Le rilevazioni dei centri antiviolenza milanesi sono in linea con i risultati della ricerca sul femicidio della Casa delle Donne di Bologna


Oggi vi segnaliamo un articolo sul progetto “In rete si può” il quale raggruppa nove realtà milanesi che si occupano di violenza contro le donne.

Questo progetto ha avuto come risultato quello di tracciare un identikit delle donne che subiscono violenza nella zona di Milano. Il quadro complessivo che emerge dall’analisi è completamente in linea con i risultati dell’ultima ricerca sui femicidi (uccisioni di donne per motivi di genere) in Italia condotta dalle volontarie della Casa delle donne per non subire violenza di Bologna.

In particolare si riscontra coerenza fra i dati raccolti a Milano e quelli raccolti sulla stampa nazionale dalle volontarie di Bologna sui seguenti punti:

  • le donne vittime di violenza e di femicidi in Italia sono per la maggior parte italiane, così come sono italiani la maggior parte degli autori di tali violenze;
  • nella maggior parte dei casi l’autore della violenza è il marito/convivente/fidanzato o l’ex-marito/convivente/fidanzato;
  • le violenze non sono quasi mai il risultato del c.d. “raptus”. Infatti, la maggior parte delle donne che subisce violenza, così come la maggior parte delle donne vittima di femicidio, ha già subito violenza in passato;
  • per la Casa delle donne di Bologna, il tratto che accomuna gran parte dei femicidi è quello della volontà di potere e controllo dell’uomo sulla donna, la sua incapacità di accettarne le scelte di autonomia: le stesse motivazioni che sono all’origine della violenza di genere. Secondo l’analisi di “In rete si può” similmente, <<forse più della presunta fragilità delle donne è il loro desiderio di libertà e di autonomia a scatenare la violenza>> poiché <<Il 60 per cento delle donne che hanno subito violenza ha un’occupazione e il 64% dispone di risorse proprie>>.

Riteniamo che la coerenza tra i risultati delle due ricerche (completamente indipendenti l’una dall’altra) giochi a favore della correttezza e dell’accuratezza delle rispettive analisi. Le quali si confermano in questo modo uno strumento essenziale per lo studio delle caratteristiche della violenza di genere in Italia in attesa di un’indagine onnicomprensiva ad opera dello Stato ad oggi ancora assente.

copertina ricerca femicidi casa donne

Riferimenti

FEMMINICIDIO. Il femminile impossibile da sopportare.


In occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, la Casa internazionale delle donne di Roma ha deciso di pubblicare la prima parte dell’Ebook gratuito: Femminicidio. Il femminile impossibile da sopportare. Si tratta di una raccolta degli interventi avvenuti durante l’incontro sul femminicidio tenutisi il 17 maggio 2013 alla Casa internazionale delle donne di Roma.

A questa conferenza hanno aderito diverse realtà coinvolte nella lotta alla violenza contro le donne, quali: rappresentanti istituzionali, giuristi, psicoanalisti e operatori del sociale. L’intento di quest’incontro e dell’Ebook che ne è il risultato, è infatti quello di contribuire a creare una rete tra chi opera per contrastare la violenza di genere al fine di agire in maniera congiunta sulle cause sociali e culturali del femminicidio.

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Clicca qui per scaricare l’Ebook Femminicidio – Volume 1

In questa sede vorremmo soffermarci sull’intervento di Maria Grazia Passuello di Solidea, Istituzione di genere femminile e solidarietà della Provincia di Roma. Maria Grazia ha parlato della relazione storica tra i momenti di crisi e i femminicidi:

“la disarticolazione sociale e morale, il diffuso clima di incertezza e di paura favoriscono l’esprimersi esasperato di antiche pulsioni contro il genere femminile. Si sa che in tempi di crisi e di trasformazione sulle donne si addensa un sovraccarico simbolico e pratico di domande e di pretese.” In queste situazioni, ha aggiunto, “le donne vengono ancor più percepite come anello fisicamente e socialmente debole sul quale scaricare frustrazioni e aggressività”.

Maria Grazia ha sostenuto che è di fondamentale importanza creare una rete con tutti gli attori coinvolti nella lotta alla violenza di genere e, in particolare, ha focalizzato l’attenzione dei presenti sul rischio di recidiva e sul rischio di escalation di violenza (nello specifico sul metodo SARA).

