Femminicidio invisibile a Rio de Janeiro


Nel ricordo della nostra amica attivista brasiliana, Marielle Franco, che ha lottato sempre per difendere con grande forza i diritti delle donne e delle/gli abitanti delle favelas, vittima scomoda, nel 2018, di un sistema che voleva e che vuole eclissare la violenza e la disuguaglianza invece di combatterle.

marielle franco

La Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza ha pubblicato un articolo che analizza i dati sui casi di violenza di genere denunciati a Rio De Janeiro nel 2016.

L’articolo scritto da Ary Jorge Aguiar Nogueira, ricercatore presso l’Università federale di Rio De Janeiro, analizza la divergenza tra le statistiche ufficiali e i dati reali riguardanti i dati sul femminicidio a Rio De Janeiro.

L’analisi è stata condotta attraverso una procedura qualitativa e quantitativa: i dati quantitativi sono stati ottenuti dalla Corte di giustizia dello stato di Rio De Janeiro che pubblica i procedimenti nei quali si investiga sul reato di femminicidio, senza però indicare se si tratti di reato tentato o consumato.

L’Istituto di pubblica sicurezza di Rio invece descrive mensilmente, con un rapporto, sulla base delle denuncie arrivate alla polizia, i dati sull’incidenza dei femminicidi e dei tentati femminicidi. Solo nella città di Rio nel 2017 (16 mil. di abitanti) sono censiti 68 femicidi e 240 tentativi di femminicidio.

I dati più recenti sono rintracciati sul Sistema di informazione della mortalità (SIM), istituzione gestita dal Ministro della Salute brasiliano, che attraverso le dichiarazioni di morte prende in esame la causa della morte, formalizzata però dai medici in base alle regole dell’OMS.

Con questa ricerca si è deciso di analizzare i dati relativi al 2016 (ultimo anno disponibile nel sistema) prendendo in considerazione l’aggressione come causa di morte, le donne come vittime e le mura domestiche come luogo in cui si è consumato o stava per avvenire il reato.

Il Brasile occupa il 5° posto nella classifica mondiale dei femminicidi, è un Paese estremamente violento, basti pensare che gli ultimi dati pubblicati dall’Atlante della violenza ci dicono che si consumano 30 omicidi ogni 100.000 abitanti quando la media mondiale è compresa tra i 6 e i 9 omicidi ogni 100.000. In un Paese in cui la disuguaglianza, violenza, e discriminazione sono ai più alti livelli, il Brasile non poteva che collocarsi tra i primi posti per numero di femminicidi. Guardando ai 4.606 omicidi di donne registrati nel 2016, 621 sono stati i casi classificati tra i femminicidi.

I dati dell‘Atlante della Violenza nel 2018 sottolineano poi che nel 2016 si sono verificati più di 62.000 omicidi, tenendo in considerazione che il Brasile costituisce il 3% della popolazione mondiale e la densità di popolazione supera i 200.000.000 di abitanti. E’ facile, così, intuire come uno dei rapporti dell’OMS ci dica che nel 2015 il Brasile abbia raggiunto il 15% degli omicidi commessi al mondo. Una percentuale altissima.

La Legge 11340/2006, Legge Maria da Penha, definisce la violenza domestica come azione od omissione che per ragioni di genere infligge danni alla donna all’interno della famiglia o in una relazione affettiva. Si è inteso prendere questa definizione per condurre la ricerca, anche se dovrebbe essere più ampia e includere tutte quelle violenze inflitte alle donne per il solo fatto di essere donne.

Si tratta in ogni caso di una legge che introduce politiche nodrop, per le quali la vittima non può rinunciare al perseguimento dell’azione penale, stabilisce anche che ogni donna ha il diritto alla protezione sociale e statale quando è vittima di violenza con la previsione di procedure di affiancamento e assistenza giudiziaria nel percorso di uscita dalla situazione di violenza.

La legge 13104/2015 introduce invece il femminicidio, modificando l’articolo 121 del Codice Penale del Brasile, indicandolo come omicidio nei confronti di donne per ragioni di genere, al fine di identificarlo come un’aggravante. Inoltre con la legge 8072/1990 il femminicidio viene incluso tra i crimini efferati e bisogna infine sottolineare che la legge prevede la presunzione di femminicidio quando la morte sia causata da una violenza domestica.

Le statistiche relative al biennio 2016/2017 pubblicate dall’Istituto di pubblica sicurezza mettono in risalto una discrepanza tra il numero di femminicidi sotto indagine e i corrispondenti procedimenti giudiziari. Ciò sicuramente è dovuto al ritardo nell’apertura del procedimento penale che porta all’azione penale molti anni dopo la commissione del reato. Ma questa differenza ci suggerisce anche che, in riferimento ai delitti su cui si indaga, una gran parte di questi non è soggetta all’attenzione e alla considerazione della Magistratura, mettendo così a fuoco il maschilismo istituzionalizzato che dilaga e che fa alzare il numero oscuro dei femminicidi, vale a dire percentuali che sfuggono o che vogliono sfuggire.

La responsabilità sociale è soprattutto della giustizia: vi è la necessità di implementare strumenti legislativi e di tutela e protezione delle donne che si trovano in questa tragiche circostanze e c’è il bisogno di rendere visibili e affidabili le statistiche relative al femminicidio, solo così si potrà iniziare a smuovere le coscienze e a prendere in considerazione soluzioni più efficaci per vivere in un Paese meno violento e meno disuguale per le donne.

Silvia Dei Baroni De Rose

 Femminicidio invisibile: un’analisi delle statistiche di Rio de Janeiro del 2016 / di Ary Jorge Aguiar Nogueira, Rivista di Criminologia, Vittimologia, Sicurezza, gennaio-febbraio 2019

Instituto de Segurança Pública, Rio de Janierio

Marielle Franco, su Wikipedia

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