Vassallo e il dito contro vittime di violenza: no grazie, ce ne sono già a sufficienza


Perché non hai detto qualcosa”, mi hanno chiesto, preoccupati e confusi. “Avremmo potuto aiutarti. Avremmo potuto fare qualcosa!Ci credo. Se avessero saputo quanto orribile la mia vita era diventata, non ho dubbi che avrebbero fatto del loro meglio per aiutarmi. Ma tutto questo è successo più di vent’anni fa. Oggi sono guarita, emotivamente sana, ne sono definitivamente uscita, e col senno di poi è facile vedere con chiarezza che i miei amici e la famiglia mi avrebbero aiutato. Ma allora non era così. Perché quando sei nel bel mezzo delle cose, nel bel mezzo di un inferno del quale sei convinta di essere responsabile, non puoi vedere nulla in modo chiaro. La paura e la vergogna ti consumano: sono costantemente al tuo fianco. E quando guardi la tua famiglia e gli amici, li immagini mentre ti giudicano e ti deridono. Perché conosci…

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Il femminicidio in Italia: tra mancanza di statistiche ufficiali ed impatto mediatico


In quest’articolo Anna Pramstrahler1, affronta il tema del femminicidio analizzando, in primo luogo, come questo fenomeno venga discusso all’interno dei media nazionali italiani. L’autrice sottolinea come la maggior parte delle pubblicazioni presenti all’interno dei quotidiani nazionali, si sviluppino senza alcun utilizzo di dati ufficiali che attestino la veridicità dei contenuti dei diversi articoli.

In secondo luogo, Anna Pramstrahler presenta il ruolo e le diversi compiti della Casa delle donne per non subire violenza di Bologna, un organizzazione no-profit che dal 2005, oltre a svolgere una funzione diretta sostegno per le donne vittime della violenza maschile, si occupa anche “di raccogliere il nome ed il numero delle donne uccise per mano maschile in Italia”.

L’associazione presenta un elenco che oggi supera i 1150 nomi di donne uccise e che continua costantemente a crescere: si parla in media di una donna ogni due giorni e di oltre circa 130 vittime all’anno. L’autrice sottolinea come il lavoro della Casa delle donne non sia prettamente scientifico dal momento che “la fonte della nostra indagine è esclusivamente la stampa e quindi il numero degli omicidi riportati non è completo e le notizie hanno poche informazioni”, né si tratta di uno studio criminologico che “vuole avere un approccio neutro di indagine fredda come i criminologi sono inclini a fare”.

L’ obiettivo della ricerca sui femicidi, è quello di svolgere un lavoro politico di denuncia sul fenomeno della violenza maschile contro le donne, il quale renda visibile che “la violenza contro le donne ed il femminicidio hanno origine nella normalità delle relazioni di potere tra donna e uomo, ossia nel dominio”.

Il lavoro della Casa delle donne nasce in risposta alla mancata presenza di dati ufficiali nazionali sul fenomeno del femminicido. Oggi la Casa delle donne, non solo raccoglie i femminicidi avvenuti in ambito domestico e si occupa di quelle uccisioni avvenute nel contesto delle vittime di tratta, ma raccoglie anche i tentati femicidi, ritenendo che anche questi dati possano essere utili per una piena analisi del fenomeno e delle sue dimensioni.

Secondo l’autrice, è necessario che le istituzioni pubbliche realizzino un Osservatorio sulla violenza contro le donne, già previsto nel recente Piano Nazionale, e iniziasse a considerare seriamente a livello sociale la presenza del femminicidio “al fine di creare delle politiche pubbliche che contrastino non solo la violenza contro le donne ma anche la cultura maschilista dominante”.

Naima Magris

Articolo pubblicato nellla rivista Gendersexuality

http://www.gendersexualityitaly.com/il-femminicidio-in-italia/

 

“Femminicidio: chi ha paura della differenza?” di Patrizia Violi


All’interno di questo articolo, l’autrice Patrizia Violi, docente di Semiotica presso l’Università di Bologna, ripercorre la storia semantica del termine “femminicidio”. Tale concetto, entrato da pochi anni a far parte del nostro lessico, non è di fatto privo di importanza in quanto: “Il linguaggio non è un dispositivo che si limita a descrivere la realtà ma in qualche misura la crea, la determina e le dà forma”.