Infatti, nel 2012 il 70% delle donne vittime di femminicidio in Italia aveva chiesto aiuto alle forze dell’ordine senza però ricevere risposte adeguate. Secondo Maria Grazia Passuello:

“valutare il rischio avrebbe senz’altro salvato molte di queste vite”, per questo la valutazione del rischio dovrebbe diventare obbligatoria per legge. All’atto pratico si tratterebbe di “applicare con maggiore decisione e continuità le misure cautelari di diverso grado, già previste dalla normativa in vigore, quali l’ordine di allontanamento dalla casa domiciliare, il divieto di dimora o la custodia in carcere”.

La seconda parte dell’Ebook verrà pubblicata sul sito della Casa Internazionale delle donne di Roma il 9 dicembre. Seguirà la terza e ultima parte il 16 dicembre.logo casa internazionale donne roma

Convenzione di Istanbul e Media


“Femminicidio” è già una parola abituale della nostra quotidianità, grazie anche ai mass media. Ma come si parla di violenza sulle donne nei giornali e la televisione? Come si offre questa informazione? C’è una maggiore consapevolezza e motivazione per cambiare questa realtà patriarcale, pero informare sulla violenza contro le donne non basta. Bisogna offrire l’informazione giusta che dia alle donne risposte utili e un’uscita alla violenza. Ma anche un’informazione lontana dei vecchi stereotipi di genere e luoghi comuni che non fanno altro che alimentare una cultura sessista.

I mass media hanno infatti un ruolo fondamentale in questa lunga lotta contro la violenza di genere e hanno anche il potere di diventare veri agenti di cambiamento sociale e culturale. Ieri, al Senato, si sono riuniti istituzioni, società civile e giornalisti per lavorare insieme. Finalmente, sembra che la violenza sulle donne e il trattamento mediatico di essa sia un argomento di agenda politica. Al incontro in Senato su “Convenzione di Istanbul e Media” hanno partecipato Laura Boldrini, presidente della Camera dei Deputati, Pietro Grasso, presidente del Senato,  Anna Maria Tarantola, presidente Rai, Mario Calabresi, direttore de La Stampa, Massimo Giannini, vice direttore de La Repubblica, Barbara Stefanelli, vice direttore del Corriere della Sera, Sarah Varetto, direttore SKY TG24, Luisa Betti, Articolo21 e Giulia.

Ecco qui i 10 punti proposti dal blog La27esima ora per quanto riguarda alla violenza sulle donne e i ruolo dei media:

1. Evitiamo di riferirci alle donne come “soggetti deboli”, vittime predestinate, e agli uomini come “soggetti violenti”.

2. Evitare nei titoli di ricorrere alle solite frasi: raptus di gelosia, omicidio passionale, l’ha uccisa ma l’amava moltissimo.

Anarkika

3. Porre attenzione nell’iconografia. Tendiamo a proporre ai lettori le facce, i corpi, i sorrisis delle donne ferite o uccse. Dove sono gli uomini che commettono quei reati?

4. Ricostruiamo le storie di violenza: non si può imporre a ogni singolo articolo o a ogni singolo titolo un intento educativo, ma lo sforzo di dire come è andata può essere utile a trasmettere nel tempo un messaggio nuovo. L’osservatorio della Casa delle Donne di Bologna ha contato che questo sforzo di raccontare ciò che ha preceduto l’atto finale viene compiuto nel 40 per cento dei casi.

5. Non stiamo parlando di un’emergenza, di un’onda improvvisa che si è alzata e che si abbasserà. La violenza degli uomini sulle donne è strutturale.

6. Proporre modelli positivi (donne che si sono chiuse una porta alle spalle e sono state sostenute in questo cammino da forze dell’ordine, magistratura, comunità di accoglienza) aiuta la diffusione di una consapevolezza che oggi in Italia è ancora debole. E sostiene le donne che stanno vivendo una situazione di violenza a non sentirsi uniche e sbagliate.

7. Il ruolo dei media è anche quello di raccontare belle storie di donne, belle secondo un codice di bellezza liberato da un immaginario soffocante e ormai insopportabile.

8. Gli uomini che “condividono la subcultura della superiorità maschile” siano più inclini a diventare “partner abusanti“. Così come è dimostrato dai fatti che “le donne portate a concepire per sé un ruolo subalterno” nella coppia/famiglia siano più inclini a subirla e non denuncia. (…) Non ci resta – come mass media – che contribuire a un sovvertimento della subcultura generale della diseguaglianza secondo cui la mascolinità si esprime attraverso il dominio e il controllo delle donne. Proviamo a cambiare racconto: raccontiamo che la violenza è fragilità. Che la prova di forza più grande è il rispetto della libertà degli altri, rispetto per il grande cambiamento di ruolo e pensiero di cui le donne sono protagoniste.

