FEMICIDE WATCH PLATFORM. Notizie da Vienna, 23 marzo 2017


Migliaia di uomini e donne, le cui morti vengono classificate indistintamente come omicidi, vengono uccisi quotidianamente in ogni parte del mondo. Quello che occorre ricordare è che, sebbene in ogni caso l’elemento comune sia la fine di una vita, esiste una componente fondamentale nell’uccisione delle donne che è estranea alla realtà delle morti maschili: il genere. Va quindi sottolineata la necessità di usare una terminologia diversa, quella di femicidio appunto, per indicare l’uccisione di una o più donne da parte di un individuo di sesso maschile per il solo fatto che siano donne.

Quello sul femicidio è un dibattito che impegna autorità, attivist* e opinione comune a livello globale seppur con enormi differenze a seconda della regione del mondo presa in considerazione. Ciò su cui si è però d’accordo a livello internazionale è la necessità di metodi efficaci per la raccolta dati sul femicidio. A tal proposito, in occasione della 26esima sessione della Commissione delle Nazioni Unite su Prevenzione e Giustizia Criminale (CCPCJ) tenutasi a Vienna il 23 marzo 2017, numerose associazioni tra cui WAVE (Women Against Violence Europe),  l’Ufficio del Relatore Speciale contro la Violenza Sulle Donne, OCSE, ACUNS e UNODC hanno organizzato un panel estremamente dettagliato che ha sottolineato la necessità di far ricerca efficace e intelligente sul tema, ricerca che vada oltre i dati sul femicidio che vengono quotidianamente raccolti. Da qui l’idea della Special Rapporteur on Violence Against Women,  Dubravka Šimonović, di lanciare un progetto di monitoraggio online, la Piattaforma sul Femicidio, per rendere visibile l’invisibile. Il prototipo è stato sviluppato dal Consiglio Accademico di Vienna da ACUNS e dall’Associazione degli studi delle Nazioni Unite, in consultazione con molte parti interessate, tra cui UNODC e il Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne. Il prototipo contiene informazioni chiave sui femicidi quali definizioni, dati ufficiali e documenti importanti e le migliori pratiche in vari settori d’azione, inclusi gli sforzi di raccolta di dati, le indagini, la legislazione e le misure di prevenzione provenienti da tutto il mondo. Offrendo una piattaforma globale e integrata, fornisce anche informazioni per i responsabili politici e decisionali a tutti i livelli, che vanno dal sistema della giustizia penale agli attivisti della società civile e agli accademici e ai praticanti. Il lancio è avvenuto presso il CCPCJ al fine di sensibilizzare e garantire il supporto necessario per trasformare il prototipo in uno strumento globale. Ogni paese o organizzazione che desidera contribuire può farlo contattando ACUNS o l’Associazione Studi degli Stati Uniti.

Durante la conferenza, tre sono stati i casi analizzati grazie all’intervento di tre distinti membri del network WAVE : Women’s Aid Ireland, the Women’s Support Center from Armenia e femicidio.net (Spagna) che hanno presentato metodi alternativi per la raccolta dei dati sul femicidio, sviluppati e applicati nei rispettivi paesi.

IRLANDA

Il Femicide Watch Project 1996-2016 mostra come le donne siano di solito pugnalate a morte o strangolate confermando quanto già affermato dalle vittime che si sono rivolte all’Helpline (Telfono Rosa Irlandese) chiedendo aiuto dopo tentati strangolamenti e tentativi di accoltellamento. Nel corso dell’ultimo ventennio 209 donne sono morte violentemente nella Repubblica d’Irlanda, 89 delle quali uccise da colui che viene definito un  IP ossia un intimate partner – (ex) marito, fidanzato, compagno – 54 donne sono state uccise da un loro parente di sesso maschile, 21 da un perfetto sconosciuto. Ciò che spesso viene escluso dal bilancio finale è l’impatto che queste morti hanno sulle vite dei bambini coinvolti, ben 16 di questi sono morti al fianco delle loro madri nel solo territorio d’Irlanda negli ultimi 20 anni. La violenza sessuale/stupro è stata riportata in 22 dei 209 casi di femicidio di cui si è a conoscenza. Il numero totale, infatti, ci tengono a farci notare gli advocates di Women’s Aid Ireland, non è preciso al cento percento dal momento in cui i casi di violenza psicologica, economica o sessuale ai danni delle donne all’interno di una relazione eterosessuale spesso non vengono denunciati né tanto meno riconosciuti o presi in considerazione dalle autorità.

