS.

Con questa ricerca si è deciso di analizzare i dati relativi al 2016 (ultimo anno disponibile nel sistema) prendendo in considerazione l’aggressione come causa di morte, le donne come vittime e le mura domestiche come luogo in cui si è consumato o stava per avvenire il reato.

Il Brasile occupa il 5° posto nella classifica mondiale dei femminicidi, è un Paese estremamente violento, basti pensare che gli ultimi dati pubblicati dall’Atlante della violenza ci dicono che si consumano 30 omicidi ogni 100.000 abitanti quando la media mondiale è compresa tra i 6 e i 9 omicidi ogni 100.000. In un Paese in cui la disuguaglianza, violenza, e discriminazione sono ai più alti livelli, il Brasile non poteva che collocarsi tra i primi posti per numero di femminicidi. Guardando ai 4.606 omicidi di donne registrati nel 2016, 621 sono stati i casi classificati tra i femminicidi.

I dati dell‘Atlante della Violenza nel 2018 sottolineano poi che nel 2016 si sono verificati più di 62.000 omicidi, tenendo in considerazione che il Brasile costituisce il 3% della popolazione mondiale e la densità di popolazione supera i 200.000.000 di abitanti. E’ facile, così, intuire come uno dei rapporti dell’OMS ci dica che nel 2015 il Brasile abbia raggiunto il 15% degli omicidi commessi al mondo. Una percentuale altissima.

La Legge 11340/2006, Legge Maria da Penha, definisce la violenza domestica come azione od omissione che per ragioni di genere infligge danni alla donna all’interno della famiglia o in una relazione affettiva. Si è inteso prendere questa definizione per condurre la ricerca, anche se dovrebbe essere più ampia e includere tutte quelle violenze inflitte alle donne per il solo fatto di essere donne.

Si tratta in ogni caso di una legge che introduce politiche nodrop, per le quali la vittima non può rinunciare al perseguimento dell’azione penale, stabilisce anche che ogni donna ha il diritto alla protezione sociale e statale quando è vittima di violenza con la previsione di procedure di affiancamento e assistenza giudiziaria nel percorso di uscita dalla situazione di violenza.

La legge 13104/2015 introduce invece il femminicidio, modificando l’articolo 121 del Codice Penale del Brasile, indicandolo come omicidio nei confronti di donne per ragioni di genere, al fine di identificarlo come un’aggravante. Inoltre con la legge 8072/1990 il femminicidio viene incluso tra i crimini efferati e bisogna infine sottolineare che la legge prevede la presunzione di femminicidio quando la morte sia causata da una violenza domestica.

Le statistiche relative al biennio 2016/2017 pubblicate dall’Istituto di pubblica sicurezza mettono in risalto una discrepanza tra il numero di femminicidi sotto indagine e i corrispondenti procedimenti giudiziari. Ciò sicuramente è dovuto al ritardo nell’apertura del procedimento penale che porta all’azione penale molti anni dopo la commissione del reato. Ma questa differenza ci suggerisce anche che, in riferimento ai delitti su cui si indaga, una gran parte di questi non è soggetta all’attenzione e alla considerazione della Magistratura, mettendo così a fuoco il maschilismo istituzionalizzato che dilaga e che fa alzare il numero oscuro dei femminicidi, vale a dire percentuali che sfuggono o che vogliono sfuggire.

La responsabilità sociale è soprattutto della giustizia: vi è la necessità di implementare strumenti legislativi e di tutela e protezione delle donne che si trovano in questa tragiche circostanze e c’è il bisogno di rendere visibili e affidabili le statistiche relative al femminicidio, solo così si potrà iniziare a smuovere le coscienze e a prendere in considerazione soluzioni più efficaci per vivere in un Paese meno violento e meno disuguale per le donne.

Silvia Dei Baroni De Rose

 Femminicidio invisibile: un’analisi delle statistiche di Rio de Janeiro del 2016 / di Ary Jorge Aguiar Nogueira, Rivista di Criminologia, Vittimologia, Sicurezza, gennaio-febbraio 2019

Instituto de Segurança Pública, Rio de Janierio

Marielle Franco, su Wikipedia

Un osservatorio sul femicidio in Canada. Un esempio per tutti Stati


È il nostro lavoro insieme che farà la differenza e assicurerà che donne e ragazze uccise dalla violenza non siano dimenticate e che sempre meno donne e ragazze debbano essere ricordate in futuro.

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Le Nazioni Unite, vista l’urgenza e la serietà del problema del femicidio, hanno recentemente richiesto ad ogni paese aderente di creare un osservatorio sul tema per comprendere a fondo il fenomeno.

