“Femminicidio: chi ha paura della differenza?” di Patrizia Violi


All’interno di questo articolo, l’autrice Patrizia Violi, docente di Semiotica presso l’Università di Bologna, ripercorre la storia semantica del termine “femminicidio”. Tale concetto, entrato da pochi anni a far parte del nostro lessico, non è di fatto privo di importanza in quanto: “Il linguaggio non è un dispositivo che si limita a descrivere la realtà ma in qualche misura la crea, la determina e le dà forma”.

Il termine femminicidio trova la sua attestazione ufficiale nel Devoto-Oli del 2009 dove viene definito come:

“Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte.”

Secondo l’autrice, la definizione del femminicidio presente nel Devoto-Oli risulta essere incompleta per le comprensione stessa di questo fenomeno poiché al suo interno non è presente alcun riferimento a quell’accezione più privata e familistica di queste uccisioni.

Ripercorrendo la storia semantica della parola femminicidio, Patrizia Violi decide di considerare il dibattito femminista anglo-americano su questo termine. All’interno di questo, la violenza delle donne viene letta e definita come un problema politico che ha le proprie radici nella cultura e nel potere patriarcale.

La professoressa appoggia tale interpretazione ritenendo che l’uccisione delle donne per mano degli uomini non sia un problema individuale e straordinario ma bensì politico e da sempre presente all’interno di ogni società di tipo patriarcale. Secondo Patrizia Violi:

“Man mano che il femminicidio viene inteso come una categoria analitica della teoria politica, il suo significato si fa trasversale e si estende ad ogni forma di violenza di genere contro le donne, venendo a coprire fenomeni diversi ed apparentemente lontani nel tempo e nello spazio, ma accomunati da una prospettiva di genere, al tempo stesso critica e teorica”.

Non è quindi possibile definire il femminicidio come un delitto generico in quanto esso non è nient’altro che condizione tragica di una normalità che ha le sue radici nel dominio maschile sul femminile:

“Le donne non vengono uccise per qualcosa che hanno fatto o detto; le donne vengono uccise perché donne, in quanto donne, perché portatrici di una differenza intollerabile agli occhi dei loro assassini.”

Questo resoconto risulta essere di particolare interesse per coloro che intendono indagare la storia semantica ed il contesto sociale in cui il termine “femminicidio” nacque.

Al suo interno, si affronta anche in maniera piuttosto innovativa il tema della differenza femminile rispetto a quella maschile. L’autrice difatti, presta delle possibili ipotesi sul perché il femminicidio sia un fenomeno sociale universale e da sempre presente all’interno delle società patriarcali.

È forse possibile parlare di una paura della differenza?

Naima Magris

Patrizia Violi. “Femminicidio: chi ha paura della differenza?“. Gender/Sexuality/Italy [http://www.gendersexualityitaly.com/femminicidio-chi-ha-paura-della-differenza/]

Femicide census: profil of women killed by men


Si è tenuto a Londra il 12 febbraio 2015 un convegno sul femicidio al quale siamo state invitate da un importante azienda che ha sostenuto la ricerca sulle donne uccise in Inghilterra e Wales.

Il convegno ha presentato i risultati di 5 anndi femminicidi inglesi, dati finora mancanti, e come in Italia viene fatta da un associazione di donne, e non dallo stato con un osservatorio ufficiale istituzionale.

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Importante intervento di Jill Radford, co-autrice con Diana Russel, del ormai classico studio Femicide, the politics of Killing women, pubblicato gratuitamente on-line.

http://www.dianarussell.com/f/femicde(small).pdf

Altro importante contributo di Hillary Fisher, di Women’s Aid, che spiega il complesso database e come in questi anni sono riuscite a lavorare con le due aziende, Freshfield e Deloitte, tenendo sempre presente la protezione delle donne e una sensibilizzazione della cultura che legittima la violenza contro le donne.

www.femicidecensus.org.uk

Seminario “Femminicidio: una lettura femminista” 29 novembre – Bologna


Nell’ambito del Festival de La violenza illustrata il Gruppo Femicidio oragnizza un seminario dal titolo:

Femminicidio: una lettura femminista
Il dibattito internazionale e il riconoscimento come violazione dei diritti umani

Luogo: Casa delle donne per non subire violenza

Via dell’Oro 3 – Bologna

sabato 29 novembre, ore 10:00-16:00

Foto murales Roma

Il femminicidio è una manifestazione della violenza maschile sulle donne diffusa in tutto il mondo. Solo da pochi anni è stato oggetto di un’attenzione specifica da parte della politica, dei media e del mondo accademico. Nel seminario, oltre a ripercorrere le origini del neologismo, verrà illustrato il dibattito internazionale in materia, con particolare attenzione ai percorsi di rivendicazione politica e di riconoscimento giuridico, in particolare nell’ambito delle Nazioni Unite come violazioni dei diritti umani. Verranno riportati studi e ricerche recenti sul temi e approfondimenti sul fenomeno e della sua interpretazione in Italia e nel mondo.

Seminario organizzato dal Gruppo femicidio della Casa delle donne di Bologna in collaborazione con Barbara Spinelli, avvocata, esperta in materia di femminicidio.

Iscrizione entro il 20 novembre e informazioni via mail a: femicidio.casadonne@gmail.com Iscrizione aperta a tutte le interessate dietro un contributo di € 20 che comprende il materiale e pranzo.

Il programma della giornata.

Fatal love: l’importanza della raccolta dei dati sui femicidi


Fatal love, un interessante articolo scritto dalla ricercatrice Adrien Howe della Griffith University in Australia pubblicato lo scorso maggio sulla rivista Griffith Journal of Law and Human Dignity, ci parla dell’importanza della raccolta e dell’analisi dei dati sui femicidi, al fine di fare informazione sulla violenza contro le donne.