Per quanto concerne la raccolta dei dati relativi al fenomeno, l’Irlanda si preoccupa di osservare sia le donne che gli uomini coinvolti in modo da poter analizzare quali sono i fattori che determinano la trasformazione di questi ultimi in autori di femicidio e/o violenza di genere sulle donne. L’idea è stata quella  di creare Domestic Homicide Reviews (DHRs) che si occupa di fornire valutazioni sistematiche di più enti/organizzazioni volte al miglioramento del riconoscimento del rischio e dei gap che ci sono tra le politiche di tutela delle donne e la loro messa in pratica. L’idea è quella di facilitare il riconoscimento dei fattori di rischio e della sensibilizzazione rispetto al fenomeno in modo tale da garantire la sicurezza per le donne e i loro bambini attraverso una rete capillare che coinvolge istituzioni nazionali, ONG, enti locali e famiglie. Dalla ricerca è emerso che, conformemente al resto del mondo, la fascia d’età più a rischio è quella che comprende le donne tra i 26 e i 35 anni e che nell’ultimo ventennio si è assistito ad una diminuzione del numero di femicidi in Irlanda. Nonostante questa sembri essere una bella notizia, la mancanza di dati approfonditi non ci permette di analizzare le ragioni di tale decrescita e ci costringe ad apprendere silenti questa, seppur leggermente più rosea, realtà.

ARMENIA

I cosiddetti omicidi “domestici” in Armenia sono, per la maggior parte, perpetrati dagli uomini ai danni delle donne e nei rari casi in cui risultino essere azioni delle donne nei confronti dei loro Intimate Partner è quasi sempre per difesa personale. I casi di femicidio sono estremamente sottovalutati per via dello scarsa efficacia del meccanismo di denuncia e di uno sforzo costante di insabbiare i casi da parte delle autorità in accordo con le famiglie degli autori del crimine in questione.  Tra il 2010 e il 2015, infatti, solo 30 casi di femicidio sono stati registrati dalle autorità nel contesto armeno. A livello mondiale invece i numeri sono spaventosi: circa 66.000 donne e ragazze vengono uccise ogni anno costituendo circa il 17% di tutte le vittime di omicidio intenzionale. La violenza domestica, che sembra essere prevalente nel contesto armeno, è una brutale manifestazione degli stereotipi e delle norme di genere che vigono nel paese. Da quanto riportato, quasi tutte le donne uccise si erano precedentemente rivolte a familiari, amici e autorità in cerca di aiuto in un sistema che però preferisce tacere pur di non minare il rispetto comune nei confronti di una famiglia. Ciò che risulta ancora più allarmante è che degli autori dei 30 casi riportati quasi tutti avevano una storia di violenza documentata confermata dai report della polizia o dalle interviste con la famiglia, gli amici, o coloro coinvolti nell’indagine. Nonostante ciò dal 2010 la maggior parte degli autori di femicidio non è stata accusata o arrestata e il fenomeno sembra essere strettamente collegato al fatto che il 63% dei femicidi avviene nelle zone rurali  in cui è ancora presente un elevato numero di persone che considera la violenza di genere e il femicidio legittimati dalla cultura e dalla tradizione.

Le statistiche sull’ IP femicide non sono facili da reperire né da ottenere nei territori dell’ex Unione Sovietica, né tantomeno in Armenia dal momento in cui numerosi enti nazionali nel fornire i dati non operano una distinzione tra le violenze comuni e le violenze con matrice di genere. Per tale ragione il Women’s Support Centre Armenia ha affermato la necessità di metodi creativi per la raccolta dati sul femicidio soprattutto in contesti in cui la ricerca è limitata come nel caso armeno, dove i report sono incompleti o inesistenti e la polizia sembra non interessarsi al fenomeno. Informazioni precise ed accurate rispetto al problema risultano cruciali nella promozione della prevenzione e della lotta alla violenza di genere, a tal proposito la ricerca deve concentrarsi su uomini e donne contemporaneamente distaccandosi dalle immagini fornite dai media che parlano della violenza contro le donne come di una deviazione dalla norma invece che come di un fenomeno di tendenza in continuo aumento e dal sensazionalismo mediatico che punta sulla de-umanizzazione del carnefice e sulla colpevolezza della vittima.

