VOLTAN GIULIANA

UNIVERSITÀ CA’ FOSCARI DI VENEZIA

Facoltà di Economia

Corso di laurea in Statistica e Sistemi Informativi Aziendali

Analisi quantitativa e qualitativa sul femminicidio.

Tesi di Giuliana Voltan

Relatrice: Prof.ssa Francesca Parpinel

ANNO ACCADEMICO 2013 – 2014

I primi due capitoli si preoccupano di fornire una definizione chiara e coerente di ciò che si intende con il termine Femminicidio (con riferimento a Diana Russell che lo identifica come l’uccisione di una donna in quanto donna) e dell’importanza dell’utilizzo di questa parola ombrello nel discorso culturale mainstream in modo tale da poter concretamente e direttamente sensibilizzare le persone sul tema.
Nel Capitolo 2, in particolar modo, ci si concentra sul lavoro svolto quotidianamente dalla Casa delle donne per non subire violenza di Bologna e sulla necessità di contestualizzare questo tipo di crimine. Viene ribadito come, ancora oggi, la violenza contro le donne risulti essere uno dei crimini più frequenti e contemporaneamente meno punti al mondo, di come il contesto in cui si verificano tali atti sia sempre o quasi quello familiare e di come ci sia ancora una profonda mancanza di dati ufficiali a riguardo a gravare sulle statistiche: si può quindi con certezza affermare che il numero totale dei femicidi che viene annualmente riportato su territorio nazionale sia altamente sottostimato. Voltan ci tiene inoltre a sottolineare come in Italia, e nel mondo in generale, sia necessario operare una distinzione fra amore e possessione e come, proprio per tale ragione, la violenza subita da parte di persone appartenenti alla cerchia familiare della donna in questione risulti essere, per tale ragione, la prima causa di morte per le donne all’interno dell’Unione Europea come conseguenza di una cultura patriarcale ancora fortemente radicata nelle nostre società.

Il Capitolo 3, accende i riflettori su quello che è l’aspetto puramente legislativo della questione, facendo un breve ma significativo excursus storico (1919-2009) sulla giurisdizione italiana in tema di diritto al lavoro femminile,  divorzio, stalking e violenza. Voltan pone inoltre l’accento sull’importanza che la Convenzione di Istanbul del 2013 abbia a livello internazionale e nel caso specifico dell’Italia ( a seguito della sua ratifica) in quanto si impone come il primo strumento internazionale in grado di creare un quadro giuridico completo per proteggere le donne da ogni tipo di violenza. Nel capitolo si accenna inoltre alla legge 119/2013 che prevede, a livello nazionale,  pene più severe per gli autori di qualsiasi tipo di crimine contro le donne e a quella che è la situazione in altri paesi europei come ad esempio Spagna, Francia e Belgio.

I capitoli dal 4 al 9 costituiscono la sezione sperimentale e allo stesso tempo il cuore di questo lavoro. Una prima parte è dedicata alle interviste, personalmente condotte dalla Voltan, al personale operante nella sede del Telefono Rosa di Treviso istituita nel 1988 dall’UDI. Un dato allarmante spicca su tutti: le donne che si rivolgono al Telefono Rosa sono un universo tra loro molto eterogeneo, hanno età media pari a 47 anni e hanno estrazione sociale differente; ciò che risulta significativo, a mio parere, è come ci sia una prevalenza di donne straniere, questo perché, ancora oggi, le donne italiane si vergognano della violenza subita e decidono di non denunciare. Nella seconda parte di questo blocco di capitoli vengono analizzati grafici e statistiche relativi ai femminicidi e alle violenza subite dalle donne a livello locale (Treviso) e nazionale e si fa un breve ma dettagliato elenco di quelle che sono le principali associazioni e organizzazioni internazionali che si occupano della tutela dei diritti delle donne e di combattere la violenza e le discriminazioni di genere in toto. Il lavoro si conclude, al decimo capitolo, con le Conclusioni.

Antonella Crichigno

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