Abbiamo qui voluto portare una sintesi della ricerca in quanto il Canada è uno dei pochi paesi che ha risposto prontamente alla richiesta dell’ONU istituendo il CFOJA, l’Osservatorio Canadese del Femicidio per la Giustizia e la Responsabilità, organismo di 15 associazioni impegnate contro la violenza alle donne istituito nel 2017.

Per tutto l’anno 2018 l’osservatorio canadese ha raccolto e analizzato dati sul femicidio nel proprio territorio delineando in modo più sistematico i criteri di ricerca del fenomeno ed offrendo uno spunto di riflessione per gli altri paesi.

Lo studio è stato possibile grazie al supporto fornito dal team di ricerca del CSSLRV, centro per lo studio delle risposte sociali e giuridiche alla violenza e all’Università di Guelph (Ontario).

L’obiettivo dell’Osservatorio è individuare un focus chiaro e condivisibile, di portata nazionale, sul femicidio attraverso: (1) la raccolta e l’analisi della documentazione sulla modalità di messa in atto dei femicidi in Canada; (2) il monitoraggio delle risposte statali, giuridiche e sociali a tali uccisioni.

La ricerca dal titolo #CallitFemicide, scaricabile online nelle due lingue (inglese e francese), raccoglie le riflessioni e i dati di quanto emerso da un anno di raccolta dati a livello nazionale includendo il femicidio intimo e non intimo e indagando sulle motivazioni misogine che hanno portato al delitto.

Il report è diviso in sei sezioni ognuna delle quali approfondisce un aspetto del femicidio, in particolare raccoglie e analizza i dati emersi dalle notizie dei mass media, sia nel contesto canadese sia a livello internazionale.

La sezione I focalizza l’attenzione sulla storia e l’evoluzione del termine “femicidio” osservando sia il contesto internazionale sia quello canadese e definendo dei parametri di ricerca secondo la prospettiva del CFOJA. Nella sezione II la ricerca si concentra in particolare sui dati emersi in Canada nel 2018 considerando le donne e le ragazze minori sopra i 14 anni.  Nella sezione III l’analisi diventa più interessante anche per l’Italia, in quanto mira a comprendere quali sono gli indicatori motivazionali e i patterns ricorrenti che contraddistinguono gli omicidi di genere contro le donne e le ragazze. Ciò consente di creare un profilo maggiormente definito del contesto più critico, in cui le donne e le ragazze possono trovarsi, e quali i fattori di rischio che potrebbero essere riconosciuti precocemente per un intervento preventivo. Questi aspetti vengono analizzati nella IV sezione. Nella V sezione si suggeriscono gli ambiti di ricerca da approfondire, soprattutto in merito al modo in cui viene trattato il fenomeno dai Media, nei Tribunali e dalla legislazione sia locale sia internazionale. La VI e ultima sezione è dedicata al ricordo delle vittime.

Nel 2018 148 donne sono state uccise in Canada. Questo report è in loro memoria, per ricordare loro e tutte le donne uccise dalla violenza maschile. Alle loro famiglie, alle loro amiche e ai loro amici affinché possano piangerle e celebrarle.

Sabina Leggio

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#CallItFemicide: understanding gender-related killings of women and girls in Canada 2018, https://femicideincanada.ca/callitfemicide.pdf
Centre for the Study of Social and Legal Responses to Violence, University of Guelph (Ontario) https://violenceresearch.ca/

Un impegno accademico a fianco dei Centri antiviolenza. Nel ricordo di Anna Costanza Baldry


Il 9 marzo 2019 Anna Costanza Baldry ci ha lasciate, un giorno dopo l’ultimo 8 marzo. Anna è stata una docente universitaria, psicologa, criminologa e riferimento importantissimo in quanto studiosa femminista vicina ai Centri antiviolenza e consulente per Onu, Osce e Nato occupandosi prettamente di violenza su donne e minori.

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Nel corso degli anni il suo lavoro si è concentrato su tutti gli aspetti legati alla prevenzione e all’intervento contro la violenza alle donne, essendo anche stata responsabile di uno dei Centri di Roma, Associazione Differenza donna.

Vogliamo ringraziarla per gli spunti teorici importantissimi per noi operatrici e per la collaborazione attiva con Casa delle donne e con la Rete dei centri antiviolenza D.i.Re.

Nel 2015 è stata nominata dal Presidente Mattarella, Ufficiale dell’ordine al Merito con un’importante motivazione: «per la professionalità e costanza con cui dedica le sue ricerche e la sua attività al contrasto alla violenza alle donne». Recentemente Rai3 ha mandato in onda una puntata emozionante di Nuovi Eroi dedicata interamente a lei.