SPAGNA

L’anno scorso in Spagna sono stati registrati, stando a quanto riportato dal blog feminicidio.net, 105 casi di femicidio. Sebbene il dato sia già di per sé allarmante quella che viene criticata dalle femministe del network è la mancanza di una definizione di femìnicidio inclusiva di tutte le forme di crimine e assassino contro le donne ad opera di soggetti di sesso maschile.  Anche nel contesto spagnolo il femicidio viene riconosciuto come il prodotto di un ordine sociale rafforzato a livello culturale, sociale, religioso, politico e istituzionale dallo Stato. Ciò che però manca ad oggi è una statistica comparata livello mondiale tra i vari paesi in merito a tale fenomeno, per questo motivo è stato creato il progetto Geofeminicidio che registra e documenta ogni singolo caso di uccisione di donne avvenuto sul suolo spagnolo a partire dal 2010. L’iniziativa nasce perché la Ley Orgànica 1/2004 riconosce come vittime, all’interno delle statistiche ufficiali, solo le donne legate all’uomo che ha commesso il delitto da una relazione presente o passata, quella che in Spagna viene chiamata (ex)pareja. Questa definizione limitata di violenza ha effetti diretti sul conteggio totale dei casi di femicidio, il fatto che non si documentino né riconoscano altri casi di femicidio né altre forme di violenza di genere fa si che tutto resti invisibile e che il fenomeno passi in  molti casi inosservato impedendo il disegno di politiche pubbliche efficaci volte a prevenire, combattere e sanzionare tali crimini. Le attiviste di feminicidio.net hanno perciò affermato la necessità di una metodologia di raccolta dati che sia applicabile a diversi territori e tipi di crimine contro le donne attraverso l’uso di due diversi tipi di fonti: quelle ufficiali relative alla Legge Organica e al concetto di pareja, e quelle cosiddette hemerograficas ottenute attraverso lo studio dei quotidiani e degli articoli relativi alle uccisioni delle donne in Spagna. Dal momento in cui tutti i femicidi sono crimini contro le donne ma non tutti gli assassinii di donne sono femicidi, le attiviste della rete spagnola hanno creato un semplice paradigma di analisi che divide in quattro macro-categorie i casi di femicidi che dal loro punto di vista dovrebbero rientrare nelle statistiche ufficiali: femicidi commessi in nome del patriarcato, ogni caso di uccisione di donna per mano maschile, uccisione di transessuali, violenti suicidi di donne sicuramente istigati da una controparte maschile.

Antonella Crichigno

Link utili:

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I luoghi della memoria contro il femminicidio


Lo scorso anno abbiamo dedicato un post ai luoghi contro il femminicidio in Italia, ma nel frattempo abbiamo trovato altro materiale sul tema. Grazie alla sensibilità di tante donne, amministrazioni pubbliche e privati cittadini cresce la sensibilità al tema e piu città ricordano il dramma delle donne uccise.

Interesse e memoria sono decisamente legati tra di loro e i luoghi qui riportati non sono ricordi fisici e tangibili ma targhe, cartelli, parchi, giardini che ci ricordano di donne vere, esistite, uccise per mano dei loro partner, amici, parenti, conoscenti.

Donne che ci interessa ricordare, ricordi che dimostrano che, meno male, non siamo le sole cui interessa la loro memoria.

Ci interessava anche la loro vita, ma quella non c’è più.

Le occasioni sono tante, tra cui il 25 novembre a Piombino, Giornata mondiale contro la violenza alle donne

Piombino 2015

Piombino

Sempre il 25 novembre 2015, questa volta il Consiglio Comunale di Pescara.

Pescara

Il municipio di Roma 1 Centro, sempre in occasione del 25 novembre 2015

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Qui l’iniziativa è stata presa dall’Associazione Thamaia Onlus, il Centro antiviolenza di Catania. Il ricordo va a Stefania Noce, giovane donna uccisa nel 2011, difesa dall’associazione nel processo contro l’assassino.

catania

Sempre un Centro antiviolenza “Stella Plare”, questa volta di Sora (L’Aquila), a dedicare la tavola a 4 donne uccise.