9. Gli uomini devono trovare spazio. Questo vale anche nello scambio che si svolge attorno ai giornali o alle tv, nei luoghi più tradizionali o via social media. Non dobbiamo cedere alla contrapposizione maschile-femminile. Non dobbiamo lasciare, come spesso è avvenuto o ancora avviene, che la questione della violenza sulle donne resti nella cornice pur importante e irrinunciabile di una conversazione tra donne.

10.  Chiedersi, come protagonisti della comunicazione, perché il fattore culturale che definisce i rapporti tra uomini e donne si stia rivelando così resistente a un’evoluzione liberatrice di energie tanto per le donne quanto per gli uomini.

Testo completo sul blog 27esimaora

Intervista a Cristina Karadole della Casa delle donne


7per24 pubblica un’intervista a Cristina Karadole, socia della Casa delle donne di Bologna e coordinatrice del gruppo femicidio insieme ad Anna Pramstrahler. La nostra socia ha parlato di questo blog e ha fatto chiarezza sui termini femicidio e femminicidio.

Il femicidio è la forma estrema di violenza contro le donne e le bambine (quindi appartenenti al genere femminile) che culmina nella loro uccisione. E’ un termine di derivazione anglosassone: infatti è negli anni ’70 che nei Paesi anglosassoni il fenomeno è stato ampiamente analizzato grazie a studiose come Diana Russell e Jane Campbell al punto da avere una definizione e un fondamento come categoria sociologica e politica.

Il termine femminicidio deriva invece dallo spagnolo ed indica tutte le forme di violenza che la donna subisce, a livello fisico, psicologico, economico, simbolico ed anche istituzionale, è sinonimo di violenza di genere, ma ha una connotazione più forte di questa perché mette in evidenza come tali tipi di violenza possano portare all’estremo epilogo, la morte appunto della donna.

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Alessandra Sorrentino, “L’amore rende felici, non lascia lividi”. 7per24, 24/09/2013

D.I.Re sul decreto legge contro il femminicidio


Continuiamo la raccolta degli interventi riguardanti il decreto legge contro il femminicidio. Oggi riportiamo il comunicato stampa di D.I.Re ‘Donne In Rete contro la violenza’ del 25 agosto che potete leggere per intero cliccando QUI. In fondo al post trovate anche un link all’intervista fatta da Radio Città Fujiko a Titti Carrano, presidente di D.I.Re.

Come emerge dalla lettura del comunicato, D.I.Re espreme un giudizio molto critico riguardo al decreto legge sostenedo che nonostante esso “contenga alcune utili disposizioni e modifiche al codice penale e di procedura penale”, è da ritenersi “insoddisfacente”.

In particolare, l’associazione sostiene che “ancora una volta la violenza maschile contro le donne viene considerata un problema preminentemente di ordine pubblico e non culturale e sociale” e che la violenza venga “affrontata in modo frammentario e settoriale”. Inoltre il decreto legge è ritenuto essere un intervento non strutturale e che non prevede un’adeguata copertura finanziaria.

D.I.Re è anche contraria all’irrevocabilità della querela, uno dei punti più controversi del DL. Secondo l’associazione, “ancora una volta la donna vittima di violenza viene considerata un “oggetto” debole e da tutelare […]. L’irrevocabilità della querela, introdotta verosimilmente con l’intento di proteggere la donna da eventuali pressioni, minacce o ritorsioni è una responsabilità che lo Stato non è in grado di assumersi non esistendo attualmente un serio programma di protezione della vittima che ne tuteli l’incolumità, dalla denuncia in poi”. Infatti “si rende irrevocabile la querela, ignorando che tante donne sono state uccise dopo che avevano ripetutamente e inutilmente denunciato”.

Infine “ancora una volta le associazioni che da anni lottano contro il fenomeno della violenza maschile contro le donne e che rappresentano per queste una risorsa indispensabile, non sono state coinvolte nella discussione ed elaborazione del decreto sul femminicidio.”

In conclusione l’associazione chiede il rinnovo del Piano Nazionale Antiviolenza previa consultazione con la stessa D.I.Re, la quale rappresenta i Centri antiviolenza su tutto il territorio italiano.

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Decreto legge sul FEMMINICIDIO: le interviste di Radio Città del Capo alla Casa delle donne


Anche la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna partecipa al fitto dibattito sul decreto legge sul femminicidio che il governo Letta ha varato all’inizio del mese.

