Seminario “Femminicidio: una lettura femminista” 29 novembre – Bologna


Nell’ambito del Festival de La violenza illustrata il Gruppo Femicidio oragnizza un seminario dal titolo:

Femminicidio: una lettura femminista
Il dibattito internazionale e il riconoscimento come violazione dei diritti umani

Luogo: Casa delle donne per non subire violenza

Via dell’Oro 3 – Bologna

sabato 29 novembre, ore 10:00-16:00

Foto murales Roma

Il femminicidio è una manifestazione della violenza maschile sulle donne diffusa in tutto il mondo. Solo da pochi anni è stato oggetto di un’attenzione specifica da parte della politica, dei media e del mondo accademico. Nel seminario, oltre a ripercorrere le origini del neologismo, verrà illustrato il dibattito internazionale in materia, con particolare attenzione ai percorsi di rivendicazione politica e di riconoscimento giuridico, in particolare nell’ambito delle Nazioni Unite come violazioni dei diritti umani. Verranno riportati studi e ricerche recenti sul temi e approfondimenti sul fenomeno e della sua interpretazione in Italia e nel mondo.

Seminario organizzato dal Gruppo femicidio della Casa delle donne di Bologna in collaborazione con Barbara Spinelli, avvocata, esperta in materia di femminicidio.

Iscrizione entro il 20 novembre e informazioni via mail a: femicidio.casadonne@gmail.com Iscrizione aperta a tutte le interessate dietro un contributo di € 20 che comprende il materiale e pranzo.

Il programma della giornata.

Parchi e giardini per ricordare le donne vittime di femminicidio


Oggi vogliamo condividere con voi l’elenco delle strade, dei parchi, dei giardini che si stanno diffondendo in tutt’Italia per ricordare le donne vittime di femminicidio. Vorremmo che sempre più persone venissero a conoscenza dell’esistenza di questi luoghi poiché vorremmo che diventassero non solo luoghi della memoria, ma anche un punto focale per l’attivismo delle donne contro la violenza maschilista ed un punto di partenza per iniziative pubbliche volte ad accrescere la consapevolezza di tutti sulla violenza contro le donne in Italia e nel mondo.

  • Bari
  • Potenza
  • Roma
  • Torino
  • Corigliano Calabro
  • Genova
  • Vittoria
  • Bologna (Zola Predosa)

BARI, Ceglie del Campo. Giardino vittime del femminicidio, incrocio tra via Di Venere, via San Giuseppe Marello e via Municipio. Il parco ricorda in particolare Chiara Brandonisio uccisa a Ceglie del Campo nel 2010.

Sempre a Bari (Palese-Macchie) verrà intestata una strada a “Santa Scorese, Vittima del femminicidio 1968-1991”.

bari 1 ANSA BARI 2 ANSA

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1 Billion Rising for Justice


Grazie a noi, il 14 febbraio sta diventando un’altra cosa. Non più solo il giorno degli innamorati, ma la giornata che celebra un amore differente, più consapevole, senza segni di violenza.

– Eve Ensler

Una donna su tre è destinata a subire violenza nel corso della sua vita. Ogni anno un miliardo di donne ballano per spezzare questa catena. L’anno scorso un miliardo di donne in 207 paesi del mondo ha ballato contro la violenza maschile. Quest’anno balleremo anche per chiedere giustizia.

Infatti, come ha dichiarato Eve Ensler, l’ideatrice del flash mob: “Quest’anno l’idea forte è andare oltre la sottolineatura della violenza contro le donne, perchè siamo consapevoli che dietro la violenza di genere esiste una rete complessa di complicità, di corruzione e persino di degrado ambientale” e quindi “senza affrontare il tema dell’ingiustizia la battaglia contro la violenza non può essere vinta”.

La giustizia può e deve assumere tante forme che comprendono, ma vanno anche oltre, l’azione penale e la condanna degli autori delle violenze. La giustizia deve assumere la forma di una spinta al cambiamento verso la fine di tutte le forme di violenza, discriminazione e patriarcato.

