I dati del 2014. Le donne in Italia continuano ad essere uccise


Abbiamo anche quest’anno pubblicato i dati del femicidio in Italia del 2014. Sono in tutto 115 donne uccise che sono sono state raccolte da fonti della stampa italiana e oltre 101 tentati femicidi, sempre provenienti dai mass media. Sappiamo però che sono molte di piu.

I femicidio in Italia 2014

scheda-femicidio_2014

https://femicidiocasadonne.wordpress.com/ricerche-pubblicazioni/

Gruppo femicidio, Casa delle donne, Bologna

Raccolta Tesi su femminicidio/femicidio presso la Casa delle donne di Bologna!


Care studentesse,

La Casa delle donne di Bologna sta raccogliendo Tesi di laurea, di dottorato e altri elaborati, sia italiani che stranieri, che trattano il tema del femminicidio/femicidio.
Vi chiediamo di collaborare al progetto al fine di creare una piattaforma di scambio e approfondimento su un tema ancora poco studiato in Italia.
Inviateci le vostre tesi in formato pdf, e noi provvederemo a stamparle per renderle disponibili alla consultazione nella nostra biblioteca. Chiaramente ci impegnamo a non diffondere i pdf e le tesi non potranno essere fotocopiate ma solo consultate.
Inoltre, vorremmo pubblicare anche un breve abstract di ciascuna tesi sul nostro blog per far conoscere la lista degli elaborati disponibili presso la Casa delle donne.

Dateci una mano!

Contattateci alla mail:   femicidio.casadonne@gmail.com

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Parchi e giardini per ricordare le donne vittime di femminicidio


Oggi vogliamo condividere con voi l’elenco delle strade, dei parchi, dei giardini che si stanno diffondendo in tutt’Italia per ricordare le donne vittime di femminicidio. Vorremmo che sempre più persone venissero a conoscenza dell’esistenza di questi luoghi poiché vorremmo che diventassero non solo luoghi della memoria, ma anche un punto focale per l’attivismo delle donne contro la violenza maschilista ed un punto di partenza per iniziative pubbliche volte ad accrescere la consapevolezza di tutti sulla violenza contro le donne in Italia e nel mondo.

  • Bari
  • Potenza
  • Roma
  • Torino
  • Corigliano Calabro
  • Genova
  • Vittoria
  • Bologna (Zola Predosa)

BARI, Ceglie del Campo. Giardino vittime del femminicidio, incrocio tra via Di Venere, via San Giuseppe Marello e via Municipio. Il parco ricorda in particolare Chiara Brandonisio uccisa a Ceglie del Campo nel 2010.

Sempre a Bari (Palese-Macchie) verrà intestata una strada a “Santa Scorese, Vittima del femminicidio 1968-1991”.

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Indagine sui femidici in Italia. Anno 2013


8ª INDAGINE SUI FEMICIDI IN ITALIA REALIZZATA SUI DATI DELLA STAMPA NAZIONALE E LOCALE. ANNO 2013

In occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale delle donne, la Casa delle donne di Bologna, rende pubblica l’8ª indagine sul femicidio in Italia, condotta per l’anno 2013, da un gruppo di volontarie mediante l’esame della stampa nazionale e locale.

Abbiamo iniziato a condurre queste indagini sin dal 2005, per colmare il vuoto di conoscenza sul fenomeno dei femicidi esistente nel nostro paese, che permane a tutt’oggi, seppure moltissime siano state quest’anno le iniziative intorno al tema femminicidio in Italia.

L’indagine del fenomeno infatti, in mancanza di statistiche e di raccolta dei dati nelle sedi ufficiali, resta per lo più un’iniziativa della società civile, come dimostra l’importante contributo di una Graphic Designer genovese, Sara Porco, che con le Girl Geek Dinners di Milano, che ha creato il sito “Stop al Femminicidio” e l’applicazione “La mappa dei Femicidi“, dove sono accessibili i nostri dati a partire dal 2005.

Anche con l’indagine 2013 intendiamo mettere in rilievo il legame tra femicidio e violenza di genere, di cui il primo rappresenta la forma estrema e sicuramente più visibile, e quanto il contrastare l’uno e l’altra richieda di mettere in campo politiche strutturali ed efficaci sia per la protezione delle singole vittime, che per il cambiamento della cultura patriarcale che li sostiene ed alimenta.

L’anno 2013 segna un incremento del dato rispetto agli anni precedenti, con 134 donne uccise.

La media annuale per i 9 anni in cui abbiamo condotto le indagini, segna 116 casi per anno.