Il termine femminicidio trova la sua attestazione ufficiale nel Devoto-Oli del 2009 dove viene definito come:

“Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte.”

Secondo l’autrice, la definizione del femminicidio presente nel Devoto-Oli risulta essere incompleta per le comprensione stessa di questo fenomeno poiché al suo interno non è presente alcun riferimento a quell’accezione più privata e familistica di queste uccisioni.

Ripercorrendo la storia semantica della parola femminicidio, Patrizia Violi decide di considerare il dibattito femminista anglo-americano su questo termine. All’interno di questo, la violenza delle donne viene letta e definita come un problema politico che ha le proprie radici nella cultura e nel potere patriarcale.

La professoressa appoggia tale interpretazione ritenendo che l’uccisione delle donne per mano degli uomini non sia un problema individuale e straordinario ma bensì politico e da sempre presente all’interno di ogni società di tipo patriarcale. Secondo Patrizia Violi:

“Man mano che il femminicidio viene inteso come una categoria analitica della teoria politica, il suo significato si fa trasversale e si estende ad ogni forma di violenza di genere contro le donne, venendo a coprire fenomeni diversi ed apparentemente lontani nel tempo e nello spazio, ma accomunati da una prospettiva di genere, al tempo stesso critica e teorica”.

Non è quindi possibile definire il femminicidio come un delitto generico in quanto esso non è nient’altro che condizione tragica di una normalità che ha le sue radici nel dominio maschile sul femminile:

“Le donne non vengono uccise per qualcosa che hanno fatto o detto; le donne vengono uccise perché donne, in quanto donne, perché portatrici di una differenza intollerabile agli occhi dei loro assassini.”

Questo resoconto risulta essere di particolare interesse per coloro che intendono indagare la storia semantica ed il contesto sociale in cui il termine “femminicidio” nacque.

Al suo interno, si affronta anche in maniera piuttosto innovativa il tema della differenza femminile rispetto a quella maschile. L’autrice difatti, presta delle possibili ipotesi sul perché il femminicidio sia un fenomeno sociale universale e da sempre presente all’interno delle società patriarcali.

È forse possibile parlare di una paura della differenza?

Naima Magris

Patrizia Violi. “Femminicidio: chi ha paura della differenza?“. Gender/Sexuality/Italy [http://www.gendersexualityitaly.com/femminicidio-chi-ha-paura-della-differenza/]

Femicide census: profil of women killed by men


Si è tenuto a Londra il 12 febbraio 2015 un convegno sul femicidio al quale siamo state invitate da un importante azienda che ha sostenuto la ricerca sulle donne uccise in Inghilterra e Wales.

Il convegno ha presentato i risultati di 5 anndi femminicidi inglesi, dati finora mancanti, e come in Italia viene fatta da un associazione di donne, e non dallo stato con un osservatorio ufficiale istituzionale.

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Importante intervento di Jill Radford, co-autrice con Diana Russel, del ormai classico studio Femicide, the politics of Killing women, pubblicato gratuitamente on-line.

http://www.dianarussell.com/f/femicde(small).pdf

Altro importante contributo di Hillary Fisher, di Women’s Aid, che spiega il complesso database e come in questi anni sono riuscite a lavorare con le due aziende, Freshfield e Deloitte, tenendo sempre presente la protezione delle donne e una sensibilizzazione della cultura che legittima la violenza contro le donne.

www.femicidecensus.org.uk

Seminario “Femminicidio: una lettura femminista” 29 novembre – Bologna


Nell’ambito del Festival de La violenza illustrata il Gruppo Femicidio oragnizza un seminario dal titolo:

Femminicidio: una lettura femminista
Il dibattito internazionale e il riconoscimento come violazione dei diritti umani

Luogo: Casa delle donne per non subire violenza

Via dell’Oro 3 – Bologna

sabato 29 novembre, ore 10:00-16:00

Foto murales Roma

Il femminicidio è una manifestazione della violenza maschile sulle donne diffusa in tutto il mondo. Solo da pochi anni è stato oggetto di un’attenzione specifica da parte della politica, dei media e del mondo accademico. Nel seminario, oltre a ripercorrere le origini del neologismo, verrà illustrato il dibattito internazionale in materia, con particolare attenzione ai percorsi di rivendicazione politica e di riconoscimento giuridico, in particolare nell’ambito delle Nazioni Unite come violazioni dei diritti umani. Verranno riportati studi e ricerche recenti sul temi e approfondimenti sul fenomeno e della sua interpretazione in Italia e nel mondo.