1 billion logo bologna

A Bologna la Casa delle Donne è in prima linea nell’organizzazione e promozione del flash mob. Anna Pramstrahler ha dichiarato infatti che l’iniziativa è una “possibilità di portare in piazza forme di protesta e di visibilità delle donne contro la violenza“. E’ proprio quello di dare visibilità ad un fenomeno che tipicamente rimane chiuso nella sfera del privato e del domestico uno degli scopi della manifestazione di oggi. Il fatto poi di ballare e reclamare attivamente giustizia si contrappone a tutte quelle immagini di donne-vittime che troppo spesso ci vengono riproposte quando si parla di lotta alla violenza.

Il programma a Bologna:

  • Ore  17.30 Flash Mob in Piazza Nettuno
  • Ore 18.00 Parata: via Rizzoli, via Zamboni, via delle Moline, via Indipendenza fino al Parco della Montagnola
  • Ore 19.30 Flash Mob e festa con musica presso la Tenda del Parco della Montagnola. Ingresso a offerta libera a sostegno della Casa dell Donne di Bologna

liberiamoci ribelliamoci scateniamoci

Informazioni utili

  • Per maggiori informazioni sulla giornata di oggi visitate la pagina Facebook del 1 Billion Rising a Bologna (qui)
  • Se non sapete come prepararvi, ecco un video su come realizzare con poco materiale e in velocità pettorine e fasce per il flash mob (qui)
  • Intervista a Eve Ensler sull’Huffington post (qui)
  • Trovate un sacco di notizie e informazioni utili anche sulla pagina Facebook della Casa delle Donne di Bologna (qui)
  • Pagina ufficiale del 1 Billion Rising (qui)
  • Articolo su 24Emilia.com / partecipazione del Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia Romagna (qui)

Le rilevazioni dei centri antiviolenza milanesi sono in linea con i risultati della ricerca sul femicidio della Casa delle Donne di Bologna


Oggi vi segnaliamo un articolo sul progetto “In rete si può” il quale raggruppa nove realtà milanesi che si occupano di violenza contro le donne.

Questo progetto ha avuto come risultato quello di tracciare un identikit delle donne che subiscono violenza nella zona di Milano. Il quadro complessivo che emerge dall’analisi è completamente in linea con i risultati dell’ultima ricerca sui femicidi (uccisioni di donne per motivi di genere) in Italia condotta dalle volontarie della Casa delle donne per non subire violenza di Bologna.

In particolare si riscontra coerenza fra i dati raccolti a Milano e quelli raccolti sulla stampa nazionale dalle volontarie di Bologna sui seguenti punti:

  • le donne vittime di violenza e di femicidi in Italia sono per la maggior parte italiane, così come sono italiani la maggior parte degli autori di tali violenze;
  • nella maggior parte dei casi l’autore della violenza è il marito/convivente/fidanzato o l’ex-marito/convivente/fidanzato;
  • le violenze non sono quasi mai il risultato del c.d. “raptus”. Infatti, la maggior parte delle donne che subisce violenza, così come la maggior parte delle donne vittima di femicidio, ha già subito violenza in passato;
  • per la Casa delle donne di Bologna, il tratto che accomuna gran parte dei femicidi è quello della volontà di potere e controllo dell’uomo sulla donna, la sua incapacità di accettarne le scelte di autonomia: le stesse motivazioni che sono all’origine della violenza di genere. Secondo l’analisi di “In rete si può” similmente, <<forse più della presunta fragilità delle donne è il loro desiderio di libertà e di autonomia a scatenare la violenza>> poiché <<Il 60 per cento delle donne che hanno subito violenza ha un’occupazione e il 64% dispone di risorse proprie>>.

Riteniamo che la coerenza tra i risultati delle due ricerche (completamente indipendenti l’una dall’altra) giochi a favore della correttezza e dell’accuratezza delle rispettive analisi. Le quali si confermano in questo modo uno strumento essenziale per lo studio delle caratteristiche della violenza di genere in Italia in attesa di un’indagine onnicomprensiva ad opera dello Stato ad oggi ancora assente.

copertina ricerca femicidi casa donne

Riferimenti

FEMMINICIDIO. Il femminile impossibile da sopportare.


In occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, la Casa internazionale delle donne di Roma ha deciso di pubblicare la prima parte dell’Ebook gratuito: Femminicidio. Il femminile impossibile da sopportare. Si tratta di una raccolta degli interventi avvenuti durante l’incontro sul femminicidio tenutisi il 17 maggio 2013 alla Casa internazionale delle donne di Roma.