In particolare Howe promuove il lavoro svolto nel Regno Unito da una nuova corrente di ricercatrici ed attiviste anti-violenza, che forniscono e divulgano in maniera innovativa attraverso i propri blog il numero di donne uccise ogni anno in quel paese. L’analisi delle statistiche permette di comprendere quali sono gli elementi che si ripetono in questi delitti e dare loro un nome, ad iniziare dalla relazione tra la vittima ed il carnefice, ove si palesa una forte asimmetria di genere.

Con il progetto “Counting Dead Women”, Karen Ingala Smith, amministratrice delegata di NIA, associazione londinese che si occupa di proteggere donne e minori vittime di violenza, stila nel suo blog l’elenco delle donne uccise dal 2012 ad oggi, a partire dalla stampa, spesso locale – giacchè alcuni femicidi non arrivano alle testate nazionali. Si tratta di 112 donne nel 2012, 140 donne nel 2013 e 76 da gennaio a giugno 2014. Risulta che, nel periodo compreso tra gennaio 2012 e gennaio 2014, i tre quarti di esse sono state assassinate da partner o ex partner. Un fattore, questo, che accomuna le ricerche compiute in diversi paesi europei ed occidentali e che dimostra come l’abbandono della relazione costituisca per la donna un elevato fattore di rischio.

Mentre i media e l’opinione pubblica spostano l’attenzione sulla tragicità di questi eventi e sul “potrebbe capitare a chiunque”, l’intenzione delle organizzazioni di donne che redigono queste statistiche è quella di trattare la questione della violenza domestica come un problema politico di prim’ordine.

Rispetto a ciò, secondo Howe, le iniziative di prevenzione ed il sistema della giustizia penale inglese scontano gravi ritardi. Solo nel 2009 è stato sancito che l’infedeltà sessuale non rientri tra le cause scatenanti la “perdita di controllo”, un argomento difensivo che, applicato al reato di omicidio, può ridurre la responsabilità dell’uomo violento facendolo rispondere di omicidio colposo.
Solo nel 2011 una legge inglese ha stabilito l’obbligo di istituire una commissione per ogni caso di omicidio causato da violenza domestica, riunendo tutte le agenzie e i servizi pubblici del territorio in cui è avvenuto. Questa procedura chiamata Domestic Homicide Review, ha lo scopo di portare tutti gli attori coinvolti a rispondere alla domanda: avremmo potuto salvare la vittima?

Ancora, solo nel 2012 una Corte d’Appello inglese ha stabilito che un caso di femicidio si configurasse come una vendetta pianificata ed eseguita a sangue freddo, e non come la solita, inspiegabile ed isolata tragedia.

Afferma Howe che, se pagare con la vita il fatto di lasciare un uomo è qualcosa che le odierne vittime di femicidio condividono con le loro antenate nei secoli, l’indulgenza a cui assistiamo nel ventunesimo secolo, tanto nella cultura dominante quanto nella giurisprudenza, nei confronti degli uomini che agiscono violenza sulle loro compagne, sembra il lascito dell’antico diritto (maschile) di possesso di una donna.

Adrien Howe, Griffith Journal of Law and Human Dignity, Griffith University Australia. Maggio 2014.

Raccolta Tesi su femminicidio/femicidio presso la Casa delle donne di Bologna!


Care studentesse,

La Casa delle donne di Bologna sta raccogliendo Tesi di laurea, di dottorato e altri elaborati, sia italiani che stranieri, che trattano il tema del femminicidio/femicidio.
Vi chiediamo di collaborare al progetto al fine di creare una piattaforma di scambio e approfondimento su un tema ancora poco studiato in Italia.
Inviateci le vostre tesi in formato pdf, e noi provvederemo a stamparle per renderle disponibili alla consultazione nella nostra biblioteca. Chiaramente ci impegnamo a non diffondere i pdf e le tesi non potranno essere fotocopiate ma solo consultate.
Inoltre, vorremmo pubblicare anche un breve abstract di ciascuna tesi sul nostro blog per far conoscere la lista degli elaborati disponibili presso la Casa delle donne.

Dateci una mano!

Contattateci alla mail:   femicidio.casadonne@gmail.com

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Parchi e giardini per ricordare le donne vittime di femminicidio


Oggi vogliamo condividere con voi l’elenco delle strade, dei parchi, dei giardini che si stanno diffondendo in tutt’Italia per ricordare le donne vittime di femminicidio. Vorremmo che sempre più persone venissero a conoscenza dell’esistenza di questi luoghi poiché vorremmo che diventassero non solo luoghi della memoria, ma anche un punto focale per l’attivismo delle donne contro la violenza maschilista ed un punto di partenza per iniziative pubbliche volte ad accrescere la consapevolezza di tutti sulla violenza contro le donne in Italia e nel mondo.

  • Bari
  • Potenza
  • Roma
  • Torino
  • Corigliano Calabro
  • Genova
  • Vittoria
  • Bologna (Zola Predosa)

BARI, Ceglie del Campo. Giardino vittime del femminicidio, incrocio tra via Di Venere, via San Giuseppe Marello e via Municipio. Il parco ricorda in particolare Chiara Brandonisio uccisa a Ceglie del Campo nel 2010.

Sempre a Bari (Palese-Macchie) verrà intestata una strada a “Santa Scorese, Vittima del femminicidio 1968-1991”.

bari 1 ANSA BARI 2 ANSA

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