CABBIA ANNALISA

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA

FACOLTA’ DI GIURISPRUDENZA

Dipartimento di Diritto Privato e Critica del Diritto
Dipartimento di Diritto Pubblico, Internazionale e Comunitario

Il femminicidio. Analisi di una violenza di genere

 di  Annalisa Cabbia

 Relatore: Prof. Enrico Mario Ambrosetti

ANNO ACCADEMICO 2013-2014

Il presente elaborato di ricerca, dopo aver preliminarmente chiarito la differenza tra i termini femmicidio e femminicidio, spesso usati dai mass media in modo indiscriminato, una volta classificati ed analizzati nella loro evoluzione storica, si propone, in prima battuta, di fornire ai lettori dei fertili spunti di riflessione circa la portata del fenomeno, secondo quanto riportano alcune indagini campionarie ISTAT che evidenziano un triste primato per il nostro Paese: il tasso di violenza contro le donne raggiunge il 78% e, spesso, le vittime non denunciano i soprusi per vergogna o sfiducia nei confronti delle Istituzioni.
L’assenza di un osservatorio nazionale che non sia volontario e che attesti in maniera ufficiale il numero di vittime impedisce il monitoraggio della situazione e la valutazione dell’impatto di politiche di contrasto e sostegno messe in atto dal Governo e dagli Enti locali. L’Italia è un Paese in cui, ancora oggi, solo una donna su quattro considera lo stupro reato.
È stato necessario l’intervento delle Nazioni Unite nel 2012 per accendere i riflettori del mondo intero sul nostro Paese, quando un severo Rapporto sulla violenza contro le donne in Italia ha parlato di femminicidio, perpetrato in una situazione culturale maschilista, dove la violenza in casa non sempre è percepita come un crimine. Allo stesso modo, la CEDAW ha palesato una serie di timori per situazioni tuttora irrisolte nel nostro Paese, unico ad essere richiamato insieme al Messico, condannato dalla Corte Interamericana per i diritti umani, nella sentenza Campo Algodonero. Il caso mediatico di Ciudad Juárez viene ampliamente affrontato nel corso di questo percorso conoscitivo
di ricerca.
Parole durissime sono state usate dalla relatrice speciale Rashida Manjoo, ma che forse sono servite a stimolare l’approvazione di leggi più severe al fine di arginare un fenomeno che assume connotati sempre più drammatici.
Non senza polemiche, è stato approvato il D.L. n. 93/2013 convertito dalla Legge 15 ottobre 2013, n. 119, il quale reca previsioni variegate ed il cui obiettivo, recependo le raccomandazioni internazionali, è sostanzialmente quello di prevenire educando, auspicando che la società inizi a considerare primari, quali basi su cui instaurare equilibrati rapporti interpersonali, il rispetto, la parità e la dignità di genere. Le modifiche apportate al codice penale e a quello di procedura penale, esaminate dettagliatamente in tale elaborato, si sostanziano in un aggravamento delle pene, una maggiore protezione delle vittime e tempi processuali più brevi.
Analizzando le origini, le evoluzioni storiche, sociologiche, psicologiche, normative, i contesti del femminicidio, s’è cercato di far chiarezza su un fenomeno così tanto dibattuto e, ancora, così poco conosciuto, dando uno sguardo anche a Paesi come Francia, Spagna e Germania, i quali hanno messo in atto, con successo, strategie, pratiche virtuose, leggi e provvedimenti ad hoc, aprendo nuove vie di sviluppo culturale, promuovendo nuove iniziative sociali ed adottando adeguate normative.

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