Anche nel 2013 abbiamo rilevato il dato delle donne prostitute o prostituite uccise (13 in numero assoluto), ritenendo che il femicidio come estrema forma di violenza di genere comprenda le uccisioni per mano maschile di donne che esercitano, volontariamente o in maniera coatta, l’attività di prostituzione.

Come nell’indagine 2012 dedichiamo un approfondimento ai tentati femicidi da cui emerge un dato assoluto di 83 casi.

Esso va ritenuto totalmente sottostimato perché la stampa non riporta tutti i casi realmente accaduti e per avere la reale dimensione del fenomeno sarebbe necessario avere a disposizione i dati provenienti dalle Questure. L’elevato numero di casi di violenza gravissima ci porta a considerare quanto la violenza maschile contro le donne sia diffusa, e pericolosa per la vita delle donne, posto che come i Centri antiviolenza hanno da sempre denunciato, affermando nessun atto violento ai danni delle donne possa essere tollerato, la violenza tende ad aumentare di frequenza e di quantità, e può portare alla morte.

Nel 2013 restano confermati i dati dei femicidi risultanti dalle indagini degli anni precedenti: i femicidi riguardano per lo più donne italiane (70%), sono commessi da uomini italiani (70%), interessano tutte le fasce di età pur se si riporta quest’anno una incidenza maggiore nella fascia di età tra i 36 e i 45 anni, mentre l’anno scorso si registrava nella fascia 46-60.Essi trovano origine nella relazione di genere, posto che nel 58% dei casi l’autore è stato il partner attuale o ex della donna.

Testimoni Silenziose

Gli elementi di differenziazione rispetto alle risultanze delle indagini degli anni precedenti riguardano la distribuzione territoriale dei casi di femicidio, dato che dall’indagine 2013 la loro incidenza cala al Nord e aumenta al Sud e al Centro.

In Emilia-Romagna in particolare i casi diminuiscono della metà in valore assoluto (da 15 del 2012 a 8).

E’ un dato importante, che necessita sicuramente di ulteriori approfondimenti, esso innanzitutto dovrebbe messo essere in relazione con l’andamento complessivo della violenza contro le donne nella nostra regione. Esso ci porta ad affermare con forza l’esigenza di analisi costanti e basate su dati ufficiali, del fenomeno del femicidio e della violenza contro le donne, per comprendere in che modo questi fenomeni si modifichino e quanto questo cambiamento si leghi alle trasformazioni in corso nei rapporti sociali e nella crisi. Premesse necessarie per mettere in campo politiche efficaci di prevenzione e contrasto della violenza contro le donne.

Il report Indagine sui femicidi in Italia realizzata sulla stampa nazionale e locale: anno 2013 è disponibile a testo pieno pdf.

Fai clic per accedere a ricerca-femicidi-dati_2013.pdf

 

 

1 Billion Rising for Justice


Grazie a noi, il 14 febbraio sta diventando un’altra cosa. Non più solo il giorno degli innamorati, ma la giornata che celebra un amore differente, più consapevole, senza segni di violenza.

– Eve Ensler

Una donna su tre è destinata a subire violenza nel corso della sua vita. Ogni anno un miliardo di donne ballano per spezzare questa catena. L’anno scorso un miliardo di donne in 207 paesi del mondo ha ballato contro la violenza maschile. Quest’anno balleremo anche per chiedere giustizia.

Infatti, come ha dichiarato Eve Ensler, l’ideatrice del flash mob: “Quest’anno l’idea forte è andare oltre la sottolineatura della violenza contro le donne, perchè siamo consapevoli che dietro la violenza di genere esiste una rete complessa di complicità, di corruzione e persino di degrado ambientale” e quindi “senza affrontare il tema dell’ingiustizia la battaglia contro la violenza non può essere vinta”.

La giustizia può e deve assumere tante forme che comprendono, ma vanno anche oltre, l’azione penale e la condanna degli autori delle violenze. La giustizia deve assumere la forma di una spinta al cambiamento verso la fine di tutte le forme di violenza, discriminazione e patriarcato.

1 billion logo bologna

A Bologna la Casa delle Donne è in prima linea nell’organizzazione e promozione del flash mob. Anna Pramstrahler ha dichiarato infatti che l’iniziativa è una “possibilità di portare in piazza forme di protesta e di visibilità delle donne contro la violenza“. E’ proprio quello di dare visibilità ad un fenomeno che tipicamente rimane chiuso nella sfera del privato e del domestico uno degli scopi della manifestazione di oggi. Il fatto poi di ballare e reclamare attivamente giustizia si contrappone a tutte quelle immagini di donne-vittime che troppo spesso ci vengono riproposte quando si parla di lotta alla violenza.