Seminario organizzato dal Gruppo femicidio della Casa delle donne di Bologna in collaborazione con Barbara Spinelli, avvocata, esperta in materia di femminicidio.

Iscrizione entro il 20 novembre e informazioni via mail a: femicidio.casadonne@gmail.com Iscrizione aperta a tutte le interessate dietro un contributo di € 20 che comprende il materiale e pranzo.

Il programma della giornata.

Fatal love: l’importanza della raccolta dei dati sui femicidi


Fatal love, un interessante articolo scritto dalla ricercatrice Adrien Howe della Griffith University in Australia pubblicato lo scorso maggio sulla rivista Griffith Journal of Law and Human Dignity, ci parla dell’importanza della raccolta e dell’analisi dei dati sui femicidi, al fine di fare informazione sulla violenza contro le donne.

In particolare Howe promuove il lavoro svolto nel Regno Unito da una nuova corrente di ricercatrici ed attiviste anti-violenza, che forniscono e divulgano in maniera innovativa attraverso i propri blog il numero di donne uccise ogni anno in quel paese. L’analisi delle statistiche permette di comprendere quali sono gli elementi che si ripetono in questi delitti e dare loro un nome, ad iniziare dalla relazione tra la vittima ed il carnefice, ove si palesa una forte asimmetria di genere.

Con il progetto “Counting Dead Women”, Karen Ingala Smith, amministratrice delegata di NIA, associazione londinese che si occupa di proteggere donne e minori vittime di violenza, stila nel suo blog l’elenco delle donne uccise dal 2012 ad oggi, a partire dalla stampa, spesso locale – giacchè alcuni femicidi non arrivano alle testate nazionali. Si tratta di 112 donne nel 2012, 140 donne nel 2013 e 76 da gennaio a giugno 2014. Risulta che, nel periodo compreso tra gennaio 2012 e gennaio 2014, i tre quarti di esse sono state assassinate da partner o ex partner. Un fattore, questo, che accomuna le ricerche compiute in diversi paesi europei ed occidentali e che dimostra come l’abbandono della relazione costituisca per la donna un elevato fattore di rischio.

Mentre i media e l’opinione pubblica spostano l’attenzione sulla tragicità di questi eventi e sul “potrebbe capitare a chiunque”, l’intenzione delle organizzazioni di donne che redigono queste statistiche è quella di trattare la questione della violenza domestica come un problema politico di prim’ordine.

Rispetto a ciò, secondo Howe, le iniziative di prevenzione ed il sistema della giustizia penale inglese scontano gravi ritardi. Solo nel 2009 è stato sancito che l’infedeltà sessuale non rientri tra le cause scatenanti la “perdita di controllo”, un argomento difensivo che, applicato al reato di omicidio, può ridurre la responsabilità dell’uomo violento facendolo rispondere di omicidio colposo.
Solo nel 2011 una legge inglese ha stabilito l’obbligo di istituire una commissione per ogni caso di omicidio causato da violenza domestica, riunendo tutte le agenzie e i servizi pubblici del territorio in cui è avvenuto. Questa procedura chiamata Domestic Homicide Review, ha lo scopo di portare tutti gli attori coinvolti a rispondere alla domanda: avremmo potuto salvare la vittima?

Ancora, solo nel 2012 una Corte d’Appello inglese ha stabilito che un caso di femicidio si configurasse come una vendetta pianificata ed eseguita a sangue freddo, e non come la solita, inspiegabile ed isolata tragedia.

Afferma Howe che, se pagare con la vita il fatto di lasciare un uomo è qualcosa che le odierne vittime di femicidio condividono con le loro antenate nei secoli, l’indulgenza a cui assistiamo nel ventunesimo secolo, tanto nella cultura dominante quanto nella giurisprudenza, nei confronti degli uomini che agiscono violenza sulle loro compagne, sembra il lascito dell’antico diritto (maschile) di possesso di una donna.

Adrien Howe, Griffith Journal of Law and Human Dignity, Griffith University Australia. Maggio 2014.