CHIARA PELI

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BOLOGNA

SCUOLA DI LETTERE E BENI CULTURALI

Corso di laurea in Scienze della Comunicazione

Il femminicidio nei giornali italiani

di  Chiara Peli

Relatore: Prof. Andrea Ropa

ANNO ACCADEMICO 2015-2016

Sebbene il termine femminicidio sia diventato oggi di uso comune, dopo aver ottenuto una precisa definizione e il riconoscimento giuridico internazionale, risulta essere ancora legato a stereotipi consolidati e posizionato in cornici di senso che non approfondiscono la più ampia dimensione sociale e culturale della violenza.

Nel primo capitolo viene fornita la definizione sociale e giuridica del fenomeno, mettendo in evidenza il fatto che si tratta di un percorso di riconoscimento ancora da consolidare. In Italia infatti non c’è un sistema di raccolta dati condiviso e ufficiale, un’argomentazione di cui si avvalgono i negazionisti del fenomeno, né si indagano le complesse e radicate ragioni. Il gruppo femminicidio della Casa delle donne per non subire violenza di Bologna dal 2005 raccoglie i dati e monitora il fenomeno attraverso la stampa, l’unico strumento capace oggi di dare una dimensione agli avvenimenti. Lungi dall’essere la conseguenza di un raptus la violenza di genere è prima di tutto un fenomeno strutturale che attiene ad un sistema di valoriale che permea ogni fibra della società. La responsabilità dei media è cruciale: attraverso il processo di frame building si ha la capacità di strutturare e organizzare le rispettive esperienze esercitando un’inevitabile influenza sulla percezione che le persone hanno delle notizie.

Il secondo capitolo indaga le modalità di rappresentazione dei giornali italiani analizzando le strutture narrative, le classificazioni del movente e i nessi di causa-effetto di due articoli per ogni caso di femminicidio commesso da gennaio ad agosto 2016. Emergono strutture narrative che presentano la vicenda come un caso isolato di natura istintuale, in risposta alla condotta provocatoria della donna. I frame interpretativi individuati nelle notizie sono quattro e fanno riferimento al movente dell’amore tormentato, alla perdita di controllo, alla malattia e ad “altre” ragioni non indagate o riconducibili a generiche liti. La stampa non rappresenta la natura strutturale dei crimini e il suo collegamento ad un sistema valoriale che tende alla giustificazione del colpevole e alla colpevolizzazione della vittima. La composizione prevalentemente maschile delle redazioni delle testate giornalistiche è un importante fattore che concorre a riprodurre squilibri nelle rappresentazioni di genere. Emerge la necessità di una prospettiva femminile per lavorare su una scrittura accorta e in grado di adottare un punto di vista di genere, che abbia un impatto sul processo di selezione delle notizie e renda possibile una diversificazione dei contenuti e del modo in cui vengono trattati.

Nel terzo capitolo si sviluppa una riflessione sul linguaggio: anche le parole hanno una funzione strategica per la diffusione dei modelli educativi poiché contribuiscono alla costruzione o al rafforzamento di vecchi stereotipi. Esistono polarizzazioni e asimmetrie semantiche che attribuiscono significati postivi e valenze negative allo stesso termine a seconda che sia orientato al maschile piuttosto che al femminile e l’assenza del genere neutro pone il problema definitorio nel momento in cui una donna raggiunge ruoli di prestigio. Comunicare nel modo più efficace la violenza e le differenze di genere anche e soprattutto agli uomini può essere difficile. Esistono tuttavia esperienze di performances teatrali che danno voce sia a donne che uomini, finalizzate alla sensibilizzazione sulla gravità del fenomeno e recentemente si stanno diffondendo centri per il trattamento di uomini maltrattanti, contestualmente ad una di ricerca europea volta a sviluppare strategie di intervento con uomini che usano violenza nelle relazioni di intimità. La federazione internazionale dei giornalisti fornisce alcune raccomandazioni per una corretta informazione sulla violenza contro le donne, sollecitando al superamento dei preconcetti che ostacolano un’adeguata rappresentazione pubblica del ruolo della donna nella società.