Il programma a Bologna:

  • Ore  17.30 Flash Mob in Piazza Nettuno
  • Ore 18.00 Parata: via Rizzoli, via Zamboni, via delle Moline, via Indipendenza fino al Parco della Montagnola
  • Ore 19.30 Flash Mob e festa con musica presso la Tenda del Parco della Montagnola. Ingresso a offerta libera a sostegno della Casa dell Donne di Bologna

liberiamoci ribelliamoci scateniamoci

Informazioni utili

  • Per maggiori informazioni sulla giornata di oggi visitate la pagina Facebook del 1 Billion Rising a Bologna (qui)
  • Se non sapete come prepararvi, ecco un video su come realizzare con poco materiale e in velocità pettorine e fasce per il flash mob (qui)
  • Intervista a Eve Ensler sull’Huffington post (qui)
  • Trovate un sacco di notizie e informazioni utili anche sulla pagina Facebook della Casa delle Donne di Bologna (qui)
  • Pagina ufficiale del 1 Billion Rising (qui)
  • Articolo su 24Emilia.com / partecipazione del Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia Romagna (qui)

Storia dei 16 Giorni di Attivismo Contro la Violenza di Genere


Aspettando l’8 marzo con questo post ci guardiamo alle spalle e vi raccontiamo la storia dei 16 Giorni di Attivismo Contro la Violenza di Genere.

Nel 1991 il Centro per la leadership globale delle donne (Center for Women’s Global Leadership) diede vita al primo Women’s Global Leadership Institute (WGLI) al quale parteciparono 23 donne provenienti da diversi Paesi e realtà rilevanti accomunate dalla volontà di contribuire a costruire un movimento globale per i diritti umani delle donne.

Nel corso del WGLI le partecipanti presero in considerazione diversi aspetti della violenza di genere e dei diritti umani ed ebbero modo di confrontare le rispettive esperienze sviluppando strategie per:

  • accrescere a livello internazionale il riconoscimento della natura sistemica della violenza contro le donne,
  • mostrare la violenza di genere come violazione dei diritti umani delle donne.

Per raggiungere questi obiettivi le partecipanti al WGLI decisero di mettere in campo la campagna “16 Giorni di Attivismo Contro la Violenza di Genere”. Come periodo per lo svolgimento della campagna, si decise di collegare la data del 25 novembre (Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne) a quella del 10 dicembre (Giornata mondiale per i diritti umani) al fine di ribadire che i diritti delle donne sono diritti umani e che la violenza di genere costituisce una violazione di tali diritti.

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Un elemento fondamentale della prima campagna dei 16 Giorni di Attivismo fu il lancio a livello mondiale di una petizione indirizzata alla Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sui Diritti Umani del 1993. La petizione esortava il Comitato di preparazione della conferenza a occuparsi in maniera esaustiva dei diritti umani delle donne e a riconoscere che la violenza di genere è una questione che rientra nel campo dei diritti umani.

In un momento in un cui l’uso di e-mail e internet non era ancora diffuso, la petizione raggiunse 124 paesi e fu tradotta in 23 lingue.

Da allora la campagna dei 16 Giorni di Attivismo è stata utilizzata da moltissime associazioni in tutto il mondo come strategia organizzativa per rivendicare l’eliminazione di tutte le forme di violenza contro le donne. Dal 1991 ben 5167 organizzazioni in 187 Paesi hanno partecipato alla campagna e nel 2013 anche la Casa delle donne di Bologna ha segnalato il Festival La violenza illustrata – Giustizia Violata sul calendario mondiale della campagna dei 16 Giorni di Attivismo.

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Tradotto e riadattato da:

Sito ufficiale della campagna 16 Giorni di Attivismo Contro la Violenza di Genere http://16dayscwgl.rutgers.edu/about/activist-origins-of-the-campaign http://16dayscwgl.rutgers.edu/about/campaign-profile

La violenza non è uno spettacolo e quindi non deve essere usata per vendere


Alla luce del crescente risalto dato dai media e dalla politica ai femminicidi e, più in generale, alla violenza contro le donne, è importante valutare la qualità dei messaggi che riceviamo sul tema. Per quanto riguarda i messaggi pubblicitari, essi richiedono un’analisi critica nel corso della quale dobbiamo chiederci se siamo di fronte ad iniziative che servono veramente a migliorare la situazione corrente o se, invece, servono solamente altri fini.

Infatti, visto che questi temi e termini sono diventati di utilizzo corrente, c’è la possibilità di incorrere nel cosiddetto gender washing. In un post sul blog La 27esima ora, Marta Serafini spiega che con gender washing si intende il tentativo da parte di alcune aziende di lavare la propria immagine attraverso campagne di marketing contro il femminicidio. Secondo Marta Serafini,

il messaggio [delle aziende] sarà: “il nostro primo pensiero è per le donne, la loro parità, i loro diritti”. Ci proporranno spot di fronte ai quali ci sentiremo capite e amate. Ma non è assolutamente detto che dietro l’apparenza ci sia sostanza.

