CROCIATI PETRA

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA

DIPARTIMENTO DI SCIENZE POLITICHE, GIURIDICHE E STUDI INTERNAZIONALI

Corso di laurea Magistrale in Istituzioni e politiche dei diritti umani e della pace

“VIOLENZA DI GENERE E FEMICIDIO: UNA RIFLESSIONE SULLA CENTRALITA’ DEL PARADIGMA DIRITTI UMANI”

Relatrice: Prof.ssa PAOLA DEGANI

Laureanda: PETRA CROCIATI

ANNO ACCADEMICO 2011-2012

Obiettivo di tale elaborato è quello di analizzare i più recenti sviluppi circa la normativa internazionale e nazionale sulla prevenzione ed il contrasto alla violenza contro le donne, verificando le trasformazioni del fenomeno sul piano giuridico e politico della protezione e promozione dei diritti delle donne. Il primo Capitolo si occupa della normativa internazionale relativa ai diritti delle donne, soffermando l’analisi innanzitutto sulle caratteristiche della Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne, elaborata dalle Nazioni Unite ed entrata in vigore nel 1981. L’excursus sull’evoluzione degli strumenti che favoriscono l’avanzamento femminile in materia di diritti prosegue soffermandosi sul successo di quattro conferenze internazionali (Città del Messico, 1975; Copenaghen, 1980; Nairobi, 1985 e Pechino, 1995), e sulla Conferenza di Vienna del 1993, che attraverso la Dichiarazione contro la violenza nei confronti delle donne, riconosce il tema della violenza, perpetrata sia a livello pubblico che privato, come grave violazione dei diritti umani, integrando così la precedente Convenzione del 1981. Tra le azioni di sensibilizzazione, promozione e tutela dei diritti delle donne, un paragrafo è dedicato all’approfondimento delle attività di ricerca e monitoraggio sulla violenza contro le donne svolte dalla Special Rapporteur on Violence Against Women delle Nazioni Unite, le cui analisi confluiscono in report periodicamente pubblicati. Il lavoro si focalizza poi sul percorso evolutivo delle categorie concettuali di “femicidio” e di “femminicidio”, così come formulate rispettivamente da Diane Russell e dall’antropologa messicana Marcela Lagarde, analizzando gli sviluppi giuridico-politici delle due categorie nel contesto internazionale.

Nel secondo Capitolo ci si occupa dell’analisi del fenomeno del femminicidio nella sua realizzazione pratica, attraverso la descrizione della varietà delle manifestazioni fisiche, sessuali, psicologiche ed economico-sociali perpetrate contro le donne, con un approfondimento sulle caratteristiche del lavoro domestico e di care, e del fenomeno dello stalking. Si procede poi indagando il fenomeno del femminicidio nel contesto italiano, prendendo in esame i risultati emersi dalle ricerche pubblicate dall’Istat nel 1998 e nel 2006. Ciò che è emerge è un quadro completamente differente da quello offerto dai media: la violenza contro le donne ha una natura trasversale e diversificata, non viene perpetrata solo a danno di donne marginalizzate, povere o in grave disagio economico e sociale; il perpetratore è nella maggior parte dei casi un individuo con cui la donna intrattiene un rapporto di amicizia, di conoscenza, di parentela, o una relazione sentimentale. Per tali motivi, nel terzo paragrafo viene proposta una discussione sui concetti di “sicurezza” e di “insicurezza” secondo una prospettiva di genere, esulando dunque dal contesto pubblico e denunciando la sostanziale inefficienza delle previsioni normative che, finalizzate a preservare la sicurezza pubblica nei confronti delle donne, riducono la complessità sociale del fenomeno e sottovalutano la vulnerabilità a cui le donne sono sottoposte all’interno delle mura domestiche.

Oltre all’erronea rappresentazione fornita dai mezzi di comunicazione di massa, la rilevazione nazionale da parte degli Stati della comunità internazionale rispetto al fenomeno del femicidio/femmicidio è scarsa e incostante: nel terzo Capitolo si analizzano i casi di Francia, Spagna, Slovenia, con una comparazione con l’Italia, dove a parte le ricerche Istat ed Eures, lo studio del fenomeno del femicidio è scarso e prevalentemente di tipo accademico. Nell’ultimo paragrafo si riportano poi i dati in merito all’indagine del 2011 a cura della Casa delle Donne per non subire violenza di Bologna, uno dei primi Centri Antiviolenza in Italia. La scarsa conoscenza del fenomeno, ha spinto la Casa delle Donne ad avviare dal 2005 un percorso di ricerca e catalogazione dei casi di femicidio avvenuti in Italia, annotando giornalmente i casi riportati in articoli di cronaca locale e nazionale. L’ultimo Capitolo si sofferma sulla storia, la struttura, i servizi e la metodologia della Casa delle Donne per non subire violenza di Bologna e del centro Antiviolenza di Venezia, come esempi positivi per la diffusione di buone pratiche locali che siano in grado di sradicare gli stereotipi presenti nell’opinione pubblica e le notizie distorte e patologizzate fornite dai media, oltre che per la realizzazione di politiche di contrasto alla violenza, per il riconoscimento e la repressione degli atti di femminicidio o di femicidio, con il supporto delle Istituzioni e di una cittadinanza attiva, coinvolta, consapevole.

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