Intervista a Cristina Karadole della Casa delle donne


7per24 pubblica un’intervista a Cristina Karadole, socia della Casa delle donne di Bologna e coordinatrice del gruppo femicidio insieme ad Anna Pramstrahler. La nostra socia ha parlato di questo blog e ha fatto chiarezza sui termini femicidio e femminicidio.

Il femicidio è la forma estrema di violenza contro le donne e le bambine (quindi appartenenti al genere femminile) che culmina nella loro uccisione. E’ un termine di derivazione anglosassone: infatti è negli anni ’70 che nei Paesi anglosassoni il fenomeno è stato ampiamente analizzato grazie a studiose come Diana Russell e Jane Campbell al punto da avere una definizione e un fondamento come categoria sociologica e politica.

Il termine femminicidio deriva invece dallo spagnolo ed indica tutte le forme di violenza che la donna subisce, a livello fisico, psicologico, economico, simbolico ed anche istituzionale, è sinonimo di violenza di genere, ma ha una connotazione più forte di questa perché mette in evidenza come tali tipi di violenza possano portare all’estremo epilogo, la morte appunto della donna.

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Alessandra Sorrentino, “L’amore rende felici, non lascia lividi”. 7per24, 24/09/2013

D.I.Re sul decreto legge contro il femminicidio


Continuiamo la raccolta degli interventi riguardanti il decreto legge contro il femminicidio. Oggi riportiamo il comunicato stampa di D.I.Re ‘Donne In Rete contro la violenza’ del 25 agosto che potete leggere per intero cliccando QUI. In fondo al post trovate anche un link all’intervista fatta da Radio Città Fujiko a Titti Carrano, presidente di D.I.Re.

Come emerge dalla lettura del comunicato, D.I.Re espreme un giudizio molto critico riguardo al decreto legge sostenedo che nonostante esso “contenga alcune utili disposizioni e modifiche al codice penale e di procedura penale”, è da ritenersi “insoddisfacente”.

In particolare, l’associazione sostiene che “ancora una volta la violenza maschile contro le donne viene considerata un problema preminentemente di ordine pubblico e non culturale e sociale” e che la violenza venga “affrontata in modo frammentario e settoriale”. Inoltre il decreto legge è ritenuto essere un intervento non strutturale e che non prevede un’adeguata copertura finanziaria.

D.I.Re è anche contraria all’irrevocabilità della querela, uno dei punti più controversi del DL. Secondo l’associazione, “ancora una volta la donna vittima di violenza viene considerata un “oggetto” debole e da tutelare […]. L’irrevocabilità della querela, introdotta verosimilmente con l’intento di proteggere la donna da eventuali pressioni, minacce o ritorsioni è una responsabilità che lo Stato non è in grado di assumersi non esistendo attualmente un serio programma di protezione della vittima che ne tuteli l’incolumità, dalla denuncia in poi”. Infatti “si rende irrevocabile la querela, ignorando che tante donne sono state uccise dopo che avevano ripetutamente e inutilmente denunciato”.

Infine “ancora una volta le associazioni che da anni lottano contro il fenomeno della violenza maschile contro le donne e che rappresentano per queste una risorsa indispensabile, non sono state coinvolte nella discussione ed elaborazione del decreto sul femminicidio.”

In conclusione l’associazione chiede il rinnovo del Piano Nazionale Antiviolenza previa consultazione con la stessa D.I.Re, la quale rappresenta i Centri antiviolenza su tutto il territorio italiano.

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Decreto legge sul FEMMINICIDIO: le interviste di Radio Città del Capo alla Casa delle donne


Anche la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna partecipa al fitto dibattito sul decreto legge sul femminicidio che il governo Letta ha varato all’inizio del mese.

Nei giorni scorsi Radio Città del Capo ha intervistato la vicepresidente della Casa delle donne Angela Romanin e una delle avvocate della Casa, Susanna Zaccaria.

Cliccando qui e qui potete risentire interamente le interviste fatte alle socie della Casa delle donne in merito al decreto, oltre ad altri pareri di esperte, come Barbara Spinelli e Loredana Lipperini, chiamate a dire la loro sul tema.

Secondo Angela Romanin, con le norme sulla comunicazione obbligatoria alle donne in merito agli sviluppi dei processi ai loro maltrattanti, con l’arresto obbligatorio in flagranza, con il gratuito patrocinio e con la possibilità di fornire testimonianza in modo protetto, il decreto legge va nella direzione auspicata dai centri antiviolenza. In generale, per Angela Romanin, si può sostenere che, grazie a questo decreto, ci sia un miglioramento della fruibilità dell’accesso alla giustizia per le donne. Purtroppo però, come ha notato Romanin in chiusura, il decreto affronta il problema della violenza contro le donne a partire dal presupposto che si tratti di un’emergenza, quando invece si tratta di un problema strutturale che, come tale, andrebbe affrontato con un’ottica integrata. Il decreto, inoltre, non prevede alcuna norma direttamente a favore dei centri antiviolenza. In particolare non vengono stanziati fondi per le case delle donne; la questione è invece rimandata al prossimo piano nazionale antiviolenza, che i centri sollecitano ormai da anni.

Anche l’avvocata Susanna Zaccaria dà un parere positivo sul decreto legge, anche se precisa da subito che sono presenti luci ed ombre. Secondo Zaccaria le norme vanno certamente a favore delle donne e nel suo intervento ha illustrato, ad esempio, i vantaggi che il gratuito patrocinio porterà rispetto al problema dei costi dell’assistenza legale. Il permesso di soggiorno per motivi umanitari dato a favore delle donne straniere che hanno subito violenza è un altro dei miglioramenti apportati dal decreto legge. A prescindere dall’aumento della pena, è importante secondo Zaccaria che la violenza assistita da parte di un minore sia stata riconosciuta come un’aggravante. In generale l’avvocata crede che il provvedimento vada nella direzione giusta perché dà maggiori possibilità di intervenire concretamente a favore delle donne. Nonostante il fatto che dal punto di vista penale il decreto apporti dei miglioramenti, conclude Zaccaria, non si può dire che il decreto sia attuativo della Convenzione di Istanbul. Ci sono infatti molti punti che non vengono trattati, come per esempio i centri antiviolenza o le iniziative che agiscono sulla formazione culturale, come l’educazione scolastica, che invece sono presenti nella Convenzione.

Per approfondire:

Radio Città del Capo, intervista ad Angela Romanin, vicepresidente della Casa delle donne di Bologna, 9 agosto 2013

Radio Città del Capo, intervista a Susanna Zaccaria, avvocata della Casa delle donne di Bologna, su 13 agosto 2013

Allo stesso link si possono ascoltare anche le interviste a Loredana Lipperini e a Barbara Spinelli che costituiscono due importanti voci all’interno del dibattito sul decreto legge che sostengono invece un’opinione prevalentemente critica.

L’opinione di Loredana Lipperini è stata anche chiaramente espressa in un post sul suo blog, Perchè il dl sul femminicidio non mi piace, 9 agosto 2013. Anche Nadia Somma ha messo in luce i punti deboli del decreto nel suo post su Donne di Fatto intitolato Femminicidio, i punti deboli del decreto, 9 agosto 2013