A questa conferenza hanno aderito diverse realtà coinvolte nella lotta alla violenza contro le donne, quali: rappresentanti istituzionali, giuristi, psicoanalisti e operatori del sociale. L’intento di quest’incontro e dell’Ebook che ne è il risultato, è infatti quello di contribuire a creare una rete tra chi opera per contrastare la violenza di genere al fine di agire in maniera congiunta sulle cause sociali e culturali del femminicidio.

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Clicca qui per scaricare l’Ebook Femminicidio – Volume 1

In questa sede vorremmo soffermarci sull’intervento di Maria Grazia Passuello di Solidea, Istituzione di genere femminile e solidarietà della Provincia di Roma. Maria Grazia ha parlato della relazione storica tra i momenti di crisi e i femminicidi:

“la disarticolazione sociale e morale, il diffuso clima di incertezza e di paura favoriscono l’esprimersi esasperato di antiche pulsioni contro il genere femminile. Si sa che in tempi di crisi e di trasformazione sulle donne si addensa un sovraccarico simbolico e pratico di domande e di pretese.” In queste situazioni, ha aggiunto, “le donne vengono ancor più percepite come anello fisicamente e socialmente debole sul quale scaricare frustrazioni e aggressività”.

Maria Grazia ha sostenuto che è di fondamentale importanza creare una rete con tutti gli attori coinvolti nella lotta alla violenza di genere e, in particolare, ha focalizzato l’attenzione dei presenti sul rischio di recidiva e sul rischio di escalation di violenza (nello specifico sul metodo SARA).

Infatti, nel 2012 il 70% delle donne vittime di femminicidio in Italia aveva chiesto aiuto alle forze dell’ordine senza però ricevere risposte adeguate. Secondo Maria Grazia Passuello:

“valutare il rischio avrebbe senz’altro salvato molte di queste vite”, per questo la valutazione del rischio dovrebbe diventare obbligatoria per legge. All’atto pratico si tratterebbe di “applicare con maggiore decisione e continuità le misure cautelari di diverso grado, già previste dalla normativa in vigore, quali l’ordine di allontanamento dalla casa domiciliare, il divieto di dimora o la custodia in carcere”.

La seconda parte dell’Ebook verrà pubblicata sul sito della Casa Internazionale delle donne di Roma il 9 dicembre. Seguirà la terza e ultima parte il 16 dicembre.logo casa internazionale donne roma

La violenza non è uno spettacolo e quindi non deve essere usata per vendere


Alla luce del crescente risalto dato dai media e dalla politica ai femminicidi e, più in generale, alla violenza contro le donne, è importante valutare la qualità dei messaggi che riceviamo sul tema. Per quanto riguarda i messaggi pubblicitari, essi richiedono un’analisi critica nel corso della quale dobbiamo chiederci se siamo di fronte ad iniziative che servono veramente a migliorare la situazione corrente o se, invece, servono solamente altri fini.

Infatti, visto che questi temi e termini sono diventati di utilizzo corrente, c’è la possibilità di incorrere nel cosiddetto gender washing. In un post sul blog La 27esima ora, Marta Serafini spiega che con gender washing si intende il tentativo da parte di alcune aziende di lavare la propria immagine attraverso campagne di marketing contro il femminicidio. Secondo Marta Serafini,

il messaggio [delle aziende] sarà: “il nostro primo pensiero è per le donne, la loro parità, i loro diritti”. Ci proporranno spot di fronte ai quali ci sentiremo capite e amate. Ma non è assolutamente detto che dietro l’apparenza ci sia sostanza.