Nei giorni scorsi Radio Città del Capo ha intervistato la vicepresidente della Casa delle donne Angela Romanin e una delle avvocate della Casa, Susanna Zaccaria.

Cliccando qui e qui potete risentire interamente le interviste fatte alle socie della Casa delle donne in merito al decreto, oltre ad altri pareri di esperte, come Barbara Spinelli e Loredana Lipperini, chiamate a dire la loro sul tema.

Secondo Angela Romanin, con le norme sulla comunicazione obbligatoria alle donne in merito agli sviluppi dei processi ai loro maltrattanti, con l’arresto obbligatorio in flagranza, con il gratuito patrocinio e con la possibilità di fornire testimonianza in modo protetto, il decreto legge va nella direzione auspicata dai centri antiviolenza. In generale, per Angela Romanin, si può sostenere che, grazie a questo decreto, ci sia un miglioramento della fruibilità dell’accesso alla giustizia per le donne. Purtroppo però, come ha notato Romanin in chiusura, il decreto affronta il problema della violenza contro le donne a partire dal presupposto che si tratti di un’emergenza, quando invece si tratta di un problema strutturale che, come tale, andrebbe affrontato con un’ottica integrata. Il decreto, inoltre, non prevede alcuna norma direttamente a favore dei centri antiviolenza. In particolare non vengono stanziati fondi per le case delle donne; la questione è invece rimandata al prossimo piano nazionale antiviolenza, che i centri sollecitano ormai da anni.

Anche l’avvocata Susanna Zaccaria dà un parere positivo sul decreto legge, anche se precisa da subito che sono presenti luci ed ombre. Secondo Zaccaria le norme vanno certamente a favore delle donne e nel suo intervento ha illustrato, ad esempio, i vantaggi che il gratuito patrocinio porterà rispetto al problema dei costi dell’assistenza legale. Il permesso di soggiorno per motivi umanitari dato a favore delle donne straniere che hanno subito violenza è un altro dei miglioramenti apportati dal decreto legge. A prescindere dall’aumento della pena, è importante secondo Zaccaria che la violenza assistita da parte di un minore sia stata riconosciuta come un’aggravante. In generale l’avvocata crede che il provvedimento vada nella direzione giusta perché dà maggiori possibilità di intervenire concretamente a favore delle donne. Nonostante il fatto che dal punto di vista penale il decreto apporti dei miglioramenti, conclude Zaccaria, non si può dire che il decreto sia attuativo della Convenzione di Istanbul. Ci sono infatti molti punti che non vengono trattati, come per esempio i centri antiviolenza o le iniziative che agiscono sulla formazione culturale, come l’educazione scolastica, che invece sono presenti nella Convenzione.

Per approfondire:

Radio Città del Capo, intervista ad Angela Romanin, vicepresidente della Casa delle donne di Bologna, 9 agosto 2013

Radio Città del Capo, intervista a Susanna Zaccaria, avvocata della Casa delle donne di Bologna, su 13 agosto 2013

Allo stesso link si possono ascoltare anche le interviste a Loredana Lipperini e a Barbara Spinelli che costituiscono due importanti voci all’interno del dibattito sul decreto legge che sostengono invece un’opinione prevalentemente critica.

L’opinione di Loredana Lipperini è stata anche chiaramente espressa in un post sul suo blog, Perchè il dl sul femminicidio non mi piace, 9 agosto 2013. Anche Nadia Somma ha messo in luce i punti deboli del decreto nel suo post su Donne di Fatto intitolato Femminicidio, i punti deboli del decreto, 9 agosto 2013

Cristina Karadole della Casa delle donne di Bologna a Uno Mattina


Questa mattina una socia della Casa delle donne di Bologna, Cristina Karadole, è stata brevemente intervistata assieme ad Isabella Rauti su Uno Mattina in merito al femminicidio.

Nonostante il poco spazio accordato a Cristina, la quale fa anche parte del gruppo di ricerca sul femicidio della Casa, la nostra socia ha fatto chiarezza su un punto fondamentale. Per quanto riguarda i perpetratori dei femicidi, non è importante tanto soffermarsi su un “profilo psicologico comune”, quanto ricordare che il femicidio è un fenomeno sociale e culturale che affonda le sue radici nella discriminazione di genere.

Cristina KaradoleCristina Karadole, assieme ad Anna Pramstrahler, è la curatrice delle due pubblicazioni sul femicidio della Casa delle  donne, consultabili gratuitamente on-line cliccando qui.