In quest’ottica per comprendere se un’azienda intraprende una campagna sulla violenza in modo etico potremmo soppesare da un lato, il guadagno che l’azienda trae dalla campagna, e dall’altro quanto l’azienda restituisce alla società. Una ditta infatti potrebbe usare una campagna del genere per lavare la sua immagine, apparire al pubblico sotto una luce positiva e quindi averne un ritorno economico consistente. Se è innegabile che il ritorno per la società della campagna pubblicitaria è la maggior informazione sull’argomento, è anche vero che, visto il ritorno economico che l’azienda ha avuto, non possiamo accontentarci solo dell’informazione. Chiediamoci poi di che tipo di informazione si tratta. Certo non si tratterà di conoscenze politiche o sociali approfondite, ma più probabilmente di un moto di coscienza in stile social network: dove per un breve periodo tante persone si “mobilitano” attorno a un tema mettendo “mi piace” su una pagina di Facebook. Chiediamoci ad esempio quanta sostanza c’è dietro alla campagna “Ferma il bastardo” di Yamamay. Aprendo la pagina di fb della campagna notiamo due cose: la prima è che i “mi piace” sono numerosi, hanno superato i 91.000, e la seconda è che la foto utilizzata per la campagna rappresenta l’ennesima donna con l’occhio nero, una donna vittima. Sempre guardando la pagina possiamo notare che da nessuna parte si trova indicazione del numero antiviolenza 1522. Si nota invece che le magliette utilizzate per sponsorizzare la campagna mettono bene in luce il brand in questione: se sulla maglietta si legge che Yamamay punta l’obiettivo contro la violenza sulle donne, in che modo si propone concretamente di aiutare le sopravvissute alla violenza? Qual è l’obiettivo di questa campagna?

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Ben vengano le aziende che hanno la volontà di sposare temi importanti come la lotta alla violenza, ma il compito di chi questi temi li ha veramente a cuore è quello di essere esigenti nei confronti di queste aziende e di chiedere un ritorno concreto per la società. In un’intervista fatta qualche tempo fa da Daniela Monti a Gianluigi Cimmino, amministratore delegato di Yamamay, quest’ultimo ha dichiarato che le tragedie delle donne “non gli faranno vendere una mutanda in più”. Non ci esprimiamo sulle mutande, ma sicuramente di magliette come quella che vedete nella foto sopra ne sono state vendute. Infatti Cimmino più di recente ha dichiarato che dalla vendita delle t-shit verrà dato il ricavato a sostegno delle associazioni sul territorio. Ci auguriamo che il beneficio d’immagine (e non solo) ricavato da Yamamay sia pari al sostegno che l’azienda devolverà a favore delle associazioni antiviolenza che da anni, senza scopo di lucro, aiutano le donne a combattere la violenza.

La mostra di vignette “No al Silenzio! Basta violenza sulla donne” di Furio Sandrini, meglio noto come Corvo Rosso, ha un altro taglio. Se da una parte sul sito di Corvo Rosso c’è diverso merchandise in vendita (anche legato al tema della violenza), notiamo che è anche presente una sezione dedicata alla rete dei centri antiviolenza che permette alle donne in difficoltà di localizzare qual è il centro ad esse più vicino. La mostra inoltre fa da cornice ad un vasto programma di eventi sociali e culturali come mostre, spettacoli teatrali e dibattiti legati al tema della violenza che avverranno a Milano dal 14 settembre al 27 ottobre.

corvocorvo centri

In conclusione, è importante valutare la qualità del messaggio che ci viene dato quando si parla di violenza sulle donne, e soppesare il beneficio che l’azienda trae dalla campagna con quanto invece restituirà alla società sottoforma di informazione ma soprattutto di aiuti concreti alle donne sopravvissute alla violenza e ai centri che queste donne le hanno sostenute nei percorsi di uscita dalla violenza anche quando parlare di violenza in Italia non garantiva ritorni d’immagine positivi ma era quasi un tabù.

Chi sicuramente non ha bisogno di lavare la propria immagine con campagne contro la violenza è chi la violenza la combatte da vent’anni. Iniziative quali il Il Festival La Violenza Illustrata, organizzato ogni anno dalla Casa delle donne di Bologna attorno al 25 novembre, mirano a sensibilizzare sull’argomento senza secondi fini né cliché. Sul blog del Festival troverete presto il calendario degli eventi di quest’anno.

blog violenza illustrata

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Riferimenti