Sora

Una piazzetta a Siracusa, sempre nel 2015.

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Sarzana (Liguria) una targa ufficiale del Comune, sempre del 2015

sarzana

Infine Torino, un giradino dedicato al femminicidio, che ricorda di piu una tomba, ma sicuramente ci riporta alla memora di donne uccise perchè donne.

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Sempre a Torino su iniziativa ddel Comune a gennaio 2016 sono sono state collocate in città 21 panchine rosse.  “Vogliono stimolare – si legge in una nota del Comune – un confronto e una riflessione sulla violenza e sui cambiamenti culturali necessari per sconfiggerla e indurre i cittadini a fermarsi, a non dimenticare e a mantenere alta l’allerta”. Dopo pochi giorni una panchina è stata distrutta ma per fortuna subito risistemata. Come mai qualcuno si scatena contro una panchina contro la violenza?

torino panchine1

Siamo  certe che ci siano altri luoghi in Italia che ci sono sfuggiti e ringraziamo tutte per la collaborazione al fine di completare l’elenco.

Ringraziamo i Centri antiviolenza, le donne singole, le amministrazioni Comunali per le iniziative a favore delle donne, per il loro impegno per la liberta delle donne di vivere senza violenza. Anche i gesti simbolici possono cambiare la cultura.

Anna Comparini, Anna Pramstrahler

I dati del 2014. Le donne in Italia continuano ad essere uccise


Abbiamo anche quest’anno pubblicato i dati del femicidio in Italia del 2014. Sono in tutto 115 donne uccise che sono sono state raccolte da fonti della stampa italiana e oltre 101 tentati femicidi, sempre provenienti dai mass media. Sappiamo però che sono molte di piu.

I femicidio in Italia 2014

scheda-femicidio_2014

https://femicidiocasadonne.wordpress.com/ricerche-pubblicazioni/

Gruppo femicidio, Casa delle donne, Bologna

Vassallo e il dito contro vittime di violenza: no grazie, ce ne sono già a sufficienza


Perché non hai detto qualcosa”, mi hanno chiesto, preoccupati e confusi. “Avremmo potuto aiutarti. Avremmo potuto fare qualcosa!Ci credo. Se avessero saputo quanto orribile la mia vita era diventata, non ho dubbi che avrebbero fatto del loro meglio per aiutarmi. Ma tutto questo è successo più di vent’anni fa. Oggi sono guarita, emotivamente sana, ne sono definitivamente uscita, e col senno di poi è facile vedere con chiarezza che i miei amici e la famiglia mi avrebbero aiutato. Ma allora non era così. Perché quando sei nel bel mezzo delle cose, nel bel mezzo di un inferno del quale sei convinta di essere responsabile, non puoi vedere nulla in modo chiaro. La paura e la vergogna ti consumano: sono costantemente al tuo fianco. E quando guardi la tua famiglia e gli amici, li immagini mentre ti giudicano e ti deridono. Perché conosci…

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Il femminicidio in Italia: tra mancanza di statistiche ufficiali ed impatto mediatico


In quest’articolo Anna Pramstrahler1, affronta il tema del femminicidio analizzando, in primo luogo, come questo fenomeno venga discusso all’interno dei media nazionali italiani. L’autrice sottolinea come la maggior parte delle pubblicazioni presenti all’interno dei quotidiani nazionali, si sviluppino senza alcun utilizzo di dati ufficiali che attestino la veridicità dei contenuti dei diversi articoli.

In secondo luogo, Anna Pramstrahler presenta il ruolo e le diversi compiti della Casa delle donne per non subire violenza di Bologna, un organizzazione no-profit che dal 2005, oltre a svolgere una funzione diretta sostegno per le donne vittime della violenza maschile, si occupa anche “di raccogliere il nome ed il numero delle donne uccise per mano maschile in Italia”.

L’associazione presenta un elenco che oggi supera i 1150 nomi di donne uccise e che continua costantemente a crescere: si parla in media di una donna ogni due giorni e di oltre circa 130 vittime all’anno. L’autrice sottolinea come il lavoro della Casa delle donne non sia prettamente scientifico dal momento che “la fonte della nostra indagine è esclusivamente la stampa e quindi il numero degli omicidi riportati non è completo e le notizie hanno poche informazioni”, né si tratta di uno studio criminologico che “vuole avere un approccio neutro di indagine fredda come i criminologi sono inclini a fare”.

