GRAMAI ALESSIA

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI MILANO-BICOCCA

FACOLTA’ DI PSICOLOGIA

Corso di Laurea in Scienza e Tecniche Psicologiche

“FEMMINICIDIO: I FATTORI DI RISCHIO E IL RUOLO DELL’EMPATIA”

Relatore: Prof. MARCELLO GALLUCCI

di ALESSIA GRAMAI

ANNO ACCADEMICO 2012-2013

Il femminicidio definisce l’uccisione di una donna in quanto donna. Sotto la superficie tale uccisione nasconde una serie di fattori di rischio e di protezione inscritti a più e diversi livelli: sociale, culturale, interpersonale. L’analisi della letteratura in tema di femminicidio ha permesso di individuare alcuni fattori di rischio: il rapporto tra i generi costruito da aspettative e stereotipi che vede uomini e donne costretti a cristallizzarsi in categorie e caratteristiche da seguire in maniera stigmatizzante; il perpetuarsi di un certo tipo di mascolinità basata sulla forza e sulla violenza; i miti legati allo stupro e al sesso come stupro; la violenza usata come mezzo di sopraffazione, dominio, controllo; l’ostilità nei rapporti interpersonali di coppia e non; la psicopatologia; la mancanza di empatia e la deumanizzazione della donna.

Tali fattori di rischio possono intrecciarsi tra loro, incontrando le variabili individuali, le storie di uomini e donne che hanno a che fare con la violenza femminicida. In tale elaborato viene analizzato in particolare il ruolo dell’empatia e dei processi di deumanizzazione sottostanti le dinamiche che vedono la donna soggetta a fenomeni di femminicidio.

Nel primo capitolo viene ripercorsa la nascita e lo sviluppo del termine femminicidio: la definizione del concetto viene inoltre accompagnata dall’analisi dei dati italiani sui femminicidi.

Nel secondo capitolo viene esposto un quadro generale sui principali fattori di rischio secondo la letteratura in materia, con un approfondimento specifico sui ruoli e le aspettativi di genere, sui miti legati allo stupro, sulla concezione del sesso come stupro, sugli elementi psicopatologici, sulla violenza come mezzo per ribadire il controllo, il dominio la sopraffazione della donna.

Nel terzo capitolo il focus si concentra sull’argomento centrale della tesi: il ruolo dell’empatia e la sua correlazione con la violenza sulle donne; la deumanizzazione intesa come fallimento delle capacità ematiche; l’oggettivazione della donna come declinazione specifica del processo di deumanizzazione; i nessi tra empatia e processi di deumanizzazione.

Il capitolo finale è dedicato ad alcune osservazioni conclusive. In particolare, ciò che emerge dallo studio effettuato è che l’empatia risulta essere un elemento importante anche per la prevenzione: la capacità di mettersi nei panni dell’altro/a, di comprenderne, di ri-conoscerne il punto di vista, accorcia la distanza tra gli attori coinvolti nel conflitto, consente di cogliere i bisogni dell’altro/a, gli stati emotivi, di attivare percorsi di negoziazione e dialogo.

Viene auspicato uno studio più completo e approfondito sulle modalità con cui un individuo si rapporta più o meno empaticamente alle donne, su come l’individuo attiva empatia, sulle distorsioni sociali che la inibiscono; infatti, come viene riportato nell’elaborato, la deumanizzazione collegata alla mancanza di empatia deve molto all’immagine della donna che la cultura ha costruito. Viene osservata altresì l’utilità di una valutazione del livello di empatia nelle famiglie, tra partner in cui si esplicano dinamiche di violenza, nella società e nei processi di attivazione o demolizione di empatia vero il genere femminile.

Anche alla luce di tali riflessioni, sono state riportate negli ultimi due paragrafi del capitolo conclusivo alcune schede sulle scale di valutazione, i metodi d’indagine ed in generale le metodologie per valutare e misurare i livelli di empatia. Vengono inoltre descritti i benefici e gli eventuali svantaggi derivanti dai trattamenti basati sull’empatia.

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