Dobbiamo alla Prof.ssa Baldry un’importante presa di coscienza, elaborata quando ancora in Italia ben poco si parlava di violenza sulle donne e di femminicidio: polizia, ospedali e centri antiviolenza non collaborano a sufficienza e non comunicano con un linguaggio condiviso, questo non assicura la formazione di quella rete di sostegno fondamentale per il percorso di uscita dalla violenza. Da questa valutazione risulta necessario dotarsi di un metodo scientifico, un protocollo operativo da attuare su tutti i livelli per arginare la violenza e prevenire il femminicidio. Ha affrontato temi come lo stalking, ancora poco conosciuto in Italia quando ha iniziato la sua attività e argomenti come la violenza assistita, spesso sottovalutato nell’analisi delle situazioni.

È da queste molteplici riflessioni che nasce il suo libro: Dai maltrattamenti all’omicidio, con cui introduce in Italia il SARA. Spousal Assault RiskAssessment- Valutazione del rischio di recidiva[1], che fornisce linee guida di valutazione del rischio per tutti gli attori/trici che lavorano con donne vittime di violenza, con l’obbiettivo di impedire la recidiva dei soggetti violenti. È così che i centri antiviolenza adottano una prassi imprescindibile caratterizzata dal lavoro e l’impegno per la prevenzione del fenomeno. Importate il suo impegno nel progetto Femicide accross Europe, progetto voluto fortemente da lei in quanto rappresentante italiana e autrice di una importante parte della pubblicazione scaricabile online[2].

In particolare vogliamo ricordare qui le ricerche a cui la Prof.ssa si è dedicata negli ultimi anni, che hanno trovato concretizzazione nell’opera Orfani speciali: chi sono, dove sono, con chi sono: conseguenze psico-sociali su figlie e figli del femminicidio[3]. Nel libro si pone l’attenzione su un tema finora mai affrontato, quello della tutela delle decine e decine di orfane e orfani del femminicidio: bambine e bambini, soli a seguito dell’omicidio della madre ad opera di un padre. Nel 30 % dei casi si suicida oppure va in carcere in quanto assassino. La ricerca Switch – off, condotta insieme alla rete Nazionale dei centri antiviolenza D.i.Re e alcuni centri europei, intende analizzare quali risorse, supporti e strategie devono essere adottate per aiutare concretamente gli orfani di femminicidio ad elaborare e superare il trauma. La ricerca condotta testimonia che sono pochissimi gli studi fatti in Europa e nel mondo che si sono occupati di questo importante aspetto legato al femminicidio. Cosa succede agli “orfani speciali” quando bisogna spiegare loro cosa è successo alla mamma? Qual è l’atteggiamento e il comportamento degli attori sociali coinvolti, nei confronti di queste bambine e questi bambini? Vittimizzati ulteriormente e troppo spesso affidati ai parenti del padre omicida.

Il suo impegno in questa direzione ha trovato parziale concretizzazione con la legge sugli “Orfani per crimini domestici” (Legge n. 4 del 2018), voluta fortemente da lei, che prevede l’accesso al gratuito patrocinio e ai servizi sanitari e psicologici, la possibilità di cambiare cognome e molto altro a tutela dei minori. Tuttavia, ad oggi, a favore della legge non sono ancora stati stanziati fondi effettivi, possiamo dunque fare nostre le parole di Anna: «La burocrazia non guarda in faccia neppure queste creature speciali»[4].

Questo post vuole essere un ringraziamento alla Prof.ssa, che coi suoi testi, nel corso dei nostri studi universitari, è stata una figura indispensabile della nostra formazione. L’insegnamento e l’impegno di tutta la vita che Anna ci lascia è rivolto alla convinzione che spingersi oltre, chiedere riconoscimento, leggi e diritti rispetto a tutte le vittime di femminicidio è urgente e necessario, oggi più che mai. Per questo guardiamo a tutto il suo lavoro con grande orgoglio e profonda stima, perché nessun passo indietro venga fatto rispetto a tutta la strada che, grazie anche a lei, è stata percorsa.

Silvia Dei Baroni De Rose e Silvia Saccoccia

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[1] . Anna Costanza Baldry, Dai maltrattamenti all’uxoricidio. La valutazione del rischio di recidiva e dell’uxoricidio, Milano, Franco Angeli, 2016.
[2] Prevention of femicide, Anna Costanza Baldry and Marie José Magalhães, in Femicide Accross Europe: Theory research prevention, Policy Press, 2018 http://www.oapen.org/viewer/web/viewer.html?file=http://www.oapen.org/document/1001748
[3] Anna Costanza Baldry, Orfani Speciali, Milano, Franco Angeli, 2018
[4] Anna Baldry “Quell’impegno a tutelare gli orfani dei femminicidi”, Il Corriere della Sera, 8 Marzo 2019