In quest’ottica per comprendere se un’azienda intraprende una campagna sulla violenza in modo etico potremmo soppesare da un lato, il guadagno che l’azienda trae dalla campagna, e dall’altro quanto l’azienda restituisce alla società. Una ditta infatti potrebbe usare una campagna del genere per lavare la sua immagine, apparire al pubblico sotto una luce positiva e quindi averne un ritorno economico consistente. Se è innegabile che il ritorno per la società della campagna pubblicitaria è la maggior informazione sull’argomento, è anche vero che, visto il ritorno economico che l’azienda ha avuto, non possiamo accontentarci solo dell’informazione. Chiediamoci poi di che tipo di informazione si tratta. Certo non si tratterà di conoscenze politiche o sociali approfondite, ma più probabilmente di un moto di coscienza in stile social network: dove per un breve periodo tante persone si “mobilitano” attorno a un tema mettendo “mi piace” su una pagina di Facebook. Chiediamoci ad esempio quanta sostanza c’è dietro alla campagna “Ferma il bastardo” di Yamamay. Aprendo la pagina di fb della campagna notiamo due cose: la prima è che i “mi piace” sono numerosi, hanno superato i 91.000, e la seconda è che la foto utilizzata per la campagna rappresenta l’ennesima donna con l’occhio nero, una donna vittima. Sempre guardando la pagina possiamo notare che da nessuna parte si trova indicazione del numero antiviolenza 1522. Si nota invece che le magliette utilizzate per sponsorizzare la campagna mettono bene in luce il brand in questione: se sulla maglietta si legge che Yamamay punta l’obiettivo contro la violenza sulle donne, in che modo si propone concretamente di aiutare le sopravvissute alla violenza? Qual è l’obiettivo di questa campagna?

Ferma-il-bastardo-YAMAMAY      Y-02

Ben vengano le aziende che hanno la volontà di sposare temi importanti come la lotta alla violenza, ma il compito di chi questi temi li ha veramente a cuore è quello di essere esigenti nei confronti di queste aziende e di chiedere un ritorno concreto per la società. In un’intervista fatta qualche tempo fa da Daniela Monti a Gianluigi Cimmino, amministratore delegato di Yamamay, quest’ultimo ha dichiarato che le tragedie delle donne “non gli faranno vendere una mutanda in più”. Non ci esprimiamo sulle mutande, ma sicuramente di magliette come quella che vedete nella foto sopra ne sono state vendute. Infatti Cimmino più di recente ha dichiarato che dalla vendita delle t-shit verrà dato il ricavato a sostegno delle associazioni sul territorio. Ci auguriamo che il beneficio d’immagine (e non solo) ricavato da Yamamay sia pari al sostegno che l’azienda devolverà a favore delle associazioni antiviolenza che da anni, senza scopo di lucro, aiutano le donne a combattere la violenza.

La mostra di vignette “No al Silenzio! Basta violenza sulla donne” di Furio Sandrini, meglio noto come Corvo Rosso, ha un altro taglio. Se da una parte sul sito di Corvo Rosso c’è diverso merchandise in vendita (anche legato al tema della violenza), notiamo che è anche presente una sezione dedicata alla rete dei centri antiviolenza che permette alle donne in difficoltà di localizzare qual è il centro ad esse più vicino. La mostra inoltre fa da cornice ad un vasto programma di eventi sociali e culturali come mostre, spettacoli teatrali e dibattiti legati al tema della violenza che avverranno a Milano dal 14 settembre al 27 ottobre.

corvocorvo centri

In conclusione, è importante valutare la qualità del messaggio che ci viene dato quando si parla di violenza sulle donne, e soppesare il beneficio che l’azienda trae dalla campagna con quanto invece restituirà alla società sottoforma di informazione ma soprattutto di aiuti concreti alle donne sopravvissute alla violenza e ai centri che queste donne le hanno sostenute nei percorsi di uscita dalla violenza anche quando parlare di violenza in Italia non garantiva ritorni d’immagine positivi ma era quasi un tabù.

Chi sicuramente non ha bisogno di lavare la propria immagine con campagne contro la violenza è chi la violenza la combatte da vent’anni. Iniziative quali il Il Festival La Violenza Illustrata, organizzato ogni anno dalla Casa delle donne di Bologna attorno al 25 novembre, mirano a sensibilizzare sull’argomento senza secondi fini né cliché. Sul blog del Festival troverete presto il calendario degli eventi di quest’anno.

blog violenza illustrata

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Riferimenti

Intervista a Joumana Haddad


Serve un nuovo femminismo, che non opponga le donne agli uomini ma che li renda complici.

L’intellettuale libanese Joumana Haddad intervistata da Erica Balduzzi sui temi del femminicidio e del machismo in occasione della presentazione del suo ultimo libro “Superman è arabo. Su Dio, il matrimonio, il machismo e altre invenzioni disastrose”

Articolo di Erica Balduzzi, Femminicidi e machismo: intervista all’intellettuale libanese Joumana Haddad,  Diritto di Critica, 3 giugno 2013