L’ obiettivo della ricerca sui femicidi, è quello di svolgere un lavoro politico di denuncia sul fenomeno della violenza maschile contro le donne, il quale renda visibile che “la violenza contro le donne ed il femminicidio hanno origine nella normalità delle relazioni di potere tra donna e uomo, ossia nel dominio”.

Il lavoro della Casa delle donne nasce in risposta alla mancata presenza di dati ufficiali nazionali sul fenomeno del femminicido. Oggi la Casa delle donne, non solo raccoglie i femminicidi avvenuti in ambito domestico e si occupa di quelle uccisioni avvenute nel contesto delle vittime di tratta, ma raccoglie anche i tentati femicidi, ritenendo che anche questi dati possano essere utili per una piena analisi del fenomeno e delle sue dimensioni.

Secondo l’autrice, è necessario che le istituzioni pubbliche realizzino un Osservatorio sulla violenza contro le donne, già previsto nel recente Piano Nazionale, e iniziasse a considerare seriamente a livello sociale la presenza del femminicidio “al fine di creare delle politiche pubbliche che contrastino non solo la violenza contro le donne ma anche la cultura maschilista dominante”.

Naima Magris

Articolo pubblicato nellla rivista Gendersexuality

http://www.gendersexualityitaly.com/il-femminicidio-in-italia/

 

“Femminicidio: chi ha paura della differenza?” di Patrizia Violi


All’interno di questo articolo, l’autrice Patrizia Violi, docente di Semiotica presso l’Università di Bologna, ripercorre la storia semantica del termine “femminicidio”. Tale concetto, entrato da pochi anni a far parte del nostro lessico, non è di fatto privo di importanza in quanto: “Il linguaggio non è un dispositivo che si limita a descrivere la realtà ma in qualche misura la crea, la determina e le dà forma”.

Il termine femminicidio trova la sua attestazione ufficiale nel Devoto-Oli del 2009 dove viene definito come:

“Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte.”

Secondo l’autrice, la definizione del femminicidio presente nel Devoto-Oli risulta essere incompleta per le comprensione stessa di questo fenomeno poiché al suo interno non è presente alcun riferimento a quell’accezione più privata e familistica di queste uccisioni.

Ripercorrendo la storia semantica della parola femminicidio, Patrizia Violi decide di considerare il dibattito femminista anglo-americano su questo termine. All’interno di questo, la violenza delle donne viene letta e definita come un problema politico che ha le proprie radici nella cultura e nel potere patriarcale.

La professoressa appoggia tale interpretazione ritenendo che l’uccisione delle donne per mano degli uomini non sia un problema individuale e straordinario ma bensì politico e da sempre presente all’interno di ogni società di tipo patriarcale. Secondo Patrizia Violi:

“Man mano che il femminicidio viene inteso come una categoria analitica della teoria politica, il suo significato si fa trasversale e si estende ad ogni forma di violenza di genere contro le donne, venendo a coprire fenomeni diversi ed apparentemente lontani nel tempo e nello spazio, ma accomunati da una prospettiva di genere, al tempo stesso critica e teorica”.

Non è quindi possibile definire il femminicidio come un delitto generico in quanto esso non è nient’altro che condizione tragica di una normalità che ha le sue radici nel dominio maschile sul femminile:

“Le donne non vengono uccise per qualcosa che hanno fatto o detto; le donne vengono uccise perché donne, in quanto donne, perché portatrici di una differenza intollerabile agli occhi dei loro assassini.”

Questo resoconto risulta essere di particolare interesse per coloro che intendono indagare la storia semantica ed il contesto sociale in cui il termine “femminicidio” nacque.

Al suo interno, si affronta anche in maniera piuttosto innovativa il tema della differenza femminile rispetto a quella maschile. L’autrice difatti, presta delle possibili ipotesi sul perché il femminicidio sia un fenomeno sociale universale e da sempre presente all’interno delle società patriarcali.

È forse possibile parlare di una paura della differenza?

Naima Magris

Patrizia Violi. “Femminicidio: chi ha paura della differenza?“. Gender/Sexuality/Italy [http://www.gendersexualityitaly.com/femminicidio-chi-ha-paura-della-differenza/]