COSTANTINI SAMANTA

UNIVERSITA DEGLI STUDI DI BOLOGNA

CORSO DI LAUREA IN

LA RAPPRESENTAZIONE DEL FEMMICIDIO. LA MORTE DEL ‘WHY’:

DUE CASI A CONFRONTO IN ‘REPUBBLICA’ E ‘CORRIERE DELLA SERA’

 

Laureanda: Samanta Costantini

ANNO ACCADEMICO 2012-2013

Abstract. In Italia, l’emersione del problema sociale del femmicidio e la percezione del fenomeno stesso come legato a motivi di genere, segue percorsi non lineari; il termine stesso “femmicidio” si comincia ad utilizzare in tempi molto recenti. Di ciò si può trovare testimonianza nelle narrazioni della stampa nazionale, dove nel trattare alcuni fatti di crocana, riguardanti l’uccisione di donne da parte di uomini, gli “addetti ai lavori” dimostrano di preferire un resoconto dei fatti snello e immediato, che toglie spazio all’approfondimento dei veri “WHY” della violenza. I femmicidi vengono spiegati in termini di “raptus”, “litigio degenerato”, “gelosia morbosa”, “scatto d’ira improvviso”, “gesto folle”, “momento di debolezza”, “non accettazione della fine di un amore”.

La tesi ripercorre in modo critico le differenti modalità in cui vengono rappresentati nella “Repubblica” e nel “Corriere della Sera”, assunti come “colossi del giornalismo italiano”, i femmicidi di Stefania Garattoni, del 9 marzo 2011 a Cesena, e quello di Carmela Petrucci avvenuto il 19 ottobre 2012 a Palermo. Nell’uccisione di Stefania Garattoni, seppur con differenze tra la “Repubblica” ed il “Corriere”, emerge soprattutto il problema della velocità di produzione e di lettura della notizia, a cui deve far fronte il giornalismo online: se infatti la rete, a differenza del cartaceo, consente uno spazio illimitato d’informazione, questa possibilità non trova concretizzazione, né sul sito della “Repubblica” né sul sito del “Corriere”. L’uso dello spazio illimitato viene paradossalmente limitato dal problema della velocità di produzione delle notizie online, e l’incapacità di “scavare oltre il senso comune” (Se questi sono gli uomini. Italia 2012 La strage delle donne, R. Iacona, 2012) non consente al giornalismo di svolgere quel ruolo di whatchdog e muckraker nei confronti delle istituzioni, della stampa tradizionale stessa, a cui sarebbe deputato.

L’analisi degli articoli pubblicati sul caso Garattoni, e poi su quello Petrucci, fa intravvedere delle differenze nel modo di “trattare” il fenomeno femmicidio, contestualizzando tali differenze in un più ampio processo di cambiamento, culturale e sociale, della percezione del fenomeno. L’attenzione da parte dell’opinione pubblica sul tema del femmicidio avviene anche grazie al lavoro dei centri Antiviolenza che raccolgono dati e si occupano della loro divulgazione con diverse campagne, con l’organizzazione di un convegno internazionale (Wave Conference, Roma, Ottobre 2011), con la produzione di iniziative (flashmob in tutta Italia, Giugno 2012) e comunicati stampa; vengono inoltre segnalati due eventi di rilievo internazionale: la Convenzione di Istambul del Maggio 2011 e la visita in Italia della Special Rapporteur dell’Onu Rashida Manjoo del Gennaio 2012.

Viene così registrato un significativo cambio di rotta nella copertura che i due quotidiani riservano al delitto Petrucci, nel 2012. Il messaggio sin da subito trasmesso è che il delitto di Carmela rientra nel fenomeno della violenza di genere, tracciando così una connessione tra il delitto Garattoni e il delitto Petrucci. La “Repubblica” comincia a parlare in maniera diretta di femmicidio, pubblica articoli in cui si discute della violenza sulle donne e delle strategie di intervento possibili; riporta lo stato d’animo delle istituzioni, dell’opinione pubblica che infuria nelle piazze e nei social network. I giornalisti cominciano dunque ad interpretare i fatti mettendone in rilievo la loro potenzialità simbolica.

L’elaborato si conclude con l’auspicio, e forse una sottile esortazione, affinchè il giornalismo online continui a tendere all’approfondimento e alla qualità delle notizie, sia “intenzionale”, responsabile e consapevole dei temi che tratta. L’obiettivo è quello di garantire una maggior consapevolezza di una popolazione che si informa sempre più tramite internet, e farsi promotore attivo del mutamento sociale.

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